FOLLONICA. Era stato testimone di uno dei fatti di cronaca più devastanti della provincia, la sparatoria di via Matteotti del 13 aprile 2018. Aveva visto suo fratello Salvatore morire, la farmacista Paola Martinozzi restare gravemente ferita, oggi gravemente invalida. Lui era rimasto paralizzato.
Massimiliano De Simone è morto nella mattinata di venerdì 30 gennaio, all’età di 54 anni, all’ospedale di Massa Marittima, dove era ricoverato da alcuni giorni. Una vita spezzata, la sua, che non si è mai davvero rimarginata dopo quella tragedia che ha segnato per sempre Follonica e l’intera Maremma.
Massimiliano lascia due figli. E una madre, Annalisa, che in quella sparatoria ha visto morire due figli: Salvatore, ucciso sul colpo, e Massimiliano, sopravvissuto ma costretto a convivere per anni con una sofferenza fisica e psicologica devastante.
La sparatoria del 13 aprile 2018
Era il 13 aprile 2018 quando, in via Matteotti, tre colpi di pistola sparati da Raffaele Papa cambiarono per sempre la vita di più persone. Un’escalation folle, nata da una lite per l’acqua che dal balcone dell’hotel della famiglia De Simone cadeva sulla tenda della rosticceria Da Buono, della famiglia Papa.

In pochi istanti, Salvatore De Simone venne ucciso. Massimiliano fu colpito e rimase tetraplegico. La farmacista Paola Martinozzi restò gravemente ferita.
Raffaele Papa e il padre Antonio sono stati condannati rispettivamente all’ergastolo e a vent’anni di carcere. Una condanna diventata definitiva con la sentenza della corte di Cassazione.
Un mese di coma, poi la notizia della morte del fratello
Massimiliano De Simone rimase un mese in coma. Quando si svegliò, non ricordava nulla di quel giorno.
«Quando mi sono svegliato – raccontò a MaremmaOggi nel 2022 – a me era sembrato di aver dormito un giorno. Poi ho scoperto di aver perso l’uso delle gambe. Ma il peggio è stato quando mia moglie mi ha detto che Salvatore era morto».
Un colpo nel colpo. Un dolore che si è sommato al trauma fisico, senza mai trovare pace.
«Da quando mi sono svegliato dal coma, la mia vita è questa»
Nel 2022, dopo la sentenza della Cassazione, Massimiliano aveva raccontato la sua quotidianità fatta di ricoveri, svenimenti, cadute improvvise.
«Spesso e volentieri svengo e casco, mi devono riportare in ospedale. Da quando mi sono svegliato dal coma, la mia vita è questa».

Una vita che non è mai tornata quella di prima. Prima aveva due locali, lavorava, guadagnava bene. Poi solo una pensione d’invalidità e la consapevolezza di aver perso tutto.
Il dolore più grande: i figli
Più del dolore fisico, più delle difficoltà economiche, Massimiliano soffriva per il rapporto con i figli.
«Con il più piccolo non ho mai potuto giocare a pallone – diceva – Mi vede da sempre sulla sedia a rotelle. Io cerco di blindarmi rispetto a questo dolore, ma è difficilissimo».
Parole che oggi suonano come un testamento emotivo. La fotografia di una sofferenza che non si è mai attenuata.
Il cordoglio dell’avvocato Ciullini
Accanto a Massimiliano De Simone, fin dall’inizio, c’è sempre stato il suo avvocato, Franco Ciullini, che oggi esprime il proprio cordoglio.
«Esprimo cordoglio alla famiglia di Massimiliano, la notizia della sua morte ha lasciato tutti interdetti».
Ciullini lo aveva seguito passo dopo passo, anche mentre Massimiliano aspettava la sentenza definitiva della Cassazione dal letto dell’ospedale delle Scotte, dove era ricoverato nell’aprile del 2022.
Una tragedia che non si è mai chiusa
La morte di Massimiliano De Simone riapre una ferita che in Maremma non si è mai davvero rimarginata. Perché quella sparatoria non ha distrutto solo delle vite, ma ha lasciato una scia di dolore che si è protratta negli anni.
Massimiliano ha lottato fino all’ultimo, con un corpo che non rispondeva più e un cuore segnato per sempre. Oggi se ne va un uomo che è stato vittima due volte: dei colpi di pistola e di una sofferenza che non gli ha mai dato tregua.
Per chiunque voglia dare l’ultimo saluto a Massimiliano, i funerali si terranno sabato 31 gennaio alle 15 nella chiesa di San Leopoldo a Follonica.


