Castel del Piano punta su startup e innovazione: «Così vogliamo trattenere i giovani sull'Amiata» | MaremmaOggi Skip to content

«I giovani non devono più partire»: la sfida dell’Amiata per creare lavoro e startup

Presentati a Siena i risultati del programma Ikigai. La sindaca Cinzia Pieraccini rilancia il progetto dell’Hub Digitale e propone una scuola delle competenze costruita insieme alle imprese: «Le aree interne non chiedono assistenza, ma investimenti»
Una veduta di Castel del Piano e la sindaca Cinzia Pieraccini a Siena
Una veduta di Castel del Piano e la sindaca Cinzia Pieraccini a Siena

CASTEL DEL PIANO. Le startup innovative crescono in Toscana, attirano investimenti e creano occupazione. Ma la geografia dell’innovazione racconta anche un’altra storia: quella di un ecosistema che continua a concentrarsi soprattutto tra Firenze e Siena, mentre le aree interne cercano ancora il proprio spazio.

È da qui che parte la riflessione della sindaca di Castel del Piano, Cinzia Pieraccini, intervenuta nell’ambito del programma Ikigai, il progetto promosso da Fondazione Monte dei Paschi di Siena e Regione Toscana che, dal 2022 al 2025, ha accompagnato decine di nuove imprese innovative.

I numeri presentati mercoledì 15 a Palazzo Sansedoni parlano di 91 startup censite, 76 già costituite, 65 ancora attive, oltre 6,3 milioni di euro di investimenti privati raccolti e 228 occupati. E quasi il 60% delle imprese ha sede in Toscana con una forte concentrazione proprio tra Firenze e Siena.

È proprio su questo scenario che Castel del Piano prova a costruire un modello alternativo.

L’Hub digitale come punto di partenza

«Circa un anno fa – racconta la sindaca – abbiamo scelto di investire in una visione: costruire un Hub Digitale come motore di innovazione per il territorio». Non un semplice spazio fisico, ma un progetto che nasce da una convinzione precisa.

«Il futuro delle aree interne non può essere costruito soltanto sulla valorizzazione del patrimonio o sul turismo. Il turismo rappresenta una parte fondamentale della nostra economia, ma da solo non basta a garantire un futuro ai nostri giovani né a contrastare lo spopolamento».

Secondo Pieraccini la vera sfida è un’altra.

«Dobbiamo rendere le aree interne attrattive per il lavoro di qualità. Per troppo tempo abbiamo pensato che chi voleva fare impresa, lavorare nel digitale o svolgere professioni altamente qualificate dovesse necessariamente trasferirsi nelle grandi città. Oggi questo paradigma deve cambiare».

«La vera ricchezza sono le persone»

Per la sindaca non sono gli edifici a fare la differenza. «Ciò che conta davvero è la qualità dell’ecosistema che un territorio riesce a offrire».

Un anno fa Castel del Piano organizzò un incontro dedicato proprio all’innovazione, al quale partecipò anche Ikigai. Da quell’appuntamento è nata una delle esperienze che oggi vengono indicate come esempio.

«Nel corso dell’evento è nata l’associazione Ciolibrì, frutto di un percorso di incubazione sviluppato insieme a Ikigai dopo quel primo incontro. È la dimostrazione che il vero investimento non è negli edifici, ma nelle persone e nelle relazioni».

Nel frattempo si è formato anche un gruppo di professionisti provenienti dai diversi comuni dell’Amiata. «Hanno iniziato a lavorare insieme, condividendo competenze e costruendo progettualità comuni. È questa la strada sulla quale dobbiamo continuare».

La rete fra Comuni porta risultati

Fare squadra, secondo Pieraccini, produce effetti concreti.

«Insieme ai Comuni di Santa Fiora e Castell’Azzara abbiamo ottenuto un importante finanziamento vincendo il bando Anci con il progetto Amiata Silver. È la dimostrazione che quando i territori collaborano, costruiscono una visione condivisa e mettono insieme competenze, diventano più capaci di attrarre risorse e opportunità».

La proposta: una scuola delle competenze

Per la sindaca, però, l’Hub Digitale rappresenta soltanto il primo tassello. «La politica deve soprattutto saper ascoltare. Dai tanti confronti avuti in questi mesi mi sono convinta che il passo successivo debba essere la nascita di una vera e propria scuola delle competenze, costruita insieme alle imprese del territorio».

L’idea nasce da un problema ormai diffuso anche sull’Amiata. «Ogni giorno le aziende ci dicono che faticano a trovare personale qualificato: artigiani, tecnici specializzati, operatori con competenze specifiche. È un paradosso: da una parte ci sono imprese che cercano lavoratori, dall’altra giovani che cercano opportunità».

La risposta, secondo Pieraccini, non può essere una formazione scollegata dal mondo produttivo. «Servono percorsi progettati direttamente con le imprese, che partecipino alla definizione dei contenuti e accompagnino gli allievi fino all’inserimento lavorativo. Non una formazione teorica, ma costruita sulle esigenze reali delle aziende e con uno sbocco naturale nell’assunzione».

Innovazione e tradizione possono convivere

Per la sindaca questa potrebbe diventare un’esperienza replicabile anche in altri territori. «Immagino un luogo dove innovazione digitale, saper fare artigiano e tradizione manifatturiera si incontrano, creando nuove opportunità di lavoro».

In questo percorso individua anche un possibile ruolo della Fondazione Monte dei Paschi. «Può accompagnare questa evoluzione sostenendo un progetto che investe sul capitale umano e costruisce un ponte stabile tra formazione, impresa e occupazione».

«Le aree interne non chiedono assistenza»

Il messaggio finale è anche politico. «Le aree interne non devono essere considerate territori da assistere, ma territori sui quali investire».

Perché, conclude Pieraccini, possiedono già molte delle caratteristiche oggi più ricercate. «Possiamo offrire qualità della vita, relazioni autentiche, comunità e un ambiente straordinario. Se a questo aggiungiamo innovazione, formazione, collaborazione tra pubblico e privato e una visione condivisa, possiamo costruire un modello di sviluppo nuovo».

Un modello che ribalta il paradigma degli ultimi decenni. «Le aree interne possono diventare il luogo in cui si sceglie di vivere perché è possibile costruire il proprio futuro professionale senza rinunciare alla qualità della vita. Questa è la sfida politica dei prossimi anni: fare in modo che i nostri territori non siano più luoghi dai quali i giovani partono, ma luoghi che persone, professionisti e imprese scelgono».

E chiude con una frase che sintetizza l’intera visione. «L’attrattività di un territorio non si misura soltanto dal numero dei turisti che riesce ad accogliere, ma dalla sua capacità di creare lavoro, trattenere talenti e generare futuro».

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