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«Giù le mani dal writer»

Un’ondata di solidarietà nei confronti del 41enne a processo per aver disegnato su una trentina di treni. La proposta di Rifondazione comunista: «Mettiamo a disposizione dei graffitari spazi adeguati nelle zone più degradate della città»
Uno dei graffiti fatti dall’uomo

GROSSETO. A processo per aver imbrattato, con le bombolette spray, una trentina di treni. Lo abbiamo raccontato sabato 13 gennaio e la reazione di molti lettori è stata quella di creare un’ondata di solidarietà nei confronti del graffitaro di 41 anni

«Ha fatto un capolavoro su un treno che casca a pezzi del 1930 andrebbe premiato o pagato», si legge su Facebook. E ancora: «Solidarietà al writer che ha impiegato il suo tempo e risorse per rendere più bello qualcosa». 

Ai tanti commenti che abbiamo ricevuti sui nostri social, su Facebook e Instagram, si unisce anche quello di Rifondazione comunista. 

«La creatività è sotto attacco»

«Lascia perplessi la scia di repressione che sta colpendo varie forme di creatività artistica che si sono manifestate nella nostra città – scrivono dal circolo Vittorio Stefanini – Prima con l’artista di strada in centro per proseguire con la denuncia a carico del graffitaro accusato di aver imbrattato alcuni treni e che per questo andrà a processo. Troviamo decisamente ridicolo trattare alla stregua di un qualsiasi fuori legge chi ha invece semplicemente donato la propria arte e la propria creatività alla comunità dando un pizzico di colore e allegria a una zona altrimenti degradata come lo è la stazione ferroviaria di Grosseto».

«Sarebbe il caso, anziché reprimere mettere a disposizione degli spazi adeguati dando la possibilità ai graffitari di eseguire le proprie creazioni in zone a più alto rischio di degrado – dicono ancora dal circolo di Rifondazione comunista – come appunto stazioni ferroviarie e periferie dove potrebbe essere interessante anche organizzare periodicamente delle kermesse artistiche. Pensiamo all’abbellimento di alcune cabine elettriche o poco tempo fa delle serrande di alcune attività commerciali del centro. Ricordiamo che ciò di cui stiamo parlando e che da noi è illogicamente represso in molte realtà europee è invece apprezzato. Si vada casomai verso una regolamentazione e si esca da questa assurda politica della repressione fine a se stessa. Proponiamo di trasformare quello che viene visto come un problema in un valido aiuto alla vivibilità e al recupero sociale e culturale di alcune zone della città dove l’ illegalità è forte; l’ arte in tutte le sue forme non può e non deve mai essere repressa può essere invece un ottimo argine alla deriva sociale e culturale». 

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