GROSSETO. «Non abbiamo niente contro il lupo. Chiediamo solo che vengano tutelati anche i pastori». È un appello che arriva dalla Grancia, a pochi minuti da Grosseto, dove dal 2021 gli attacchi ai danni del gregge dell’azienda agricola Pisano Masili sono diventati una costante. Una costante che, spiegano dall’azienda, colpisce molti allevatori del territorio.
Da gennaio a oggi gli episodi si sono già ripetuti più volte. L’ultimo è avvenuto all’inizio di luglio. In alcuni casi i lupi hanno ucciso un solo animale, ma in altri ne hanno uccisi anche 6. E, spiegano dall’azienda, le predazioni non avvengono solo di notte: spesso succedono anche al mattino, nonostante le precauzioni adottate e la presenza dei cani da guardiania.
«Non chiediamo di scegliere tra il lupo e le pecore»
Il lupo è un animale e quindi segue il proprio istinto, che lo porta a cacciare per mangiare. Ma dall’altro lato è anche vero che dietro un allevamento ci sono famiglie, sacrifici e un’attività che fa parte del tessuto economico del territorio. Per questo gli allevatori chiedono più tutele per il loro lavoro, a partire da risarcimenti più rapidi.
«Non vogliamo che il lupo venga abbattuto o smetta di essere protetto – raccontano dall’azienda Pisano Masili – Vorremmo che venisse tutelato anche chi subisce il danno. Oggi abbiamo la sensazione che esistano animali di serie A e animali di serie B».
Oltre alla perdita degli animali, ogni attacco lascia dietro di sé conseguenze economiche pesanti. Dopo aver avvisato l’Asl, i veterinari effettuano i rilievi per accertare che la morte sia stata causata da un predatore. Poi arriva lo smaltimento delle carcasse, una spesa che resta a carico dell’allevatore. Solo per l’ultima predazione l’azienda ha sostenuto circa 300 euro di costi.
A questi si aggiungono gli effetti indiretti: pecore che abortiscono o producono meno latte a causa dello stress provocato dagli attacchi.
«Dietro ogni animale ci sono anni di sacrifici»
Per gli imprenditori l’allevamento non è soltanto un lavoro. Le giornate iniziano alle 3 del mattino e proseguono tra mungitura, pascoli e cura degli animali. Dietro c’è una vita fatta di sacrifici, ma anche di un profondo legame con gli animali che allevano.
«Vedere una pecora che hai cresciuto uccisa in quel modo è devastante per qualsiasi allevatore. Non solo perché ci si affeziona, ma perché vedi andare in fumo anni di sacrifici – dicono dall’azienda – Crediamo che ci debba essere una tutela sia per il lupo sia per le imprese e le pecore, in modo da trovare un equilibrio».
«A tutto questo si aggiungono le accuse rivolte ai pastori, perché qualcuno sostiene che siamo noi a uccidere il nostro bestiame per ottenere il risarcimento – concludono – È un’accusa molto pesante per chi cura e cresce i propri animali».
Le pratiche per il risarcimento
Le pratiche per il risarcimento si stanno lentamente modificando e la speranza è che possano alleggerire almeno in parte e più velocemente il peso economico legato alle predazioni. Secondo gli allevatori, però, resta necessaria una maggiore attenzione da parte delle istituzioni.
«Se chiudono le piccole aziende agricole – concludono – non perdiamo solo un’attività di famiglia. Perdiamo chi mantiene vivi i pascoli, cura il territorio e rende possibili sentieri, trekking e campagne aperte. Proteggere i pastori significa proteggere anche la Maremma».
I risarcimenti esistono e c’è una procedura per accedervi, ma le predazioni si inseriscono in un momento già complesso per il settore. Negli ultimi anni, infatti, i costi di produzione sono aumentati – tra energia, mangimi e spese veterinarie – mentre il prezzo del latte ha registrato una flessione, riducendo i margini economici delle aziende.




