GROSSETO. All’intervallo la partita è stabilizzata sullo 0-0. Si gioca Virtus Maremma – Pro Soccer Lab, categoria Giovanissimi A (2011), a Roccastrada. L’undici della Pro Soccer preferisce restare in campo e si raduna compatta intorno alla propria panchina. Per essere più precisi, accanto al suo allenatore.
Un mister senza paure
Il mister si chiama Leonardo Speroni, per la prima volta indossa i gradi di tecnico responsabile, per la prima volta è al vertice dei suoi ragazzi, per la prima volta è un uomo solo al comando.
Guardando intorno non si vede la sedia a rotelle, in passato partner necessaria per sopperire ad una genetica nemica, accanto a lui la sua famiglia, l’ospedale Meyer di Firenze, i medici che lo hanno seguito durante un cammino straordinario dove abbondano ancora incredulità e scarsa razionalità scientifica.
I progressi di Leonardo sono stati talmente straordinari da essere proiettati nel mondo seminando speranze e sorrisi a chi soffre della stessa patologia. Un faro, dunque, che si accende la sera in cui Leonardo, parcheggiata la sedia a rotelle, indossa gli scarpini, la maglietta dell’Invictasauro, ed entra in campo seguito dagli occhi di mister Papini, l’intera sia famiglia e i tanti spettatori di quella notturna della coppa Minipassalacqua. In campo Leonardo ha giocato a calcio strappando di colpo pagine di medicina, rovesciando di colpo i concetti e le aspettative della sua malattia.
Leonardo è un ciclone
Da quell’istante Leonardo è diventato uragano: patente, corso di allenatore Uefa C, secondo allenatore dei Giovanissimi della Pro Soccer. Il destino ha voluto che mister Felici sia indisponibile per la trasferta di Roccastrada, adesso ci deve pensare Leonardo. E lui risponde presente.
L’intervallo non è ancora terminato, intorno alla panchina si discute, si scelgono tattiche, si spostano giocatori, si ragiona. Leonardo è sicuro dei suoi ragazzi, crede in se stesso. Si riparte. Finisce 0-6 per la Pro Soccer.
«Non ho fatto niente di speciale – commenta Leonardo – i meriti sono della squadra. Il primo tempo è stato tosto, i ragazzi ci tenevano molto ma non riuscivano a trovare la rete. Poi l’abbiamo sbloccata battendo un avversario difficile».
Scavare in profondità non è facile, Leonardo vuole essere analizzato senza ricami di altra sostanza, che lo inquadrino in aloni diversi dal calcio. Concede solo questo: «Dentro ero agitato ma ho cercato di non mostrarlo. Credo che il gruppo abbia dato qualcosa in più pensando a me. Questo significa tutto, è un regalo senza confini».
Quindi i ringraziamenti: «Prima di tutto alla società per la fiducia che mi concede, a tutti i dirigenti, a mister Felici per i suoi insegnamenti, ai miei, meravigliosi, ragazzi».



