GROSSETO. 47 anni, una voce suadente, una particolare attrazione per le donne mature e 17 anni trascorsi a trasformare desideri e fantasie in un lavoro. Andrea fa il gigolò e nella sua carriera ha incontrato donne dai 25 ai 75 anni, entrando nelle loro camere da letto, ma spesso anche nella loro quotidianità. Una professione che, racconta, sente di avere nel sangue e che lo ha portato anche nel Grossetano.

Un mestiere fatto certamente di sesso, ma anche di seduzione, complicità e capacità di capire cosa desidera la donna che ha davanti. Ed è proprio qui che, secondo Andrea, passa una delle principali differenze rispetto al lavoro delle colleghe escort.
«Mi sveglio come tutti alle 7.30 del mattino, faccio la mia colazione, vado in palestra e poi inizio con la mia giornata. Il mio lavoro è diverso rispetto a quello delle mie colleghe escort, anche perché, nonostante sia lo stesso, è visto con occhi diversi – dice Andrea – E anche nello svolgimento sono due mondi diversi: per noi uomini si tratta di un lavoro più mentale che fisico, perché è quello che chiedono le clienti».
Andrea racconta di donne che vogliono essere corteggiate, guardate e desiderate, altre che cercano qualcuno con cui parlare o con cui ritrovare per qualche ora una complicità che nella vita quotidiana non hanno più. A volte basta anche un messaggio.
Dai 25 ai 75 anni
I motivi per cui le donne lo chiamano sono i più disparati: accompagnamento a eventi, aperitivi, cene e poi, spesso, una stanza d’albergo dove la serata diventa più intima. Ma non sempre l’attesa riguarda soltanto quello che accadrà una volta chiusa la porta. Sono tante le donne che si rivolgono a un professionista e lo fanno per motivi diversi. Non cercano necessariamente soltanto l’atto erotico: secondo Andrea, il desiderio passa anche dalle attenzioni, dalle coccole e dalla sensazione di avere qualcuno accanto.
«Con le donne è diverso, le mie colleghe vengono contattate in genere per consumare il rapporto, per noi invece non è detto che accada. Spesso ci contattano per accompagnarle a eventi di lavoro o personali oppure per avere qualcuno con cui parlare – racconta – Poi certo, otto volte su dieci finiamo in camera da letto, ma non è la regola».
Le clienti sono le più disparate e la fascia d’età spazia dai 25 ai 75 anni. Donne giovani o anziane che vogliono vivere una fantasia, sentirsi desiderate o semplicemente trascorrere una serata senza trasformarla in una relazione.
«Mi hanno contattato anche 25enni, che non volevano una relazione stabile e che hanno scelto un professionista piuttosto che uscire con qualche ragazzo, per paura che potesse molestarle o stalkerizzarle – dice – La prestazione più richiesta è la formula aperitivo, cena e poi la camera da letto».
L’incontro, racconta Andrea, non segue un copione. Si presenta come farebbe a un normale appuntamento: si parla, ci si conosce, arriva una carezza, un bacio e poi la serata prende la propria direzione.
«A 18 anni volevo fare il gigolò»
Andrea ha scelto di fare il sex worker per qualcosa che sente di avere nel Dna: l’attrazione sessuale e fisica verso donne più mature. Un fascino che lo accompagna da quando era molto giovane e che considera fondamentale per riuscire a fare questo mestiere.
«È semplice andare a letto con la trentenne che fa palestra, ma il vero professionista del mio settore riesce con donne non più nel fiore dell’età e che altri uomini non considerano seducenti – dice Andrea – A me questo eccita e colgo certi particolati, come una scarpa, uno sguardo o una linea nel volto. Quello che accende è sapere che dall’altra parte c’è una donna che vuole del sesso e che magari non sembra».
Ed è proprio questo contrasto ad affascinarlo: scoprire il desiderio nella normalità, dietro l’immagine di una donna che nella vita di tutti i giorni potrebbe essere un’impiegata, una parrucchiera o una professionista qualsiasi.
«Sono totalmente etero e ho scelto di fare il gigolò. È qualcosa che avevo dentro, una cosa che non può mancare è il desiderio verso le donne più anziane. Già da ragazzo mi trovavo a guardare le donne adulte – dice Andrea – L’appuntamento più eccitante l’ho avuto con una donna di 75 anni: quello che mi piace è l’idea della donna comune, anche un po’ sciatta e con i capelli leggermente brizzolati, che vuole sentire piacere».
Non è quindi necessariamente la bellezza più evidente ad attrarlo. La seduzione può nascere da uno sguardo, da un sorriso, da un particolare o semplicemente dalla consapevolezza di essere desiderato. Ed è questa capacità di trovare qualcosa di erotico nella donna che ha davanti che Andrea considera essenziale.
«Ho iniziato a 30 anni a fare l’escort, perché prima era più complesso raggiungere le clienti senza Internet – racconta – Io già a 18 volevo fare questo lavoro e oggi sono dedito a questa professione: sui siti utilizzo il mio nome vero e mostro il mio viso».
Quando il rapporto va oltre la camera da letto
Il nodo della carriera di Andrea è il piacere delle donne e l’eccitazione che trova nella normalità, una caratteristica che, racconta, gli permette di sentirsi attratto anche da clienti molto diverse tra loro.
«Rifiuto le donne che hanno una scarsa igiene personale e chi è affetta da obesità. In 17 anni mi è capitato tre, massimo quattro volte, di rifiutare una cliente, anche perché prima dell’incontro chiedo un paio di foto per capire chi ho di fronte – dice Andrea – Sono entrato nella quotidianità con molte clienti, perché una parte del mio lavoro è costruire un rapporto con loro e capita che mi affeziono anche io».
Con alcune donne, infatti, l’intimità non termina quando finisce l’appuntamento. Arrivano messaggi e attenzioni e può nascere un rapporto che supera le ore trascorse insieme. Il ruolo del “finto fidanzato”, almeno sul piano dell’affetto, qualche volta finisce per diventare meno finto. 
Le richieste, invece, raramente escono da ciò che Andrea considera normale nel suo lavoro. Ma qualche eccezione c’è stata. «La richiesta più assurda che mi sia stata fatta è la presenza del marito nella stanza, mentre consumiamo il rapporto – dice Andrea – Quelle più strane le ho ricevute dagli uomini: qualcuno voleva annusare i miei calzini usati e altri volevano toccarmi i piedi. Ma ho sempre rifiutato, lavoro solo con le donne».
Le esperienze maremmane
Il lavoro di Andrea non si esaurisce in una cena o in qualche ora trascorsa insieme. Essere un accompagnatore significa entrare per un determinato periodo nella vita della cliente: può essere una serata a teatro, un’inaugurazione, un matrimonio oppure un viaggio. Ed è proprio così che il suo lavoro lo ha portato anche in Maremma.
«Sono stato cinque giorni a Porto Ercole con una cliente di Roma – racconta Andrea – In quel caso ero con lei in vacanza e il mio ruolo era quello dell’accompagnatore. Può capitare di essere chiamati per una cena, per il teatro, per un viaggio o per un evento. Bisogna essere disponibili a tutto ciò che comporta l’accompagnamento».
Agli occhi degli altri Andrea diventa così il compagno della donna che ha accanto. Racconta di essere stato ingaggiato anche per matrimoni e altri appuntamenti pubblici, senza essere mai stato riconosciuto come gigolò. La maggior parte del suo lavoro si concentra però nelle grandi città: Milano, Roma, Torino e Bologna, soprattutto nel nord Italia.
Le clienti lo scelgono online
Se 17 anni fa trovare una cliente era molto più complicato, oggi tutto comincia davanti allo schermo di un computer. Andrea è presente con nome e volto sui portali dedicati e il passaparola, racconta, è praticamente inesistente: la discrezione resta una delle componenti fondamentali del mestiere. Andrea lavora principalmente nel nord Italia, ma gli capita anche di scendere verso il sud e proprio così ha scoperto il sud della provincia di Grosseto.
«Le clienti arrivano tutte dai siti. È difficile che una donna racconti anche alla migliore amica di aver chiamato un gigolò – spiega – Entra sul portale, guarda i profili e sceglie la persona che preferisce».
Poi arrivano i primi messaggi, qualche domanda, le foto e l’organizzazione dell’appuntamento. Non esistono orari prestabiliti: può essere una mattina, un pomeriggio, una notte o diversi giorni insieme. Anche il numero degli incontri cambia: ci sono settimane con due o tre appuntamenti e altre senza alcuna cliente. La disponibilità, per Andrea, è parte integrante del lavoro.
«La mia vita privata? Si concilia con questo lavoro»
Essere un gigolò ha anche diversi lati della medaglia, soprattutto quando il lavoro entra nella vita privata. Andrea oggi non ha moglie né figli e racconta di riuscire così a gestire liberamente appuntamenti, spostamenti e viaggi.
«La mia vita privata si concilia benissimo con questo lavoro perché sono single, se vuoi farlo bene devi essere disponibile e dedicarti davvero a quello che fai – racconta Andrea – Le mie relazioni sono state turbolente a causa del lavoro, inizialmente le mie compagne tendevano a capire, ma poi non riuscivano a sostenerlo».
Per Andrea è difficile separare completamente i due mondi: una cliente può chiamare, può esserci un viaggio da organizzare e il lavoro non è qualcosa che intende nascondere.
Ed è anche per questo che rivendica la scelta di mostrare apertamente nome e volto. «Una donna vuole vedere il sorriso, gli occhi, vuole sapere chi incontrerà – dice il gigolò – Chi nasconde il viso spesso lo fa perché ha una compagna o perché svolge questo lavoro soltanto per arrotondare».
Per Andrea, invece, dopo 17 anni non è un secondo lavoro e non è un segreto. È una professione costruita intorno al desiderio, alla seduzione e alla capacità di entrare, anche solo per una sera, nell’intimità di una sconosciuta. E intorno a quella professione, nel bene e nel male, ha costruito anche la propria vita.



