GROSSETO. Il 15 febbraio Martina ha incontrato per la prima volta gli occhi di suo figlio, il piccolo Enea. Un istante che ogni madre sogna per mesi, immagina, costruisce dentro di sé giorno dopo giorno. Ma prima di stringere il suo bambino, Martina ha dovuto attraversare uno dei periodi più difficili della sua vita.
Un ricovero lungo due settimane. Una gravidanza ad altissimo rischio. Un cesareo d’urgenza. E poi altre due settimane con il suo bambino dentro un’incubatrice nel reparto di Neonatologia dell’ospedale Misericordia di Grosseto.
Un percorso delicato, faticoso, emotivamente travolgente. Eppure, in mezzo alla paura, Martina oggi sente soprattutto il bisogno di raccontare la gratitudine.
«Ho incontrato persone straordinarie»
Per un mese Martina ed Enea hanno vissuto tra i reparti di Ostetricia e ginecologia e quello di Neonatologia del Misericordia.
Accanto a lei, sempre presente, il compagno Matteo. Ma la giovane mamma sente il bisogno di ringraziare soprattutto tutto il personale sanitario che l’ha accompagnata. «Senza il supporto del personale di questi due reparti e senza la loro umanità – spiega – sarebbe stato tutto molto più difficile».
Martina aveva scoperto presto che la sua sarebbe stata una gravidanza complessa. Una situazione che ha richiesto controlli continui e grande attenzione.
Il ruolo fondamentale della dottoressa Gilda Filardi
In questa storia difficile, i personaggi emergono uno dopo l’altro con il loro carico non soltanto di professionalità, ma anche di grandissima umanità. Il primo nome che Martina pronuncia è quello della sua ginecologa, la dottoressa Gilda Filardi, che la giovane mamma definisce «fondamentale» durante tutto il percorso.
«Mi ha accompagnata passo dopo passo in ogni fase della gravidanza – racconta – e per noi è stata un punto di riferimento costante, sia dal punto di vista professionale che umano».
Lo stesso è successo con tutti i professionisti incontrati nella Sala Margherita, l’ala dell’ospedale dove vengono seguite le donne prima del parto.
«Quando poi alla 32esima settimana sono stata ricoverata in patologia ostetrica – aggiunge – mi sono resa conto di quanto spesso si parli male della sanità. Invece noi, qui a Grosseto, siamo fortunate».
Due settimane a letto aspettando il parto
Per quattordici giorni Martina è rimasta ricoverata, a letto, nella speranza di riuscire a portare avanti la gravidanza il più possibile.
L’obiettivo era arrivare più avanti con le settimane, permettere a Enea di crescere ancora nel grembo della mamma. Ma alla 34esima settimana non è stato più possibile aspettare.
«Sono stata sottoposta a un cesareo d’urgenza perfettamente eseguito dalle ginecologhe Giulia Nencini e Rita Pozzuoli – racconta – ma sono arrivata a quel momento preparata e sostenuta in ogni fase».
Quando Martina è entrata nel reparto, è stata accolta dalla dottoressa Giulia Nencini, conosciuta la sera del ricovero. «È stata una scoperta eccezionale – dice Martina – una presenza rassicurante e importante durante tutto il ricovero. Mi ha fatta sentire al sicuro in un momento in cui avevo tantissima paura».
Parole che raccontano quanto, in situazioni così delicate, non siano importanti soltanto le competenze mediche, ma anche la capacità di accogliere, ascoltare e rassicurare.
L’umanità di ostetrici e infermieri
A fare la differenza, spiega Martina, è stata soprattutto l’umanità ricevuta ogni giorno.
«Ho avuto accanto ostetrici eccezionali. Benedetta, Chiara e Diego mi hanno sostenuta durante tutto il ricovero, attivando anche il servizio psicologico di supporto. Ho ricevuto attenzione, ascolto, amore», racconta.
Diventare mamma, racconta Martina, è sempre un passaggio delicato. E quando la gravidanza si trasforma in un percorso ad alto rischio, il bisogno di sentirsi accompagnati diventa ancora più importante.
La paura davanti all’incubatrice di Enea
Quando Enea è nato, il 15 febbraio, stava bene. Ma essendo prematuro aveva bisogno di restare in incubatrice per continuare a crescere.
È stato allora che Martina si è trovata ad affrontare un’altra paura. «Avevo perfino paura di toccare mio figlio quando era nell’incubatrice», racconta.
Nel reparto di Patologia neonatale, diretto dal dottor Marcello De Filippo, Martina e Matteo hanno trovato un nuovo sostegno.
«Anche lì siamo stati accompagnati con attenzione e umanità – dice – Ci hanno insegnato tutto senza mai dare niente per scontato: le prime cure, l’allattamento, il modo di vivere quei momenti così delicati. Ci hanno aiutato a diventare genitori».
«Quello che fanno è un dono d’amore»
Per due settimane Martina e Matteo hanno vissuto entrando e uscendo dalla neonatologia, aspettando il momento in cui finalmente avrebbero potuto portare Enea a casa.
E oggi, ripensando a quei giorni, Martina si emoziona ancora. «Quello che svolgono non è soltanto un lavoro – dice – è un dono fatto di amore, comprensione e vicinanza».
Per questo ha deciso di continuare a fare qualcosa anche dopo le dimissioni. «Sto ancora donando il latte in eccesso per la neonatologia – dice – Hanno fatto tanto per noi, mi sembra giusto restituire almeno una piccola parte di quello che abbiamo ricevuto».
«Bisogna raccontare anche quando la sanità funziona»
Martina oggi guarda Enea e sorride. Le settimane più difficili sono alle spalle, anche se le emozioni vissute resteranno per sempre dentro di lei.
E proprio per questo sente importante condividere la sua esperienza.
«Si parla spesso di malasanità – conclude – ma bisogna raccontare anche quando le cose funzionano. Noi neomamme siamo fortunate a vivere in Toscana. Anche il percorso gravidanza della Regione offre un sostegno enorme. Io ho incontrato professionisti straordinari e persone che ci hanno fatto sentire accolti ogni giorno».





