Il partigiano Barboni compie 100 anni | MaremmaOggi Skip to content

Il partigiano Barboni compie 100 anni

Festa grande alla Fonderia Leopolda per il compleanno del partigiano e per l’ottantesimo anniversario della Liberazione di Follonica. Le sue parole: «Impegnato per la pace e per lo sviluppo della Maremma che paga per le non politiche attive»
Il partigiano Gennaro Barboni

FOLLONICA. Tutto pronto per le cento candeline di Gennaro Barboni e per l’ottantesimo anniversario della riconquistata libertà di Follonica dal regime fascista.

Per celebrare al meglio queste due importanti ricorrenze il Comune di Follonica, insieme alle sezioni dell’ Anpi locale e provinciale, ha organizzato una grande festa con il patrocinio della Provincia di Grosseto.

L’appuntamento è per le 16.30 di sabato 20 gennaio alla Fonderia Leopolda e la partecipazione è aperta a tutti i cittadini. Nel pomeriggio sono previsti gli interventi di Claudio Bellucci, presidente della sezione Anpi di Follonica, del sindaco Andrea Benini, dell’assessora alla Memoria della Regione Toscana Alessandra Nardini, di Luciano Gianluca Calì, presidente provinciale Anpi e di Michele Petraroia, dirigente Anpi Nazionale. Ovviamente non mancherà l’intervento di Gennaro Barboni.

La festa si concluderà con la musica dei Sonatori della Boscaglia e con un buffet offerto dagli organizzatori.

Barboni, una vita dedicata all’antifascismo

Ma chi è Gennaro Barboni? Non è un follonichese, visto che è nato a Matelica in provincia di Macerata il 16 gennaio 1924. Lì ha vissuto fino al 1953, per poi trasferirsi a Milano fino al 1979, poi ancora a Matelica dov’è stato sindaco per una legislatura prima di arrivare e stabilirsi a Follonica nel 1984.

Cent’anni di Gennaro Barboni

Partigiano combattente del “Battaglione Mario”, San Severino Marche.

Dal 12 settembre 1943 al 15 luglio 1944, Barboni ha fatto parte del gruppo di 11 giovani partigiani comunisti di Matelica, dislocato nella Laga Alta alla base del monte San Vicino – Canfaito. Il 1° luglio 1944 quei partigiani insieme al Battaglione Mario comandato da Mario Depangher liberò la città di San Severino Marche esattamente tre giorni prima dell’arrivo dei soldati neozelandesi dell’esercito degli Alleati, in risalita dal sud Italia.

«Mi definisco un compagno impegnato per la pace fra i popoli, per la democrazia (affievolita per fatti maggiori ben conosciuti e registrati in 37 Paesi dittatoriali ed autoritari), la libertà e, soprattutto, per il lavoro ai giovani ed alle donne (anche migranti) – ha scritto nella sua biografia – per lo sviluppo economico più che necessario per la nostra Maremma, che soffre la disoccupazione e sta pagando pesantemente per la non politica attiva e per le “chiacchiere”». 

 

 

 

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