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Un vino esclusivo per i 20 anni della tenuta L’Impostino

Dalle colline dell’Alta Maremma, arriva “Lupo Nero”, imbottigliato in numero limitato e che segna il debutto dell’azienda nel mondo del “non-fungible token”
I vigneti dell'Impostino e nel riquadro Patrizia Chiari con Lupo Nero
I vigneti dell’Impostino e, nel riquadro, Patrizia Chiari con la magnum di Lupo Nero ©Manfredo Pinzauti

CIVITELLA PAGANICO. 20 anni fa sono arrivati a Civitella Marittima in cerca di un luogo “del cuore” in cui realizzare il sogno di un’azienda vitivinicola in Toscana. Quello degli imprenditori bresciani Patrizia Chiari e Romano Marniga, per L’Impostino è stato amore a prima vista. 

Un antico casolare in pietra, affacciato sulle colline maremmane che guardano a ovest. Un anfiteatro naturale baciato dal sole, ma fresco e ventilato, protetto dalla fredda tramontana, perfetto per la coltivazione della vite. Situato a pochi chilometri da Civitella Marittima, nel cuore della Doc Montecuccoincastonato tra l’area del Brunello di Montalcino e del Morellino di Scansano, era il luogo ideale per dare corpo all’ambizioso progetto della coppia: valorizzare l’identità territoriale di questa nicchia vitivinicola, dove il Sangiovese è il testimone e l’erede di tradizioni che durano da secoli. 

«Due ore dopo l’incontro con i vecchi proprietari dell’azienda eravamo già dal notaio a fare il contratto», scherza Romano Marniga, ed è nata l’azienda Tenuta L’Impostino. Come dargli torto! Oggi il casolare è diventato un agriturismo, intorno sono cresciuti i vigneti e sono nate le strutture di servizio all’azienda. Un luogo magico nella quiete della campagna toscana. L’affaccio ai vigneti della tenuta, i boschi rigogliosi e i colori della natura circostante hanno completato un quadro di autentica magia.

«Con il Montecucco è stato amore a prima vista», aggiunge Patrizia Chiari, co-proprietaria dell’azienda e consigliere del Consorzio di tutela vini Montecucco Doc e Docg. «la nostra più grande ambizione è sempre stata quella di riuscire ad imprigionare in un calice tutta la tradizione e la potenza di questa terra unica, che dimora sotto la protezione del Monte Amiata, cui questo territorio vulcanico e i suoi vigneti devono gran parte del loro fascino e della loro peculiarità».

Un momento della serata di gala ph Manfredo Pinzauti
Un momento della serata di gala ©Manfredo Pinzauti

“Lupo nero”, l’etichetta esclusiva che celebra il ventennale 

Così, nell’elegante contesto della piscina e del belvedere, martedì 13 settembre, è stato festeggiato il ventennale de L’Impostino con una serata di gala, alla presenza di istituzioni e media, che ha segnato il debutto di un vino speciale: “Lupo Nero“, una nuova ed esclusiva etichetta prodotta in edizione limitata di 5.000 bottiglie.

Il progetto, iniziato sei anni fa, fa riferimento nel nome alla nota e pluripremiata etichetta “Lupo Bianco”, da cui, tuttavia si differenzia completamente. Nei rossi firmati l’Impostino, infatti, il protagonista indiscusso è il Sangiovese (in purezza o in blend), mentre la nuova etichetta cede il passo al Merlot, varietà che nel panorama vitivinicolo maremmano ha trovato una terra d’elezione.

«Il Sangiovese resta la bandiera di questo territorio e nostro cavallo di battaglia a livello internazionale. Di grande potenza, a tratti indomito allo stesso tempo seducente e di grande freschezza è il ritratto della terra che lo produce», spiega Patrizia Chiari.

La presentazione di Lupo Nero e il vigneto Pietroso
La presentazione di Lupo Nero (©Manfredo Pinzauti) e il vigneto Pietroso

3 ettari di vigneto per produrre un vino esclusivo

«L’idea del Lupo Nero è nata osservando l’espressività dell’ultimo vigneto messo a dimora nel 2007: “Il Pietroso”, una piccola porzione aziendale di circa 3 ettari caratterizzata, da terreno molto sassoso, proprio nell’anfiteatro su cui affaccia la cantina. Qui dimora e cresce il nostro Merlot che, quasi in purezza, va a comporre il Lupo Nero 2016, prima annata che presentiamo a stampa e operatori nonché nota per essere una delle migliori vendemmie degli ultimi anni», aggiunge.

Il Merlot del Lupo Nero viene coltivato a 300 metri di altezza, su suoli di matrice franco-argillosa, caratterizzati da una forte presenza di scheletro prevalentemente di origine calcarea. Il rispetto e il mantenimento del profilo del suolo durante le operazioni di preparazione per l’impianto del vigneto hanno e valorizzato l’alto livello qualitativo strutturale e biologico.

Quando il vino supera i confini del tangibile

Un progetto, Lupo Nero, che, per la sua eccezionale peculiarità, supera i confini del tangibile per incontrare la tecnologia dei Non-Fungible Token (Nft). Presentato in anteprima assoluta in occasione della cena di gala l’Nft di Lupo Nero si inserisce nella Collezione “CATCH THE 22” dell’Italian Wine Crypto Bank, che raccoglie alcuni vini straordinari scelti da Filippo Bartolotta, wine expert e storyteller di fama internazionale.

Tenuta L’Impostino, dunque, entra nel mercato innovativo del collezionismo e dell’arte digitali, applicati al mondo del food&wine. Seguendo la regia dell’artista parigina Lisa Paclet che firma le opere d’arte digitali, Bartolotta ha raccontato i vini o le cantine da lui stesso selezionati in base alla qualità e rarità dei prodotti, nonché per la loro capacità di veicolare messaggi che vanno oltre l’esperienza organolettica e gustativa.

Questi strumenti creati su misura e di nuova generazione, aiutano a creare valore aggiunto nell’offerta aziendale, rappresentando nuove frontiere di investimento per le realtà vinicole e fonti di guadagno parallele per brand che spaziano dal premium al luxury.

L’Impostino portavoce del progetto Biopass

In una zona naturalmente vocata al biologico – dove 85% della produzione Doc e Doc e Docg è certificato bio – l’azienda biologica Tenuta L’Impostino, da qualche anno è anche portavoce in terra di Montecucco del progetto Biopass (Biodiversità, paesaggio, ambiente, suolo, società). Realizzato insieme al gruppo Agronomi SATA, si s volge in collaborazione con importanti centri di studio e istituzioni scientifiche di ricerca italiani quali il Dipartimento di Scienze agrarie e ambientali dell’Università di Milano e la Fondazione Edmund Mach di S. Michele a/Adige.

«Grazie al progetto Biopass, che analizza approfonditamente la biodiversità e la vitalità del suolo, delle sostanze organiche in esso contenute che variano da vigneto a vigneto, seguiamo uno stile di viticoltura concentrato sul massimo rispetto ambientale e sulla salvaguardia della biodiversità», spiega Patrizia Chiari.

«Attraverso specifiche metodiche scientifiche, questa gestione dei vigneti si sta rivelando il modo efficace per elevare sempre di più la qualità e salubrità del prodotto. Noi ci sentiamo anche custodi di un fazzoletto di terra meraviglioso dove il tempo è ancora scandito dall’alternarsi delle stagioni. Da questi presupposti nascono tutti i nostri vini, tra cui la nostra ultima etichetta Lupo Nero».

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