Grifone, la squadra cresce. Ma va ricostruito il rapporto con la città Skip to content

Grifone, la squadra cresce. Ma va ricostruito il rapporto con la città

Grifone, segnali importanti dai ragazzi di Liguori, ma Grosseto ancora non crede nel progetto della nuova società
Grifone, lo stadio Zecchini @maremmaoggi
Grifone, lo stadio Zecchini @maremmaoggi

GROSSETO. Il terreno dello Zecchini è liscio come la seta, il contorno è nudo come le vigne a gennaio. L’immagine spezzata introduce immediatamente al concetto, concreto nella sua visibilità, di come sia profondo il distacco tra la città e la società di calcio. Un rapporto da ricostruire.

Un solco senza ponti, neppure un guado, neanche una passerella volante, due marciapiedi paralleli, che non si incontrano mai. Bruttissima sensazione. Meno male che in tribuna ci sono tanti bambini a giocare, correre, sorridere. Può essere un messaggio da innaffiare.

Il Grifone torna a casa dopo il blitz di Ponsacco portatore di venti favorevoli. La Nord è un piccolo granello di braccia e striscioni, canti e urla, amore senza ostacoli. Il tabellone luminoso è funzionante, c’è anche il cronometro, altro piccolissimo atomo da apprezzare.

Manca solo tutto il resto, quello che ha sempre trasformato il vecchio comunale in cassa di risonanza per trasmettere orgoglio e appartenenza, desiderio di esserci. Nonostante tutto e tutti.

La squadra è con il tecnico, segnali importanti

In panchina arriva Andrea Liguori, il mister del Grifone, con la barba e quell’espressione accattivante che lo circonda insieme all’alone di rabbia agonistica che lo abbraccia. Il tecnico si esprime sempre con totale appartenenza al progetto, abbraccia i suoi ragazzi con completa sincerità. Lo spogliatoio recepisce e ricambia. Un seme da piantare con dolcezza. Segnali.

Il Grifone corre, fatica, va alla caccia di un pallone spesso lontano, che scorre tra i piedi di un avversario capace di nasconderlo. Anche quando resta in dieci. Chissà se uno Zecchini più ricco e caldo significherebbe sbagliare meno appoggi, essere meno lunghi, non sbagliare un rigore, dare di più? Non è sicuro, ma è probabile.

Cosa serve, allora, per cercare di interrompere l’emorragia di fiducia e credibilità?

Molti personaggi della società iniziale sono dietro le colline e uno sforzo di volontà non è impossibile. Sempre restando vigili e di guardia, un tentativo non è una bestemmia o un atto di accettazione. Porgiamo una mano, proviamo a tornare sorridenti.

Tutti insieme.

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