Grosseto, pugno alla vicepreside: il Cnddu chiede psicologi a scuola | MaremmaOggi Skip to content

Grosseto, pugno alla vicepreside: il Cnddu chiede psicologi a scuola

L’11 novembre uno studente quindicenne ha colpito la vicepreside del liceo Carducci-Ricasoli. Il Cnddu esprime solidarietà e lancia 7 proposte concrete: da équipe multidisciplinari stabili a corsi obbligatori di educazione emotiva, per prevenire la violenza e sostenere studenti e docenti
Il liceo Carducci Ricasoli, alla Cittadello dello studente
Il liceo Carducci Ricasoli, alla Cittadello dello studente

GROSSETO. Dopo il pugno sferrato da uno studente quindicenne alla vicepreside del liceo Carducci-Ricasoli l’11 novembre, interviene il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (Cnddu). La nota, firmata dal presidente prof. Romano Pesavento, esprime «profondo sconcerto e viva solidarietà» alla docente e lancia un piano concreto per prevenire il disagio giovanile e la violenza a scuola.

Il fatto: la violenza dopo un gesto di ascolto

L’11 novembre, fuori dal liceo, la vicepreside si era avvicinata al ragazzo – in evidente stato di confusione – per capire come stesse e aiutarlo. Il tentativo di ascolto si è concluso con un pugno in pieno volto che le ha provocato un taglio interno alla bocca e 7 giorni di prognosi. La preside Giorgia Ricci ha parlato di «un minore che sta attraversando un disagio» e ha sottolineato la necessità di un percorso rieducativo.

Il Cnddu: «Non basta condannare, bisogna prevenire»

«Questo episodio non è isolato», scrive il Coordinamento. «Rappresenta un segnale del malessere latente che attraversa molti adolescenti, aggravato da pandemia, iperconnessione digitale e fragilità familiari». Per il Cnddu la scuola è lasciata sola a fare da «ammortizzatore sociale» e serve un intervento strutturato.

Le 7 proposte concrete del Cnddu per cambiare la scuola

Il Coordinamento indica soluzioni immediate e strutturali: creazione di équipe multidisciplinari stabili in ogni scuola (psicologi, pedagogisti, counselor presenti tutto l’anno); protocolli di osservazione del disagio per individuare tempestivamente i segnali di sofferenza; corsi obbligatori di educazione emotiva e alla nonviolenza inseriti nei programmi scolastici; formazione specifica per i docenti su gestione conflitti, comunicazione empatica e riconoscimento del disagio psicologico; potenziamento del patto educativo di corresponsabilità con le famiglie; spazi di ascolto dedicati agli studenti (sportelli, assemblee tematiche, laboratori di narrazione); laboratori di cittadinanza attiva e service learning per sviluppare responsabilità e senso di comunità

«Solo così la scuola tornerà a essere un luogo dove diritti, dignità e sicurezza sono garantiti ogni giorno», conclude la nota.

L’appello finale

Il Cnddu esprime «massima vicinanza alla docente aggredita e a tutti i colleghi che, nonostante le difficoltà, continuano a incarnare i valori del dialogo e della cura». L’associazione chiede alle istituzioni di non lasciare più la scuola sola.

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