GROSSETO. La chiusura del dormitorio di Grosseto prevista per il 31 gennaio continua a sollevare interrogativi e preoccupazioni. Dopo l’appello lanciato da don Enzo Capitani, che per primo aveva acceso i riflettori sul rischio di lasciare decine di persone senza un riparo nel pieno dell’inverno, e dopo il confronto politico e istituzionale di questi giorni, torna a intervenire la Caritas con un comunicato chiaro e netto.
Un intervento che non si limita a commentare l’emergenza freddo, ma che invita la città a cambiare prospettiva, riconoscendo che la povertà non è un fatto occasionale, né una parentesi stagionale.

«Tenere lo sguardo sui più fragili è un segnale positivo»
Caritas riconosce che il dibattito acceso in questi giorni rappresenta un segnale positivo di attenzione verso chi vive ai margini. Parlare di dormitorio, di freddo, di persone costrette a dormire all’aperto significa non voltarsi dall’altra parte.
Ma allo stesso tempo l’organismo diocesano richiama tutti a una responsabilità più profonda: i poveri non sono un’eccezione, ma una presenza costante nella società.
Caritas: «Non siamo volontariato, ma un organismo pastorale»
Nel comunicato, Caritas chiarisce con forza il proprio ruolo: non è un’associazione di volontariato, ma un organismo pastorale della Chiesa, chiamato ad animare la comunità cristiana alla carità.
E la prima forma di carità è riconoscere che le povertà hanno radici complesse, che non possono essere affrontate con risposte temporanee o esclusivamente emergenziali.
Il volontariato è una risorsa fondamentale, ma non può e non deve sostituirsi alle istituzioni.
La proposta: una rete stabile di ascolto e risposte
Il passaggio centrale del comunicato è una proposta chiara:
costruire una rete stabile e continuativa di ascolto dei bisogni, capace non solo di intercettare le fragilità presenti sul territorio, ma anche di trovare risposte condivise alle situazioni più gravi.
Un lavoro che richiede collaborazione, continuità e responsabilità, ben oltre la logica dell’emergenza.
«Non bastiamo»: l’impegno quotidiano e i suoi limiti
Attraverso operatori, volontari e Centri di ascolto parrocchiali, Caritas è già presente sul territorio con interventi di prossimità. Ma lo ammette senza ambiguità: non basta.
In questo contesto si inserisce il progetto Abitare la notte, nato per offrire attenzione e supporto a chi trascorre le notti all’aperto, con gesti semplici ma essenziali.
Negli ultimi mesi, inoltre, Caritas diocesana e alcune parrocchie hanno cercato di garantire soluzioni temporanee di accoglienza al caldo, proprio per fronteggiare l’emergenza freddo.
Risposte importanti, ma limitate e fragili, che rischiano di spegnersi senza una prospettiva di continuità.
Un appello che chiama tutti in causa
La posizione della Caritas è netta: continuerà a svolgere il proprio servizio con spirito di collaborazione, ma ribadisce che solo una rete solidale, composta da soggetti diversi e complementari – istituzioni, terzo settore, comunità – può prendersi cura in modo efficace delle fragilità.
Con la chiusura del dormitorio ormai imminente, la domanda resta aperta: Grosseto saprà trasformare questa emergenza in una risposta strutturale?






