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«Il Grosseto è una formazione fortissima», parola di Malotti

L’analisi del mister non lascia spazio a chiacchiere e insinuazioni: «Ho sentito dire che questi vanno a ballare il venerdì. Questi a ballare? Ma se per portarli a cena li ho dovuti pregare. Sono persone serie, che ci tengono»
Roberto Malotti

GROSSETO. Diciassette turni dopo il Grifone ha nuovamente diviso la posta col Figline. Era il 29 ottobre 2023, finì 1-1. Dopo 6′ il Grifo rimase in 10 per il rosso diretto a Macchi, lasciato isolato sulla propria trequarti, per fallo da ultimo uomo.

I padroni di casa andarono in vantaggio al minuto 23 della ripresa con Zhupa, Schiaroli al minuto 51 trovò la rete del pareggio coronando una ricorsa molto in salita. Durante la sfida i biancorossi patirono le veloci incursioni dei ragazzi del tecnico Tronconi, che andarono vicino al raddoppio non sfruttando un contropiede di 60 metri.

Un tormento chiamato pareggio

Allo Zecchini non ci sono state espulsioni ma Prati era eremita in difesa, i gol subiti tre, lo sforzo per raddrizzare il risultato molto più opprimente rispetto all’andata.
Questo per dire che il Grifone, al netto di pali e traverse colpite da vicino o da lontano, dal cambio di allenatore, non è ancora guarito dal mal di pareggio, che lo tormenta da inizio stagione (la serie tocca quota 13) incontrando formazioni tecnicamente inferiori. Roberto Malotti ne ha collezionati due, ma non gli si può additare grosse responsabilità visto la brevità del suo lavoro. Tuttavia è giusto porgergli la domanda se, secondo lui, questa rosa è veramente valida sotto il profilo tecnico visto che fino ad ora non lo ha dimostrato. La risposta del mister è incalzante fino a diventare affascinate.

«Personalmente col Figline ho visto una grande squadra, una squadra che ha costruito tanto in mezzo a mille difficoltà – inizia Malotti – e questo lo fanno solo le grandi squadre. Ho visto giocatori forti, che grazie al lavoro devono migliorare per annullare le deficienze viste in occasione delle tre reti subite. La reazione a portato a tirare molte volte in porta dopo aver creato moltissimo sfruttando le qualità dei giocatori, che sono forti e il Grosseto rimane una formazione forte. Se da qui in avanti il Grosseto smetterà di essere una squadra forte, vorrà dire che l’unico responsabile è solamente l’allenatore, perché una squadra così forte un tecnico la deve far giocare bene e far vincere spesso. Chiuso». Il crescendo di Malotti è tangibile.

Un risultato ripreso grazie alla qualità dei singoli

«Di quello che è successo prima non me ne frega nulla – riprende – valuto le mie prime tre partite dove il Grosseto è stato importante sul campo. A San Giovanni abbiamo fatto un brutto errore, che ci è costato il penalty, sul secondo l’avversario ci ha perdonato. Col Figline gli sbagli sono stati addirittura tre con tre gol. Gli errori diminuiscono con l’applicazione, il lavoro sul campo. Adesso i ragazzi fanno cose nuove, che non sono abituati a fare, noi abbiamo giocato con alle spalle tre settimane di lavoro, il Figline con sei mesi di amalgama e sanno cosa fare, noi in determinate situazioni siamo indietro. Questo vuol dire che solo facendo leva sulla qualità dei singoli abbiamo potuto riprendere il risultato. Aggiungiamoci anche il carattere, l’impegno e il cuore. Sono rammaricato per i due punti persi, ma ne esco fortificato, sono talmente legato al mio gruppo che vorrei stare con loro, mangiare e dormire con loro per quello che mi hanno regalato. Sono emozioni che non si possono comprare, che si vivono solo attraverso prestazioni come queste. Teniamoceli stretti questi ragazzi, sono la nostra vera ricchezza. Smettiamo di dire che il Grosseto non è una squadra forte, adesso deve essere bravo anche chi li allena. Io sapevo come gioca il Figline ma non ho lavorato bene in settimana, viceversa quei tre gol non li prendevamo. I ragazzi sono andati oltre gli errori del tecnico. Cosa gli si può chiedere di più?».

Il rigore della discordia

Malotti è un fiume in piena, senza argini.
«Non mi è piaciuto il comportamento nel finale con quelle inutili baruffe con Cretella, autore di un’ottima gara, a discutere con gli avversari, la panchina che si alza per discutere con l’arbitro. Il rigore c’era o non c’era, ce ne freghiamo. Occorre andare oltre queste cose, le colpe sono le nostre e le dobbiamo eliminare. Ho sentito dire che i giocatori vanno a ballare il venerdì. Questi a ballare? Per portarli una sera a cena con me ho dovuto pregarli, sono persone serie, che ci tengono. Alla fine del primo tempo qualcuno piangeva. Una società ha bisogno di persone così, per programmare il futuro. Di quello che hanno fatto prima non mi interessa – conclude – la mia breve esperienza qui mi dice sono un valore aggiunto. Non ci deluderanno».
Su una sola domanda il dilettante Malotti ha costruito un veemente arcobaleno difensivo verso il suo spogliatoio. Poggibonsi, adesso, non è solo una sfida da vincere, ma un concreto punto di verifica.

 

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