GROSSETO. Oltre 644mila pernottamenti turistici persi in un solo anno. L’export che arretra del 17,9%, mentre quello toscano cresce. L’agricoltura che perde il 5,1% del valore aggiunto reale. Un’economia che, una volta depurata dall’aumento dei prezzi, praticamente non cresce.
Eppure ci sono 100mila occupati, il tasso di occupazione è sostanzialmente quello della Toscana, più di sette imprese su dieci prevedono assunzioni e in alcuni comparti produttivi compaiono numeri di crescita sorprendenti.
Il problema, semmai, è trovare chi assumere: quasi un profilo professionale su due cercato dalle aziende maremmane è difficile da reperire.
È una provincia fatta di contrasti quella fotografata da “Navigare l’incertezza”, il Rapporto strutturale sull’economia delle province di Livorno e Grosseto relativo al 2025, presentato questa mattina, martedì 6 ottobre, nella Sala Elba della sede livornese della Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno.
A illustrarlo sono stati il presidente Riccardo Breda e l’economista del Centro Studi e Servizi della Camera di Commercio Raffaella Antonini. Il rapporto è stato realizzato da Federico Doretti e dalla stessa Antonini e raccoglie le informazioni disponibili fino al 31 luglio 2026.
Una fotografia che non racconta un’economia in caduta libera. Racconta qualcosa di probabilmente più complesso: una Maremma che resiste, ma che fatica a crescere, con alcuni dei suoi settori tradizionalmente più forti in difficoltà e altri che cominciano a cambiare pelle.

Turismo, in un anno spariscono 644mila pernottamenti
Il numero che salta immediatamente agli occhi è quello del turismo. Nel 2024 la provincia di Grosseto aveva registrato 1.279.734 arrivi e 5.717.533 presenze. Nel 2025 gli arrivi sono scesi a 1.189.146 e le presenze a 5.073.491.
Significa 90.588 turisti arrivati in meno e, soprattutto, 644.042 pernottamenti perduti. In percentuale: -7,1% negli arrivi e -11,3% nelle presenze.
E il calo attraversa praticamente tutte le componenti del mercato. Gli italiani passano da 3,859 milioni a 3,462 milioni di presenze, -10,3%. Gli stranieri da 1,858 milioni a 1,611 milioni, -13,3%.
Gli alberghi perdono il 13,3% delle presenze. L’extralberghiero, che rappresenta ormai quasi tre quarti dei pernottamenti provinciali, arretra del 10,5%. Anche la permanenza media si accorcia: da 4,5 a 4,3 notti.
Il rapporto non nasconde la portata del risultato, definendo l’andamento grossetano tanto deludente quanto sorprendente. Soprattutto perché basta spostarsi di pochi chilometri verso nord per trovare una situazione opposta.
Livorno vola al record, la Maremma arretra
La provincia di Livorno nel 2025 supera infatti 1,79 milioni di arrivi e 9,57 milioni di presenze, stabilendo il proprio massimo della serie considerata.
Le presenze livornesi crescono del 4,6%, mentre quelle grossetane scendono dell’11,3%. È probabilmente uno dei confronti più significativi dell’intero rapporto.
Due territori costieri, entrambi con una fortissima vocazione turistica, chiudono lo stesso anno in direzioni completamente differenti.
E il dato provinciale della Maremma, a sua volta, nasconde differenze enormi tra una destinazione e l’altra.
Castiglione perde il 18,3%, Scarlino quasi il 32%. Grosseto invece cresce
Il primo comune turistico della provincia resta Castiglione della Pescaia, con 1.178.025 presenze. Ma rispetto al 2024 perde il 18,3% dei pernottamenti e il 14,5% degli arrivi. È una flessione importante proprio perché applicata a uno dei volumi turistici maggiori dell’intera Maremma.
Orbetello, seconda grande potenza del turismo provinciale insieme a Grosseto, registra 969.512 presenze, ma scende del 12,7%.
Ancora più pesante la contrazione di Scarlino: 267.918 presenze, -31,9%. Manciano perde il 23,7%, Gavorrano il 22,4%, Isola del Giglio il 25,9%, Scansano il 16,2% e Monte Argentario l’11%.
Ci sono poi percentuali ancora più elevate nei comuni con volumi complessivi inferiori: Magliano in Toscana -53,7%, Civitella Paganico -41,1%, Arcidosso -40,8%.
Ma la Maremma non scende tutta. E uno dei risultati più interessanti arriva proprio dal capoluogo.
Grosseto sfiora il milione di presenze
Il comune di Grosseto raggiunge 245.377 arrivi e 995.557 presenze. Gli arrivi crescono dell’8,1% e i pernottamenti del 6,6%. Il capoluogo sfiora quindi la soglia simbolica del milione di presenze turistiche e si avvicina ai numeri di Orbetello.
Cresce anche Follonica, con 105.781 arrivi e 542.848 presenze: +3,5% e +2,9%.
Capalbio chiude con 140.102 presenze, +5,1%; Sorano cresce del 7,4%; Campagnatico del 10,2%; Castel del Piano del 10,3%. Segno positivo anche per Seggiano, mentre Pitigliano resta sostanzialmente stabile.
È quindi difficile parlare semplicemente di “crisi del turismo maremmano”. Il dato provinciale è fortemente negativo, ma dietro quel -11,3% si nasconde una redistribuzione dei flussi che meriterà di essere analizzata destinazione per destinazione.
L’economia cresce nei valori, ma non nella sostanza
Il turismo è soltanto uno dei capitoli di “Navigare l’incertezza”. La ricchezza prodotta in provincia di Grosseto nel 2025, misurata attraverso il valore aggiunto nominale, viene stimata in 6,239 miliardi di euro, contro i 6,122 miliardi del 2024. Sulla carta è una crescita dell’1,9%.
Ma eliminando l’effetto dell’inflazione, il quadro cambia. Il valore aggiunto reale passa da 5,381 miliardi nel 2024 a 5,373 miliardi nel 2025: una lieve contrazione.
E le previsioni non indicano, almeno per il momento, una vera accelerazione: 5,378 miliardi reali nel 2026 e 5,389 nel 2027.
In altre parole, tra 2024 e 2027 l’economia maremmana resterebbe sostanzialmente ferma in termini reali. È forse questa la chiave più profonda per leggere l’intero rapporto: il territorio continua a produrre, assumere e fare impresa, ma fatica ad aumentare realmente la propria ricchezza.
Agricoltura, il valore aggiunto perde il 5,1%
Tra i comparti che soffrono c’è l’agricoltura. Nel 2025 il valore aggiunto reale del settore cresce del 9% nella provincia di Livorno, mentre a Grosseto registra un -5,1%.
Il rapporto individua fra le cause il peso delle colture estensive, a partire dal grano duro, alle prese con la caduta dei prezzi di vendita e con l’aumento di alcuni costi di produzione, compreso il gasolio agricolo. Ma anche in questo caso c’è l’altra faccia della medaglia.
Il settore primario viene indicato tra quelli più impegnati nella doppia transizione: oltre due terzi delle imprese agricole considerate hanno investito nella trasformazione digitale e più del 40% in interventi legati a energia e sostenibilità.
Un’agricoltura quindi economicamente sotto pressione, ma non necessariamente ferma sul piano dell’innovazione.
L’export perde quasi il 18%
Un altro campanello d’allarme arriva dal commercio con l’estero. Nel 2024 la provincia di Grosseto aveva esportato merci per 472,997 milioni di euro. Nel 2025 il valore scende a 388,148 milioni.
La perdita è del 17,9%.
Ed è un dato ancora più significativo se confrontato con quello regionale: nello stesso anno l’export della Toscana cresce del 21,3%. Contemporaneamente le importazioni grossetane aumentano del 12,4%, passando da 251,5 a 282,8 milioni.
Il grosso dell’arretramento delle esportazioni arriva dal manifatturiero e soprattutto da uno dei comparti storicamente più importanti della provincia.
L’agroalimentare perde il 40%
I prodotti alimentari, le bevande e il tabacco passano da 329,1 milioni di euro esportati nel 2024 a 197,7 milioni nel 2025. È un crollo del 39,9%.
La singola voce più pesante dell’export grossetano resta quella di oli e grassi vegetali e animali, con 148 milioni di euro, ma il valore diminuisce del 47,4%. Anche il chimico arretra del 22%.
Il principale mercato estero della provincia resta quello degli Stati Uniti, con 118,1 milioni di euro, ma il valore delle esportazioni verso gli Usa crolla del 52%.
Crescono invece Germania e Francia e soprattutto il Regno Unito, che raggiunge 62,7 milioni di euro con un incremento del 333,2%.
Ma tra le pieghe delle statistiche compare anche qualcosa di completamente diverso.
Nei numeri spunta una Maremma hi-tech
Il valore delle esportazioni grossetane di computer, apparecchi elettronici e ottici passa infatti da appena 1,17 milioni nel 2024 a 38,66 milioni nel 2025. L’incremento statistico è del 3.207%.
Gli strumenti e apparecchi di misurazione, prova e navigazione valgono da soli oltre 30 milioni di export, con una crescita superiore al 4.000%.
Crescono anche le apparecchiature elettriche, mentre nei dati compaiono 9,17 milioni di euro legati ad aeromobili, veicoli spaziali e relativi dispositivi.
Sono valori che partono in alcuni casi da basi molto basse e che quindi producono percentuali gigantesche. Ma rappresentano comunque un segnale da approfondire, perché mostrano la comparsa di componenti tecnologiche nell’export di una provincia tradizionalmente identificata soprattutto con agroalimentare, agricoltura e turismo.
Il grande paradosso del lavoro: le aziende assumono ma non trovano persone
Poi c’è il mercato del lavoro. Ed è probabilmente, insieme al turismo, il capitolo più interessante del rapporto. Nel 2025 il 72,4% delle imprese grossetane ha previsto di effettuare assunzioni.
La percentuale è superiore sia alla Toscana, ferma al 64,4%, sia alla media nazionale del 64%.
Nel settore primario si arriva addirittura al 90,4% delle imprese. Nei servizi di alloggio, ristorazione e turismo all’87,8%. Nelle costruzioni al 72,5%.
Eppure il 48,7% dei profili professionali ricercati in provincia risulta difficile da reperire. Quasi uno su due.
Un paradosso che mette insieme carenza di competenze, caratteristiche delle offerte di lavoro, esperienza richiesta, aspettative delle nuove generazioni e organizzazione delle imprese. Ed è proprio su questo che il rapporto invita a evitare letture troppo semplicistiche.
Oltre 6.600 richieste nella ristorazione, una su due difficile da coprire
La voce più importante è quella degli addetti alle attività di ristorazione. Rappresentano da soli il 26,7% di tutte le entrate previste in provincia: oltre 6.600 richieste di personale. E circa un candidato su due è difficile da trovare.
Il personale non qualificato nei servizi di pulizia rappresenta un altro 9,8% della domanda e risulta difficile da reperire nel 54,5% dei casi.
Seguono gli addetti alle vendite, l’8,2% delle entrate previste; il personale non qualificato in agricoltura e nella manutenzione del verde, 7,9%; gli addetti allo spostamento e alla consegna delle merci, 5,2%.
Per gli addetti all’accoglienza e all’informazione della clientela, che rappresentano il 4,2% della domanda, la difficoltà di reperimento arriva a quasi il 60%.
Operai forestali e artigiani del legno quasi introvabili
Ci sono poi professioni con numeri ancora più impressionanti. Tra gli operai forestali specializzati, il 93,6% dei profili ricercati risulta difficile da reperire.
Per attrezzisti, operai e artigiani del trattamento del legno si arriva al 92,4%.
Le professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali raggiungono l’84,1%, quelle della sicurezza, vigilanza e custodia il 70,7%. I conduttori di veicoli a motore sono difficili da reperire nel 60% dei casi. Tra le professioni tecniche, complessivamente, la difficoltà arriva al 60% e per alcune categorie specifiche raggiunge percentuali ancora superiori.
È uno dei temi che il rapporto lega direttamente al cosiddetto mismatch, la distanza fra ciò che le aziende cercano e competenze, aspettative e disponibilità presenti sul mercato del lavoro.
Solo il 4,1% delle assunzioni previste richiede una laurea
C’è anche un dato che racconta molto bene la struttura dell’economia maremmana. Soltanto il 4,1% delle entrate previste nel 2025 richiede un livello di istruzione universitario: circa 1.010 persone. In Toscana la percentuale è il 9%, in Italia l’11,6%.
La richiesta delle imprese maremmane continua quindi a concentrarsi soprattutto su diplomi, qualifiche professionali, specializzazioni tecniche e competenze operative.
Per i profili ITS la domanda rappresenta l’1,9% delle entrate previste. Nei servizi, però, oltre due terzi di questi profili risultano difficili da trovare.
Il problema, insomma, non è soltanto quanti lavoratori siano disponibili. È anche quali competenze possiedano e quali lavori siano disposti o preparati a svolgere.
Centomila occupati, Grosseto regge meglio della media italiana
Eppure il mercato del lavoro, guardato nel suo complesso, non restituisce l’immagine di una provincia depressa. Nel 2025 gli occupati sono circa 100mila, in crescita dello 0,9%. Il tasso di occupazione fra 15 e 64 anni è del 70,4%, praticamente identico al 70,5% della Toscana e nettamente superiore al 62,5% nazionale.
Cambiano però gli equilibri tra i settori.
Gli occupati nelle costruzioni crescono del 28,2%, quelli nell’industria del 24,7% e quelli nell’agricoltura dell’1,4%. Scendono invece del 4,2% gli occupati in commercio, alberghi e ristoranti e del 4,3% quelli negli altri servizi.
Anche qui, dietro un dato complessivamente positivo, si intravede una trasformazione della struttura economica.
Il commercio continua a perdere imprese
Più difficile la situazione del commercio. A fine 2025 risultano 4.426 sedi d’impresa registrate nel settore in provincia di Grosseto, delle quali 3.167 nel dettaglio.
Durante l’anno vengono registrate 130 iscrizioni e 247 cessazioni, con un saldo negativo di 117 imprese.
Nel solo commercio al dettaglio le iscrizioni sono 86 e le cessazioni 175: -89.
Un dato che conferma le difficoltà di un settore alle prese da anni con il cambiamento delle abitudini di consumo, l’e-commerce, i costi e la trasformazione dei centri urbani.
Le imprese straniere crescono del 6,3%
Il tessuto imprenditoriale, tuttavia, continua a mostrare anche elementi di vitalità. In provincia risultano 7.814 imprese femminili, pari al 27,21% del totale: una presenza molto superiore alla media toscana, 23,56%, e a quella italiana, 22,27%. Le imprese giovanili sono 1.911.
E soprattutto aumentano rapidamente quelle straniere: sono 3.385, +6,3% in un anno, contro una crescita dell’1,6% in Toscana e dell’1% a livello nazionale.
Nel comune di Grosseto, inoltre, la demografia complessiva d’impresa chiude l’anno con 519 iscrizioni e 489 cessazioni, saldo +30.
Segno che anche all’interno di un quadro provinciale complesso esistono territori e componenti imprenditoriali che continuano a crescere.
Dal credito arriva un’altra spia
C’è infine un indicatore meno visibile, ma da non sottovalutare. I depositi delle famiglie grossetane crescono dell’1,4%, segnale di una capacità di risparmio che resiste. Ma sul fronte opposto il rapporto richiama l’attenzione sulla qualità del credito.
Lo stock delle sofferenze bancarie della provincia di Grosseto raggiunge livelli analoghi a quelli di Livorno, nonostante l’economia livornese abbia dimensioni nettamente maggiori.
Nella seconda metà del 2025 aumentano inoltre le nuove sofferenze delle imprese. Particolarmente esposte risultano le microimprese, che in Maremma rappresentano una quota delle sofferenze molto superiore a quella livornese, insieme alle attività legate al settore primario.
Un’altra spia accesa in un’economia fortemente caratterizzata dalla piccola dimensione aziendale.
L’inverno demografico
Sul fondo resta poi la questione demografica. Il rapporto della Camera di Commercio conferma una provincia che continua a perdere abitanti e a invecchiare, con un saldo naturale fortemente negativo e un’immigrazione che non riesce a compensare la differenza fra nascite e morti.
È un fenomeno strutturale che MaremmaOggi ha analizzato nei giorni scorsi, ricostruendo l’andamento della popolazione e lo spopolamento dei comuni maremmani nel lungo periodo.
Ed è proprio la demografia che si intreccia con molti degli altri problemi evidenziati dal rapporto: disponibilità di lavoratori, ricambio generazionale, domanda interna e sostenibilità futura dei servizi.
Breda: «Non possiamo dirigere il vento, ma possiamo orientare le vele»
Il titolo scelto per il rapporto, “Navigare l’incertezza”, riassume la lettura che la Camera di Commercio dà di questa fase. Guerre, crisi del Mar Rosso, nuovi protezionismi, inflazione e trasformazioni tecnologiche hanno modificato rapidamente il contesto nel quale operano le aziende. Ma, secondo Breda, il sistema produttivo locale ha dimostrato capacità di resistenza.
Le sedi d’impresa registrate nelle due province diminuiscono dello 0,3%, mentre crescono dell’1,9% le unità locali e del 2,2% le società di capitale.
«Non possiamo dirigere il vento, ma possiamo orientare le vele» è l’immagine utilizzata per descrivere la necessità di conoscere i cambiamenti e provare a governarli.
La sfida indicata dal rapporto riguarda soprattutto lavoro, innovazione, formazione e coesione sociale.
Perché la difficoltà nel trovare personale non può essere affrontata soltanto chiedendo più lavoratori: secondo l’analisi camerale anche le imprese dovranno modificare la propria organizzazione, offrendo maggiore flessibilità e strumenti concreti di welfare per rispondere alle nuove aspettative sul rapporto fra vita e lavoro.
L’ultimo consiglio dell’era Breda
La presentazione del rapporto ha avuto quest’anno anche un significato particolare. Al termine della conferenza stampa si è svolta infatti l’ultima seduta del Consiglio camerale del mandato 2021-2026, chiamata ad approvare il bilancio dei cinque anni appena trascorsi.
Un quinquennio segnato prima dagli effetti della pandemia, poi dalle crisi internazionali e dalla doppia transizione digitale ed ecologica.
Nel bilancio di mandato figurano oltre 3,4 milioni di euro destinati attraverso bandi all’innovazione e alla doppia transizione, con 2.778 imprese direttamente assistite nei processi di digitalizzazione e Industria 4.0.
Più di 21mila studenti sono stati coinvolti in formazione e Pcto, mentre quasi 1,7 milioni sono stati destinati alla nascita di nuove imprese e al passaggio generazionale.
Sul fronte dell’internazionalizzazione gli interventi hanno raggiunto 870mila euro e sono state rilasciate oltre 30mila certificazioni per i mercati esteri. A turismo e patrimonio culturale sono andati 577mila euro di contributi per eventi e progetti.
Poi la cerimonia conclusiva, con la consegna delle targhe ai consiglieri camerali che hanno fatto parte dei due mandati 2016-2021 e 2021-2026.
E al presidente Riccardo Breda, alla guida della Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno dal 2016, è stata consegnata una targa dal segretario generale Pierluigi Giuntoli.

Si chiude così un ciclo lungo dieci anni proprio nel giorno in cui la Camera lascia sul tavolo l’ultima fotografia dell’economia del territorio.
Una fotografia nella quale la Maremma non appare immobile né rassegnata. Ma dalla quale emerge con chiarezza che resistere, ormai, non basta più.





