Droga e fuga dalla finestra: la Cassazione annulla la condanna | MaremmaOggi Skip to content

Droga e fuga dalla finestra: la Cassazione annulla la condanna

Tentò di scappare dal davanzale per evitare l’arresto, poi il morso a un poliziotto: la Suprema Corte dispone un nuovo giudizio
Una volante della polizia in via Roma, dove c'era la centrale dello spaccio
Una volante della polizia in via Roma (foto d’archivio)

GROSSETO. Una fuga disperata, un equilibrio precario su un davanzale e il tentativo, ormai vano, di sottrarsi all’arresto. È da quella scena, avvenuta nel febbraio del 2024, che prende forma la vicenda giudiziaria che oggi torna al centro dell’attenzione dopo l’intervento della Corte di Cassazione.

Protagonista è Ayoub El Aqqad, 33 anni, cittadino marocchino, che per sfuggire agli uomini della squadra mobile di Grosseto aveva pensato a una via estrema: lanciarsi dalla finestra dell’appartamento che condivideva con la compagna in via Roma. Un salto di circa dieci metri, però, troppo rischioso anche per chi era ormai senza via d’uscita.

Il tentativo di fuga e l’arresto

Bloccato sul davanzale, l’uomo fu raggiunto e fermato dagli agenti. In quei momenti concitati tentò comunque di divincolarsi, arrivando anche a mordere un ispettore di polizia pur di sottrarsi alla presa.

All’interno dell’abitazione, la perquisizione portò alla scoperta di circa 150 grammi di cocaina, oltre a tutto il necessario per il confezionamento delle dosi. Poco prima, in strada, era stata fermata anche la compagna, una donna italiana di 32 anni.

Le condanne e la riduzione in appello

La vicenda ha avuto un primo passaggio in tribunale a Grosseto, dove il 10 settembre 2024 l’uomo era stato condannato a cinque anni e due mesi di reclusione per detenzione ai fini di spaccio e resistenza a pubblico ufficiale.

In appello, però, la sentenza era stata rivista: la Corte di Firenze aveva ridotto la pena a due anni e dieci mesi, modificando in parte le accuse e abbassando anche la multa, portata a quattromila euro.

Il ricorso in Cassazione

Nonostante la riduzione della condanna, il 33enne ha deciso di rivolgersi alla Corte di Cassazione, contestando sia il reato di resistenza – sostenendo di aver cercato solo di sfuggire alla cattura – sia il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche.

È proprio su questo ultimo punto che i giudici della Suprema Corte hanno ritenuto fondate le sue ragioni.

Nuovo processo per rideterminare la pena

La Cassazione ha infatti annullato parzialmente la sentenza d’appello, limitatamente alla determinazione della pena, disponendo un nuovo giudizio davanti a un’altra sezione della Corte di Appello di Firenze.

Il procedimento, quindi, non è ancora concluso: sarà il nuovo collegio a dover stabilire se e come rivedere la condanna, tenendo conto anche delle attenuanti richieste dalla difesa

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