La politica, l'antifascismo, la libertà: l'intervista al partigiano centenario Skip to content

La politica, l’antifascismo, la libertà: l’intervista al partigiano centenario

Gennaro Barboni ha festeggiato 100 anni con una grande festa alla Leopolda. Il ricordo della lotta partigiana e l’impegno in politica: «Follonica ha tre grandi problemi da risolvere. Io qualche soluzione l’ho suggerita ma pare che non ci sentano»
Gennaro Barboni alla festa dei suoi 100 anni

FOLLONICA.  La sala della Fonderia Leopoldo gremita di gente per i 100 anni di Gennaro Barboni. Il partigiano si è presentato con il fazzoletto tricolore al collo, per ricevere gli auguri della città dove si è trasferito più di quarant’anni fa. E per ricevere anche il regalo che gli ha inviato il Comune di Matelica, del quale il partigiano è originario e del quale è stato sindaco. 

Con Barboni, alla Leopolda, c’erano Claudio Bellucci, presidente della sezione Anpi di Follonica, l’assessora alla Memoria della Regione Toscana Alessandra NardiniLuciano Gianluca Calì, presidente provinciale Anpi, l’assessora Barbara Catalani e Michele Petraroia, dirigente Anpi Nazionale. 

 

 
 
 
 
 
Visualizza questo post su Instagram
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

Un post condiviso da MaremmaOggi (@maremmaoggi)

 

«Vi ringrazio per la partecipazione alla celebrazione del mio centenario – dice Barboni – Sono nato nel 1924 e già da quando avevo 10 anni sono impegnato in politica, democratica, pacifica contro il regime fascista. Azione che prosegue tutt’ora, perché ci sono ancora manifestazioni di pensieri anticostituzionali che dobbiamo sconfiggere». 

Gennaro Barboni, partigiano e antifascista sempre

Parlando con Gennaro Barboni emergono due cose fondamentali della sua persona: l’immensa cultura e la memoria intatta. Con queste, aggiungendo la vitalità incrollabile e la fermezza delle idee, si ottiene un miracolo di 100 anni.

Primo di nove figli, dimostrò fin da piccolo una vivacità intellettuale non comune; a cinque anni leggeva e scriveva, a sei era in terza elementare. Finita la scuola media industriale entrò subito al lavoro come tornitore nell’industria meccanica Merloni ; a 17 anni, nel 1941, prese il posto di un insegnante nella scuola all’avviamento professionale.

Quando ha cominciato ha farsi un’idea di quella che sarebbe stata la sua posizione politica?

«Sicuramente il lavoro nella fabbrica Merloni mi fece entrare in contatto con persone di diverse estrazioni politiche, direi che è stato il momento in cui ho, per così dire “formalizzato” la mia idea. Fu lì che cominciarono infatti a prendere vita le prime riunioni, i primi programmi e le prime iniziative politiche sfociate poi nella militanza vera e propria come antifascista. Dopo l’8 settembre del ’42 non c’era molto da scegliere e di lì a poco mi unii ai partigiani fino alla fine della guerra. Dopo sono andato a lavoro a Milano e posso dire che lì si è completato un percorso politico che non ho più lasciato».

Una posizione politica quindi che l’ha poi accompagnata per tutta la vita, fino ad oggi che saranno festeggiati i suoi 100 anni ma anche la liberazione di Follonica dal regime fascista

«Ritengo la mia vita positiva perché da allora ho lavorato nel mio piccolo per far valere i principi della pace permanente fra i popoli, per la democrazia, la libertà, il lavoro, la ricerca scientifica, la cultura, il sociale, e il sindacalismo. Argomenti fondamentali per i diritti della persona e le libertà individuali».

Gennaro Barboni al centro, il figlio Massimo a sinistra ed il nipote Fabrizio a destra.

A proposito di libertà individuali, Lei ha seguito anche quelle relative ai problemi che hanno purtroppo accompagnato le donne in una gran parte della storia; Le sembra che si siano davvero conquistati tutti quei diritti?

«Sono stati fatti dei grandi passi avanti dopo il regime fascista, ma dopo la corsa intrapresa da Togliatti con il voto alle donne, abbiamo avuto alti e bassi, frenate ed accelerazioni a seconda dei governi che si sono succeduti. Per esempio Azione Cattolica e Democrazia Cristiana hanno frenato molto sul naturale percorso evolutivo. C’è ancora della strada da fare, soprattutto perché il problema è poi connesso a quello del lavoro e del calo demografico sempre più evidente. L’Istat ha calcolato che nel 2060 la popolazione italiana sarà dimezzata; la politica dovrebbe farsi carico di questo problema».

La festa per i 100 anni di Gennaro Barboni

A Follonica, ormai la sua casa da quasi 40 anni, di cosa la politica dovrebbe farsi carico?

«Follonica ha molte potenzialità ma non viene governata come si meriterebbe. Ha tre grandi problemi da risolvere: la colonia Pierazzi, la foce della Gora e la grossa zona industriale alle sue spalle. Su tutti i tre gli argomenti, oltre a seguirli da vicino, ho espresso più volte il mio parere dando anche delle possibili soluzioni alle varie amministrazioni che si sono succedute da quando sono cittadino follonichese; ma pare che non ci sentano».

A proposito, cos’è che l’ha portata in riva al Golfo da Milano?

«Lei non ci crederà, ma nel comitato politico che presiedevo a Milano c’era un certo Pratini che era originario di Prata. Quando seppe che cercavo una località per passare le vacanze estive mi parlò di Follonica, decantandomi il mare e la natura; ci trascorsi due settimane nel 1983. Nel 1984 ci presi la residenza con mia moglie, proprio qui dove vivo ancora». 

Riproduzione riservata ©

Condividi su

Articoli correlati