GROSSETO. In un tempo in cui il mondo sembra raccontare soprattutto divisioni, conflitti e diffidenze, c’è chi sceglie di rispondere con un gesto antico che si ripete ogni giorno: sedersi alla stessa tavola e condividere il pane.
È accaduto venerdì 6 giugno alla parrocchia del Santissimo Crocifisso di Grosseto, dove si è svolta la terza edizione della Festa del Pane, l’iniziativa voluta e organizzata da don Roberto Nelli, sacerdote che da sempre fa dell’accoglienza, dell’inclusione e del dialogo i pilastri del proprio impegno pastorale.
Una festa che negli anni è diventata molto più di un appuntamento parrocchiale. È un simbolo concreto di una città che sa incontrarsi, conoscersi e costruire ponti tra persone provenienti da culture, lingue e religioni diverse.
Una festa nata per unire
Il tema scelto per l’edizione 2026 era quanto mai attuale: «Insieme per la Pace». Un messaggio che arriva in un momento storico segnato da guerre, tensioni internazionali e crescenti difficoltà nel dialogo tra i popoli.
La Festa del Pane nasce proprio dalla convinzione che la pace non sia un concetto astratto, ma una pratica quotidiana fatta di rispetto, ascolto e conoscenza reciproca.
Don Roberto Nelli ha sempre creduto che le differenze non debbano dividere ma arricchire, andando oltre colori della pelle, provenienze geografiche e appartenenze religiose. Un’idea che si è tradotta ancora una volta in una giornata capace di riunire decine di persone e numerose realtà associative del territorio.
Auxilium Vitae e Casa Francesca protagoniste della giornata
Tra i partecipanti c’erano anche i ragazzi di Auxilium Vitae, accompagnati dagli operatori e dagli educatori della struttura.
Con loro erano presenti anche le ragazze di Casa Francesca, accolte in un clima di festa e condivisione.
A rendere ancora più speciale la giornata c’era l’instancabile animatore Matteo, che per l’occasione ha lasciato per qualche ora il ruolo abituale per trasformarsi in cameriere e aiutare nell’organizzazione del pranzo comunitario.
Un gesto che racconta perfettamente lo spirito della manifestazione: mettersi al servizio degli altri.
Dall’Ucraina al Pakistan, un viaggio tra culture e tradizioni
La festa ha visto la partecipazione di numerose realtà e comunità presenti nel territorio grossetano.
C’erano la cooperativa Solidarietà è Crescita, le suore di Sant’Elisabetta, la comunità ucraina di fede ortodossa, le religiose provenienti dalle Filippine e dal Vietnam e tante altre persone che hanno scelto di condividere la propria storia e le proprie tradizioni.
Ne è nato un autentico mosaico di culture, lingue e sensibilità differenti.
Un’immagine che difficilmente si dimentica: persone provenienti da Paesi lontanissimi sedute fianco a fianco, unite dal desiderio di conoscersi e costruire relazioni autentiche.
Il pane come simbolo universale di fraternità
Al centro della giornata c’era naturalmente il pane, non soltanto come alimento, ma come simbolo universale di vita, accoglienza, condivisione e fraternità.
Attorno a quel simbolo si è sviluppato un percorso gastronomico che ha attraversato continenti e tradizioni.
Sulle tavole non mancavano infatti gli involtini di verza tipici dell’Europa orientale, le polpette moldave di manzo, le tartine preparate dalle diverse comunità, il riso bengalese, l’agnello del Gambia e i dolci pakistani.
Piatti diversi, sapori lontani tra loro, ma capaci di raccontare una stessa storia: quella di persone che scelgono di incontrarsi anziché diffidare le une delle altre.
La pace si costruisce ogni giorno
La Festa del Pane non pretende di cambiare il mondo. Ma dimostra che esiste un modo diverso di stare insieme.
Che la pace può nascere anche da un pranzo condiviso, da una conversazione tra sconosciuti, da un sorriso scambiato tra persone che fino a quel momento non si erano mai incontrate.
È questo il messaggio che don Roberto Nelli e tutti i partecipanti hanno voluto lanciare da Grosseto.
Un messaggio racchiuso in una frase che sintetizza perfettamente il senso della giornata: «In un mondo che ci vuole divisi, per dispetto noi ci abbracciamo».
E forse, oggi più che mai, è proprio da qui che bisogna ripartire.



