Crediti fiscali fantasma, scoperta una frode milionaria: nell’inchiesta anche un intermediario grossetano | MaremmaOggi Skip to content

Crediti fiscali fantasma, scoperta una frode milionaria: nell’inchiesta anche un intermediario grossetano

La guardia di finanza ricostruisce un sistema basato sulla creazione e compravendita di crediti d’imposta ACE. Dodici persone coinvolte nell’indagine, sequestrati oltre 3,1 milioni di euro
Le indagini della guardia di finanza

GROSSETO. Crediti fiscali che sulla carta valevano centinaia di migliaia di euro, aumenti di capitale che secondo gli investigatori sarebbero esistiti soltanto formalmente e perfino l’accesso abusivo ai cassetti fiscali di due società. Al centro, una rete di professionisti e imprenditori nella quale compare anche un intermediario di Grosseto.

È il sistema scoperto dalla guardia di finanza di Bologna al termine di una complessa indagine coordinata dalla Procura.

Un’inchiesta che ha portato all’esecuzione di quattro misure cautelari interdittive nei confronti di tre professionisti e di un’imprenditrice, ai quali è stato temporaneamente vietato di esercitare attività professionali e imprenditoriali.

Contestualmente, è scattato un sequestro preventivo complessivo di 3.183.762 euro.

Sono invece 12 le persone complessivamente finite nell’indagine, nella quale vengono ipotizzati, a vario titolo, i reati di truffa ai danni dello Stato, riciclaggio, autoriciclaggio e accesso abusivo a sistemi informatici.

Nell’inchiesta un intermediario di Grosseto

Il filo dell’indagine arriva anche in Maremma. Tra le quattro persone alle quali gli investigatori attribuiscono un ruolo centrale nel meccanismo ci sarebbero infatti un intermediario grossetano e uno di Pesaro, insieme a un uomo di origini romane e a un’imprenditrice del Riminese.

Secondo la ricostruzione delle Fiamme gialle, proprio questi quattro avrebbero avuto un ruolo nell’ideazione e nella promozione del sistema finito sotto la lente degli investigatori.

Al centro dell’operazione c’erano i cosiddetti crediti d’imposta ACE, legati all’Aiuto alla crescita economica, strumento fiscale che consentiva agevolazioni connesse agli incrementi di capitale proprio delle imprese.

Ed è proprio sulla formazione di quei crediti che gli investigatori hanno concentrato l’attenzione.

Gli aumenti di capitale che sarebbero stati soltanto sulla carta

Il meccanismo ricostruito dalla guardia di finanza sarebbe stato particolarmente articolato.

Secondo l’ipotesi investigativa, per generare i crediti fiscali sarebbero stati dichiarati aumenti di capitale successivamente risultati fittizi.

In questo modo sarebbero stati creati crediti d’imposta privi, secondo gli inquirenti, di un reale presupposto economico. Una volta comparsi fiscalmente, quei crediti potevano però essere ceduti e acquistati, entrando così nel circuito delle compravendite.

Gli approfondimenti avrebbero permesso agli investigatori di individuare anche la società ritenuta al centro del sistema di compravendita, riconducibile all’imprenditrice riminese coinvolta nell’inchiesta.

Tutto comincia dalla denuncia di due società

A mettere gli investigatori sulle tracce del presunto sistema sono state però due aziende bolognesi. I loro legali rappresentanti si sono rivolti alle autorità dopo essersi accorti che qualcuno aveva avuto accesso abusivamente ai rispettivi cassetti fiscali.

Da lì sarebbero spariti crediti d’imposta per un valore complessivo di 1.077.212 euro.

Le due società, secondo quanto ricostruito durante le indagini, erano entrate in contatto con alcuni dei soggetti successivamente indagati e avrebbero acquistato in buona fede i crediti fiscali.

Proprio le loro denunce hanno consentito alla guardia di finanza di cominciare a seguire il percorso dei crediti e di allargare progressivamente il raggio degli accertamenti.

Cellulari e computer sotto esame

Per ricostruire tutti i passaggi della vicenda sono state eseguite perquisizioni personali e domiciliari.

I finanzieri hanno inoltre acquisito il contenuto di telefoni cellulari e computer degli indagati attraverso accertamenti forensi, alla ricerca di documenti, comunicazioni e altri elementi utili a ricostruire la formazione e i successivi trasferimenti dei crediti.

Un lavoro investigativo che ha portato a delineare ruoli e rapporti tra i diversi soggetti coinvolti e, soprattutto, il percorso seguito dal denaro.

Il risultato è un’inchiesta che coinvolge complessivamente dodici persone e che adesso dovrà proseguire nelle sedi giudiziarie.

Le contestazioni formulate dagli investigatori rappresentano naturalmente ipotesi d’accusa e le responsabilità degli indagati dovranno essere accertate nel corso del procedimento.

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