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Il Garante della disabilità: «Basta usare la parola handicap»

Appello alle istituzioni di Diego Montani per cambiare linguaggio e abbattere le barriere culturali e architettoniche
Il cartello info handicap

GROSSETO. Non basta cambiare una parola per costruire una società inclusiva, ma le parole rappresentano il primo passo verso un cambiamento culturale profondo. È questo il messaggio lanciato da Diego Montani, Garante della disabilità del Comune di Grosseto, che invita istituzioni, enti pubblici, associazioni e realtà del territorio ad avviare un percorso concreto di modernizzazione del linguaggio e di reale accessibilità.

Al centro della riflessione c’è il termine “handicap”, definito ormai superato e non più coerente con la cultura dei diritti e della dignità della persona.

«Le parole costruiscono cultura»

L’appello prende spunto dalla petizione promossa da Altroconsumo, che chiede di eliminare il termine “handicap” dalla comunicazione pubblica e dalla vita quotidiana.

«Le parole hanno un peso – spiega Montani – costruiscono cultura, influenzano la percezione delle persone e contribuiscono a creare rispetto oppure esclusione».

Diego Montani
Diego Montani

Da anni il linguaggio indicato anche dalle normative nazionali e internazionali è quello che mette al centro la persona, parlando di “persone con disabilità” e non identificando gli individui esclusivamente attraverso una condizione.

Per questo viene rivolto un invito chiaro a tutte le amministrazioni del territorio affinché il termine “handicap” venga progressivamente eliminato dalla comunicazione istituzionale, dalla modulistica, dai siti internet, dalla segnaletica, dagli indirizzi e-mail e dalle denominazioni di uffici, servizi ed eventi pubblici.

Inclusione oltre le parole: «Servono cambiamenti reali»

Il tema, però, non riguarda soltanto il linguaggio. Il vero obiettivo è costruire comunità realmente inclusive, capaci di abbattere non solo le barriere architettoniche, ma anche quelle culturali, sociali e ideologiche.

«Troppo spesso l’accessibilità viene considerata un tema secondario o rivolto soltanto a una minoranza. Non è così», sottolinea il Garante.

Una società accessibile, infatti, migliora la vita di tutti: delle persone con disabilità, degli anziani, delle famiglie, dei bambini e di chiunque viva una difficoltà temporanea.

L’accessibilità deve essere un diritto

Nel documento viene ribadito un concetto preciso: l’accessibilità non deve essere un favore, ma un diritto garantito.

Per questo viene chiesto un cambiamento profondo nel modo di progettare spazi pubblici e privati, organizzare eventi, costruire servizi e programmare interventi sul territorio.

Dalle scuole agli impianti sportivi, dai luoghi della cultura agli ambienti di lavoro, fino alle frazioni più piccole, ogni realtà dovrebbe sentirsi parte di una responsabilità collettiva.

«Serve collaborazione con famiglie e associazioni»

Secondo il Garante della Disabilità, per raggiungere risultati concreti è fondamentale che chi amministra collabori stabilmente con le associazioni, le famiglie e le persone che vivono quotidianamente la disabilità.

Sono proprio queste realtà, infatti, a poter offrire esperienze dirette, competenze e indicazioni utili per migliorare davvero l’accessibilità dei territori.

«La nostra società ha ancora molta strada da fare per diventare veramente inclusiva – conclude – ma il cambiamento è possibile soltanto se ciascuno sceglie di esserne parte attiva».

Inclusione significa dignità e pari opportunità

L’appello si chiude con un richiamo forte al valore dell’inclusione, intesa come rispetto, dignità e diritto alla piena partecipazione alla vita sociale, culturale, lavorativa e sportiva.

«Nessuna persona dovrebbe essere costretta a lottare ogni giorno semplicemente per ottenere ciò che dovrebbe essere naturale: rispetto, accessibilità e pari opportunità».

 

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