GROSSETO. Rita Bernardini non arretra. Anzi, rilancia. Dopo le parole di don Enzo e dopo l’intervento di Leonardo Culicchi, la consigliera del gruppo misto torna a sollevare una questione che aveva già infiammato il consiglio comunale tre anni fa: la devoluzione dei gettoni di presenza alle associazioni che si occupano di povertà e fragilità sociali.
Una proposta che allora era stata sommersa dalle critiche, ma che oggi Bernardini ripropone con ancora maggiore convinzione.
«Il sociale torna solo sotto elezione»
«Si parla di sociale solo quando siamo vicini alle elezioni – dice – Invece, dovremmo occuparcene ogni giorno. E soprattutto dovremmo essere noi consiglieri i primi, perché siamo stati eletti e prendiamo soldi pubblici. Se non siamo noi ad aprire il borsello, con che faccia chiediamo ai cittadini di farlo?».
Un anno fa, ricorda, nessuno la seguì. Oggi però la consigliera ci riprova. «La questione che mi fa strizzare lo stomaco è il sociale», scrive Bernardini. Un tema, spiega, di cui «tutta la politica parla», soprattutto in campagna elettorale o alla vigilia delle consultazioni. Ma che troppo spesso resta confinato alle parole.
«Noi che siamo in politica come parliamo di sociale e al sociale?», si chiede la consigliera, entrando nel cuore della sua proposta. Un interrogativo che chiama in causa direttamente il ruolo dei consiglieri comunali e il senso stesso dell’impegno politico.
«La politica non è un secondo lavoro»
Bernardini mette al centro il gettone di presenza, sottolineando che si tratta di soldi pubblici. «La politica non deve essere un secondo lavoro per racimolare qualche soldarello in più – scrive – la politica dovrebbe essere una missione, si fa per gli altri e non per noi stessi».
Se è vero, aggiunge, che molti cittadini vivono «situazioni esasperate», con famiglie costrette a rivolgersi alla Caritas o che faticano a pagare affitto, bollette e spesa, allora – secondo la consigliera – non basta parlarne: «Perché parliamo e non agiamo?».
La proposta: devolvere i gettoni
Da qui la proposta, già avanzata in passato e ora rilanciata: destinare il gettone di presenza alle associazioni che operano nel campo dell’assistenza e del sostegno alle famiglie fragili.
«Ognuno di noi dovrebbe farsi una domanda: sono disposto a devolvere il mio gettone di presenza in beneficenza?», scrive Bernardini. «Se la risposta è no, allora il sociale cos’è? Se la risposta è sì, allora siamo la politica del fare».
Bernardini entra anche nel merito delle cifre. Il gettone di presenza per ogni seduta di consiglio comunale ammonta a circa 25 euro netti.
«L’anno scorso mi dissero che ero una privilegiata perché lavoro per un’azienda e ho i permessi per partecipare alle sedute del consiglio comunale e delle commissioni – spiega – mentre molti colleghi sono liberi professionisti».
Secondo la consigliera, quei soldi “non spostano le dinamiche personali”, ma possono diventare protagonisti di un aiuto concreto. E, guardando alla composizione del consiglio comunale, si ha la sensazione che tutti potrebbero rinunciare alla cifra che si paga per una pizza.
Le critiche e il rilancio
La consigliera ricorda anche quanto accaduto due anni fa, quando aveva avviato un’iniziativa personale di devoluzione del gettone: «Venni inghiottita con tutti i panni addosso», scrive, ricordando le accuse di esibizionismo e le critiche di chi parlava di “depauperamento del mestiere del politico”.
«Siamo persone pubbliche – conclude – pertanto diamo dimostrazione della nostra parola. Devolviamo. Colleghi consiglieri, ci state?».
Una domanda che, ancora una volta, promette di riaccendere il dibattito in aula.
«Il ceto medio è stato distrutto»
Nel suo intervento Bernardini allarga lo sguardo al quadro sociale cittadino. «Quando comprai i carnet per la spesa sposa e li distribuii – racconta – ho conosciuto tanta gente che ora è in situazioni di disagio e che prima viveva bene. È il ceto medio che oggi si trova in grave difficoltà».
Una fotografia che, secondo la consigliera, rende ancora più urgente un gesto simbolico da parte delle istituzioni.
La proposta di Bernardini è quella di destinare i gettoni di presenza alle associazioni che operano nel campo del sostegno alle famiglie fragili, alla Caritas e alle realtà che si occupano di povertà.
«Non è molto, ma è già qualcosa», dice. E propone anche di introdurre una modifica al regolamento del consiglio comunale. «Il gettone di presenza andrebbe corrisposto solo ai consiglieri che stanno tutto il tempo in consiglio, non solo a quelli che arrivano, restano mezz’ora e poi se ne vanno. Sono soldi pubblici e i cittadini devono vedere che vengono utilizzati per fare qualcosa di concreto».
L’appello ai colleghi
«Non guardo quello che fanno gli altri – conclude Bernardini – ma dico solo: diamo il gettone di presenza alle associazioni, alla Caritas, a chi si occupa di povertà. Dimostriamo che la nostra parola è vera».
Un appello che promette di riaccendere il confronto politico in aula.



