In casa del Grifone nessuno è immune da responsabilità | MaremmaOggi Skip to content

In casa del Grifone nessuno è immune da responsabilità

Terminati i 6 mesi di Bonuccelli il Grifone prova a riorganizzarsi per il finale di stagione. Ma le colpe non sono solo del tecnico. Il saluto di Vetrini
Vitaliano Bonuccelli, allenatore del Grosseto calcio
L’ex tecnico del Grifone, Vitaliano Bonuccelli

GROSSETO. Terminati i sei mesi di Bonuccelli, per il Grifone si apre la fase di manutenzione. Periodo, dunque, delicato, suscettibile di variazioni climatiche e poche certezze.

L’ex tecnico lascia in dote il quinto posto con 37 punti (19 interni, 18 esterni), 27 reti all’attivo (16-11), 15 al passivo (9-6 migliore difesa del girone), 10 nulli (4-6), nessuna sconfitta in trasferta.

Numeri da non disprezzare se si cancellano le fondamenta su cui è stata costruita una rosa il cui pilastro portante era il gioco offensivo. Qualcosa, inaspettatamente e clamorosamente, ha fatto cilecca.

Il trio Giustarini – Riccobono – Rinaldini non è stato tecnicamente funzionale alla causa. Se l’ipotesi iniziale si basava sulle scelte del mister, che ne lasciava necessariamente uno in panchina, questa è stata successivamente modificata dopo l’uscita di scena di Giustarini fermato da un brutto infortunio.

Questioni di adattamento, condizione agonistica non ottimale, o altre cause, hanno inceppato il progetto iniziale togliendo alla squadra quell’ampio respiro di gioco su cui avrebbe dovuto contare.

A gravare c’è stata anche la perdita di Morelli in difesa, la posizione arretrata di Cretella, la lenta crescita di Bensaja a centrocampo, l’improvviso allontanamento del centrale difensivo Schiaroli, l’arrivo di Davì per ora non sufficientemente adeguato a sostituirlo.

Nel mezzo l’apparizione di Picchi durata un battito di ciglia. Tutti tasselli di disturbo, crepe che hanno avuto peso sulla struttura di quel gruppo in ritiro ad Abbadia San Salvatore. Crediamo che il punto focale sia questo, cioè al di la dell’atteggiamento tattico.

Ancora non c’è il vero senso di appartenenza

Il Grifone non ha forza interiore, quella che non deriva dai nomi dei giocatori, ma si costruisce giorno dopo giorno con certosina pazienza. Si chiama appartenenza. L’ambiente del Grifone in 21 partite non è riuscito a trovarla. A volte ci si è ingenuamente illusi di averla conquistata gonfiando il petto.

Subito dopo è scomparsa come neve al sole lasciando sull’erba vulnerabilità e un oceano di domande irrisolte.

Contro le “piccole” il Grifone ha sempre dannatamente sofferto concedendo le redini della gara, pareggiando senza un acuto degno del rango. Perché le “piccole” gettano sul campo l’anima.

Le avvisaglie di questo panorama sono arrivate proprio dall’interno del sodalizio. Dopo la prima gara (era il 10 settembre) vinta 4-0 contro il San Sepolcro, dopo il successo 2-1 col Seravezza (era il 24 settembre) e anche dopo la vittoria 3-0 (era l’otto ottobre) col Cenaia, sia Vetrini che Bonuccelli avevamo palesato perplessità sugli atteggiamenti dei biancorossi in fatto di tenuta mentale e gestione del vantaggio.

Difetti di gruppo, di intensità generale, di rabbia agonistica. Quello che allora apparve pignoleria scaramantica, oggi è realtà. Ogni volta che il Grifone poteva fare passi in avanti è arrivata la doccia fredda di un nullo sbiadito e addirittura la sconfitta. Le lacune sono rimaste tali, le virtù sepolte nel grigiore generale.

Se Bonuccelli ha le sue colpe occorre dire a chiare lettere che lo spogliatoio non lo ha mai assecondato fino in fondo, e la società non è immune da responsabilità. Il cammino adesso si è fatto aspro come un limone e la matematica è spietata: nelle prime 4 gare del ritorno i punti accumulati sono 5, all’andata erano otto. Anche se serve a poco non vanno dimenticati i torti arbitrali sfociati ultimamente in due gol regolarissimi annullati per fuorigioco.

Il saluto di Vetrini a Bonuccelli: «Tanta cattiveria»

Intanto Filippo Vetrini affida a un post su Facebook il suo saluto all’amico Vitaliano Bonuccelli.

Vetrini (a sinistra) e Bonuccelli
Vetrini (a sinistra) e Bonuccelli

«Hanno detto che sei venuto perché sei l’amico del direttore, che è il cugino del padrone. Hanno detto che sei rimasto perché avevi un biennale e perché ti difendeva il tuo amico direttore».

«Non ho mai sentito tanta cattiveria in vita mia (da parte di alcuni, non voglio generalizzare, ci mancherebbe) nei confronti di una persona seria, preparata, onesta e che c’ha messo tutto se stesso dal primo all’ultimo secondo».

«Poteva andare meglio? Si, ma nel calcio, come nella vita, ci vuole anche un briciolo di fortuna e quando non gira, non gira».

«Te ne sei andato da signore, in punta di piedi come eri arrivato, il rumore lascialo agli altri. Hai ritenuto che per amore di questa maglia, che hai onorato anche se non so se ti abbiamo reso indietro la passione che ci hai messo, fosse giusto fare un passo indietro».

«Continua a camminare a testa alta amico mio, è stato, come sempre, un piacere».

I Maremmani 1912 lasciano

Intanto registriamo la dura presa di posizione del gruppo di tifosi storici Maremmani 1912. Che definiscono chiusa la loro avventura.

Ecco il comunicato.

Riproduzione riservata ©

Condividi su

Articoli correlati