GROSSETO. Questa è una fiaba. Sorprendente, imprevista, bellissima, crudele. Lo scenario si chiama Maremma, terra dove le suggestioni rincorrono i dolori, il maestrale insegue il grecale, il mare guarda in faccia la montagna, le ginestre scherzano con i pini.
Zolle di arrivi e partenze, incontri, lacerazioni, vita e morte. Questa è una fiaba dove si miscelano mondi all’apparenza troppo distanti per incontrasi e che, invece, cercandosi, si toccano creando nuove galassie, percorsi dove anche la fantasia resta a guardare. Stupita.
Manuela e Riccardo
Manuela Muratori (La Ma) vive tra la pineta e l’Ombrone, lavora con la famiglia, ama la musica, la pittura, ha amici con cui condividere le stagioni.
Un’esistenza semplice, vera, lineare. Il viale dei sogni e degli ideali l’accompagna, gli sta accanto senza ostacolarla, nemmeno distrarla. Ma c’è. Riccardo Majorana (Majo) vive a Bologna, naviga nella musica, nuota in quella di Lucio Dalla di cui diventa il vocalist, canta con la stessa voce di Lucio, compone musica, viaggia.
Nella sua strada conosce persone famose, guarda la vita da una angolazione ambita da molti. Lui resta se stesso, il successo non lo condiziona. Questi universi, per forze sconosciute, iniziano ad avvicinarsi. Il racconto è di Manuela, Majo non c’è più, si è spento all’età di 48 anni.
Una notte di fine agosto
«Una amica mi aveva parlato di un evento alla Cava. In programma un tributo a Lucio Dalla. Quella sera (fine agosto 2017 ndr) ero molto stanca ma decisi di andare dimenticando per qualche ora il lavoro – ricorda – eravamo in 4. Sedute davanti al palco a parlare sentimmo Dalla cantare pensando che qualcuno avesse messo un disco. Accanto a me vidi sedersi un uomo a cui dissi che quella sedia era occupata. Lui rispose che si sarebbe alzato al loro ritorno. La musica continuava, l’uomo alzò il braccio, in mano aveva il microfono. Salendo sul palco continuò a cantare con l’identica voce di Lucio. Incredibile. Sulla locandina c’era il suo nome: Riccardo Majorana».
«Delle poche battute che ci eravamo scambiati mi rimasero impresse queste: “Siamo in un bellissimo posto, ci metterei famiglia”. Ma ancora di più mi colpì la sua timidezza, che traspariva quando si trovava in mezzo alla gente».
L’accostamento dei due mondi genera una calamita di sensazioni.
Una storia solo interrotta
«Parlavamo su Facebook, spesso al telefono. Quando mi disse che sarebbe venuto a Grosseto d’istinto gli proposi di andarlo a prendere a Siena. Così è stato – rivela Manuela – ci siamo sposati a Bologna. Riccardo era un uomo di famiglia, un compagno, un babbo dopo l’arrivo di Clarissa, nostra figlia. È morto a Grosseto, la nostra storia non è finita, si è solo interrotta».
«La sua scomparsa mi ha impedito per molto tempo di dedicarmi alla pittura, una vera passione. Improvvisamente, una notte, ho ripreso pennelli e colori. La mattina dopo ho visto quello che avevo disegnato, io e lui abbracciati e in volo. Da quell’istante ho proseguito la mia pittura di iper realismo».
Il libro
Manuela ha condensato questa fiaba in un libro intitolato “Dentro le parole”, lo ha terminato con l’aiuto degli amici di Riccardo, voci che lo hanno conosciuto e ammirato, aneddoti di una vita trascorsa su palcoscenici sparsi per l’Italia. La prefazione è di Pupi Avati.

«Non mi hanno mai influenzato i nomi di chi gli stava intorno, per me era Riccardo, un uomo conosciuto sotto le stelle alla Cava di Roselle, amato con tutta me stessa, con cui ho vissuto straordinarie emozioni. L’ultima si chiama Clarissa, ha sette anni».




