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Duecentomila euro per “la fabbrica della bellezza”

Il ministero finanzia il progetto per l’Ilva del futuro: uno spazio di contaminazione accessibile a tutti e una ricerca sull’arte manifatturiera della città

FOLLONICA. Nell’elenco dei 51 Comuni italiani beneficiari del fondo per il “sostegno delle piccole e medie città d’arte e dei borghi particolarmente colpiti dalla diminuzione dei flussi turistici dovuta all’epidemia di covid-19” c’è anche Follonica, con il suo progetto per l’Ilva “La fabbrica della bellezza”

IL PROGETTO – La fabbrica della bellezza – Proposta.

Il Decreto del Ministero dell’Interno, che approva l’assegnazione del fondo, è stato firmato lo scorso 22 dicembre e pubblicato in Gazzetta ufficiale. Il progetto follonichese, voluto dal Comune di Follonica e curato dal Cantiere Cultura e dalla cooperativa Arcobaleno, ha valso un contributo importante, di ben 200 mila euro, che saranno impiegati per la promozione e il rilancio dell’area.

Premiata l’Ilva del futuro

I progetti sono stati valutati per la loro qualità e per l’accessibilità, in termini di capacità di coinvolgere varie fasce di pubblico e di essere da queste fruibile. Inoltre è stata valutata la sostenibilità, in termini di durata nel tempo, impatto ambientale e ricaduta sociale del progetto. Infine sono state valutate l’efficacia e l’economicità.

Il lavoro presentato riguarda la NexT Ilva, ovvero la prossima Ilva, quella di domani: un nuovo distretto per una nuova città, che dovrà offrire alla comunità e ai singoli uno sviluppo personale, sociale, economico, culturale. Il prefisso privativo “ex”, che caratterizza tante aree produttive urbane dimesse, qui viene abbracciato da due consonanti che ne trasformano profondamente significato e ruolo. Da ex a NexT.

Il palazzo Granducale a Follonica

«Si tratta dell’ennesimo colpo andato a segno per l’Ilva – dice il sindaco Andrea Benini – Questo progetto beneficiario del contributo è stato costruito in maniera corale tra vari soggetti, come il Cantiere Cultura e la cooperativa Arcobaleno, che hanno collaborato al concepimento della “fabbrica della bellezza”, una progettualità che si inserisce nel lavoro stratificato, di anni, fatto per la rigenerazione della nostra città fabbrica. Un lavoro importantissimo: qualche decennio fa tutto questo non era minimamente scontato. Si tratta di una progettualità che tiene insieme tanto, tantissimo, e che vuole valorizzare il patrimonio cittadino più importante».

«Siamo felici che questa sia la prima conferenza stampa dell’anno del Centenario, proprio perché il tema si sposa bene con questa celebrazione – commenta l’assessora alle politiche culturali Barbara Catalani – Questo progetto può essere il filo conduttore di tutte le iniziative dei prossimi mesi, proprio perché ha la capacità di mettere insieme non solo i punti forti della nostra recentissima storia ma anche perché si realizza grazie all’impiego di molte persone. Si riprendere poi un tema a me molto caro: quello della ricerca, che mancava da un po’. Adesso possiamo finalmente ripensare alle pubblicazioni e all’apertura degli archivi storici».

Il progetto finanziato dal ministero 

Il progetto, in accordo con la disponibilità data dai Carabinieri forestali, attuali depositari del Palazzo Granducale all’interno dell’Ilva, prevede un ciclo regolare di visite utili alla conoscenza e alla riappropriazione da parte della cittadinanza.

Il Palazzo e il suo giardino saranno resi leggibili attraverso un sistema museografico, tale da creare un allestimento leggero, andando a realizzare un parco-museo che possa offrire la possibilità di vedere e leggere il racconto del palazzo: la costruzione, la vita dei granduchi, la vita in quel palazzo, gli arredi, l’aspetto botanico, le feste. Il progetto vuole restituire piena visibilità al patrimonio artistico e architettonico dell’area, valorizzando e promuovendo edifici e spazi, partendo dal palazzo Granducale, le sue sale, il patrimonio custodito, il suo giardino, il palazzo con la Torre dell’Orologio, il complesso produttivo, il cancello monumentale, la chiesa di San Leopoldo e gli altri edifici esterni ai confini dell’Ilva. Il tema sarà proposto con una una grande mostra, che avrà come principale spazio espositivo la Fonderia 1, edificio ristrutturato grazie ai fondi PIUSS, e avrà appendici nel palazzo Granducale e giardino, nella chiesa di San Leopoldo e in forma diffusa in tutta l’area dell’Ilva.

Teatro Fonderia Leopolda
Teatro Fonderia Leopolda

Il progetto vuole poi stimolare un’attività di ricerca sulla manifattura artistica follonichese, presente in loco o in altre città (come le presenze fiorentine) attraverso borse di studio mirate a ricerche sul patrimonio follonichese e una restituzione alla cittadinanza e alla comunità scientifica grazie a pubblicazioni e una programmazione di incontri dedicati.

Non mancherà una mostra, realizzata in collaborazione con MAXXI Direzione Architettura, l’Associazione Nazionale Archivi di Architettura Contemporanea e il Dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze, che sarà anche il primo omaggio in Italia alla figura dell’architetto Vittorio Gregotti e ai progetti del suo studio, in particolare gli interventi relativi ai teatri (oltre al Teatro Fonderia Leopolda di Follonica, il Grand Théâtre de Provence a Aix-en-Provence e il Teatro degli Arcimboldi a Milano). La proposta complessiva prevede attività di studio e ricerca che saranno funzionali all’esposizione.

È poi prevista una mostra, in collaborazione con l’archivio di Stato di Grosseto e gli Archivi delle Bonifiche Grossetane, dedicata ai caselli idraulici cittadini che partirà da una campagna di studi, e una seconda mostra, dedicata ai villini liberty di Follonica, che offrirà un approfondimento inedito sulle architetture borghesi di fine ottocento, dove lo stile art nouveau, nella sua accezione italiana, si rende evidente nello stile generale, nelle forme dell’architettura e nelle decorazioni.

Infine, l’area ex-Ilva sarà dotata di un sistema di wayfinding, un complesso apparato di segnaletica utile a informare i fruitori dell’area dei servizi e delle funzioni offerte all’interno dell’area, rendere evidente la funzione degli edifici attualmente attivi e narrare ai fruitori la storia dell’area e la funzione originaria dei luoghi, oltre che a connettere l’area con il resto della città.

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