GROSSETO. «C’è una Maremma che non si arrende. Una Maremma che lotta, che resiste, che sogna». Jurij Di Massa, avvocato cassazionista, volto storico della destra grossetana, scende in campo con Fratelli d’Italia per le elezioni regionali del 12 e 13 ottobre. Il suo slogan è potente e dritto al cuore: “Usque ad finem” – fino alla fine. Non è solo una citazione latina, ma una dichiarazione di guerra all’immobilismo, alla rassegnazione, alla politica che dimentica.
Con determinazione e coraggio, Di Massa si presenta come l’uomo della svolta: «Radici, appartenenza, identità – queste sono le fondamenta invisibili che ci tengono uniti alla nostra terra. E io non sono disposto a lasciarle marcire nell’indifferenza».
«Mi candido perché non riesco più a stare fermo»
«Questa candidatura nasce da un’urgenza civile», racconta Di Massa. «Ho sempre messo la mia voce e le mie competenze al servizio dei più deboli. Oggi non riesco più a stare fermo: vedo la mia casa politica smarrire la rotta. La Destra, la mia patria, ha preso derive centriste, ha perso riferimenti. Io non mi arrendo. Mi candido per essere un’ancora di coerenza in mezzo a questo mare in tempesta. La fiamma nel simbolo non è un vezzo estetico: è la radice che ci lega a una storia, a valori che non si piegano».
«Toscana felix? Una favola che non regge alla realtà»
Di Massa non gira intorno alle parole: «C’è una narrazione costruita ad arte dalla sinistra. Una Toscana felix che non esiste. Dietro i sorrisi di facciata c’è un disastro: un buco di bilancio da un miliardo, 600mila euro sprecati in progetti Woke e Gender, appena 13 milioni in tre anni per le coste che franano sotto i nostri occhi. Follonica da sola ne avrebbe bisogno del doppio».
E affonda: «Questa non è amministrazione, è potere esercitato per se stessi. E mentre loro si raccontano, la Maremma resta la Cenerentola della Toscana: senza infrastrutture, senza digitalizzazione, senza voce. Basta una pioggia più forte e torniamo a fare la conta dei danni. Io dico basta. Serve coraggio, serve visione, serve una voce che non abbia paura di dire: non ci stiamo più!».
«La Maremma merita molto più delle solite mancette»
Parole dure anche sulla gestione delle risorse: «I soldi ci sono, ma vengono usati per comprare consenso. Alla Maremma arrivano le briciole, e quando si avvicinano le elezioni rispolverano le solite promesse. Ma dopo? Dopo tutto torna come prima. Per questo dico: guardate i curricula, guardate le vite. Chi non ha mai costruito nulla, come può pensare di costruire il futuro di questa terra?».
«Agricoltori, eroi silenziosi. Senza di loro la Maremma muore»
Il discorso si accende quando parla di identità: «La Maremma è terra di agricoltura, turismo e sacrificio. I nostri agricoltori sono architetti del paesaggio, custodi della nostra storia. Eppure oggi sono i più dimenticati. Senza di loro, la Maremma muore. Non bastano i marchi o i convegni: servono strumenti, credito, futuro. Bisogna che i giovani restino qui, e non siano costretti a partire per trovare ciò che la loro terra potrebbe offrire».

Una legge elettorale per restituire dignità al popolo
Poi la proposta concreta: «Ho riscritto l’articolo 23 della legge elettorale regionale. Non per stravolgere, ma per restituire dignità al voto popolare. Oggi questa legge serve solo a blindare chi è già al potere. Io voglio aprire le porte alla rappresentanza vera. Il testo è stato rivisto da un costituzionalista ed è già nelle mani di Alessandro Tomasi. Se sarò eletto, sarà la mia prima battaglia».
«Usque ad finem. Non mi arrendo e non dobbiamo farlo nemmeno noi»
Jurij Di Massa chiude con un appello che è quasi un giuramento: «Mi candido perché non voglio arrendermi a una narrazione falsa. Voglio che chi ancora crede in questa terra continui a farlo. Non credete ai cantastorie: credete ai fatti. La Maremma è viva. E se saprà rialzarsi, nulla potrà fermarla. Usque ad finem».
- Comunicazione elettorale a pagamento – Committente responsabile Jurij Di Massa



