La Maremma dove gli stranieri tengono aperte le scuole: in alcuni paesi sono più della metà | MaremmaOggi Skip to content

La Maremma dove gli stranieri tengono aperte le scuole: in alcuni paesi sono più della metà

Da Prata a Boccheggiano, Monterotondo e Castel del Piano, nei piccoli centri dell’entroterra gli alunni con cittadinanza straniera raggiungono percentuali altissime. Verruzzi: «Il mondo è cambiato, l’integrazione parte dalla scuola». Ma il nuovo decreto introduce il limite del 30% per chi non conosce adeguatamente l’italiano
Alunni in classe

GROSSETO. C’è una Maremma che per le statistiche avrebbe potuto essere condannata al declino: quella dei piccoli paesi dell’entroterra, dove il crollo del numero degli abitanti e l’emigrazione hanno portato ad un importante spopolamento. Ma è proprio in quei luoghi che da anni la presenza degli stranieri è l’antidoto al deserto demografico.

Paesi e piccoli borghi che dall’Amiata alle Colline Metallifere sopravvivono grazie ai nuovi cittadini che arrivano per lo più, secondo i dati Istat, dalla Romania, dall’Albania e dalla Macedonia, ma anche dall’Ucraina e dal Marocco. Ma a Castel del Piano e Arcidosso ci sono anche turchi, curdi e bengalesi. Uomini e donne che hanno trovato una casa e un lavoro e che in quei luoghi hanno costruito una famiglia.

Luoghi che adesso saranno colpiti dalle misure annunciate dalla premier Giorgia Meloni che riguardano la scuola e in particolare il tetto al numero di studenti stranieri per classe.

Il ministro Giuseppe Valditara, in occasione della conferenza stampa di presentazione del pacchetto di norme della Lega contro l’intrgralismo islamico, ha spiegato che «la norma introdurrà un tetto del 30% agli studenti che non conoscono adeguatamente l’italiano: non conterà quindi semplicemente la cittadinanza, ma la conoscenza della lingua».

Nei piccoli paesi la scuola tiene insieme la comunità

Eppure nei piccoli borghi montanti sono proprio i tanti stranieri a mantenere in vita i servizi essenziali come la scuola, le farmacie e gli ambulatori medici.

Nicola Verruzzi

Ne sono consapevoli gli amministratori locali: «Il mio è uno dei Comuni con le percentuali più alte di stranieri a scuola e me ne vanto – afferma il sindaco di Montieri Nicola Verruzzi – Questo stesso governo lo scorso anno aveva fatto una legge sulla montagna riducendo, giustamente, il numero di alunni per classe per evitare le pluriclassi. Questa proposta del tetto al 30% di stranieri è assurda e prettamente propagandistica»

E Verruzzi aggiunge: «Credo che sia un qualcosa di ineluttabile ma che non riusciamo a comprendere: il mondo è cambiato e non tornerà più quello dei nostri genitori. Chi viene lo accogliamo e lo facciamo integrare partendo dalla scuola che rappresenta il primo caposaldo perché una persona possa dirsi parte di una comunità. Dovremmo affrontare seriamente il tema dell’obbligatorietà dell’integrazione».

Da Prata a Castel del Piano, i numeri dietro le percentuali

I numeri mostrano una Maremma dell’entroterra dove il tetto al numero di studenti stranieri per classe è spesso ampiamente superato. A Prata, nel comune di Massa Marittima, la scuola primaria conta appena 25 alunni, di cui 18 con cittadinanza straniera: il 72%. La percentuale più alta della provincia di Grosseto. Seguono Boccheggiano, nel comune di Montieri, con 14 alunni stranieri su 23, il 60,87%, e la primaria di Monterotondo Marittimo 31 studenti su 54, il 57,41%.

I dati del ministero per il 2024/25 mostrano che le percentuali più alte di studenti stranieri si toccano nei piccoli centri dell’entroterra. Ma la soglia viene superata anche in otto scuole più grandi, con almeno cento alunni. A Castel del Piano, ad esempio, nella primaria Santucci gli alunni con cittadinanza non italiana sono 83 su 173, ovvero il 47,98%. Alla media Vannini sono 67 su 153, quindi il 43,79%.

Nell’anno scolastico 2024/25, secondo l’elaborazione dei dataset Open Data del ministero dell’Istruzione e del Merito, 34 plessi della provincia di Grosseto hanno superato il 30% di alunni con cittadinanza non italiana. Quindici di questi hanno meno di cinquanta iscritti mentre otto ne hanno almeno cento.

L’Amiata e il lavoro agricolo, un territorio che cambia

Numeri che parlano di un territorio che è cambiato velocemente negli anni, dove le case a basso costo hanno attratto stranieri per lo più impiegati in agricoltura. Sono infatti quasi 24mila i lavoratori immigrati impiegati regolarmente nelle campagne toscane, garantendo circa tre milioni di giornate di lavoro all’anno. Senza di loro, l’eccellenza del Made in Tuscany – primi tra tutti l’olio e il vino – semplicemente non esisterebbe.

Uno degli esempi più rappresentativi è quello dell’Amiata, dove alloggiano la gran parte dei lavoratori agricoli delle vigne di Montalcino. Il successo globale del Brunello ha infatti trasformato Montalcino in una meta turistica di lusso, con prezzi ormai divenuti inaccessibili.

L’Amiata si è cosi ripopolata di lavoratori stranieri, i residenti a Castel del Piano e Arcidosso sono circa il 35%. Un fenomeno che ha portato in alto le statistiche proprio di Castel del Piano, dove non esiste una scuola che non superi il 30% di studenti stranieri per classe. In questo caso la percentuale più alta, il 56%, si è registrato nella primaria di Seggiano.

Il limite annunciato

In questi comuni applicare il limite al numero di stranieri per aula sarà difficile mentre sarà molto più facile violare l’obbligo costituzionale di una scuola «aperta a tutti». Eppure oggi una forte multiculturalità potrebbe diventare un ostacolo, perché il nuovo sbarramento potrebbe incidere sulla possibilità di formare le classi e garantire la continuità dei plessi.

Il vero banco di prova sarà dunque nei piccoli paesi. Perché distribuire gli studenti tra istituti diversi può essere possibile in una città, mentre sull’Amiata o nelle Colline Metallifere le distanze, il numero ridotto di plessi e la stessa sopravvivenza delle classi cambiano completamente il quadro. Il Governo ha previsto deroghe proprio nei casi in cui lo spostamento non sia materialmente possibile. 

Ed è qui che la Maremma racconta qualcosa che va oltre la scuola: in alcuni dei territori che per decenni hanno perso abitanti, le famiglie arrivate dall’estero non rappresentano più un fenomeno marginale. Sono diventate una parte essenziale della comunità. E spesso sono proprio i loro figli a riempire quelle aule che, senza di loro, rischierebbero di diventare sempre più vuote.

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