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Da leader dei trattori al processo per il lupo scuoiato

Salvatore Fais sta guidando la protesta degli agricoltori a Roma, a Grosseto è imputato per uccisione di animali. I fatti risalgono al 2017, la difesa ha sollevato un’eccezione: rinviata la decisione alla prossima udienza
Il lupo scuoiato e appeso al cartello

GROSSETO. Ha lasciato il presidio degli agricoltori a Roma, dove è diventato leader di Riscatto Agricolo e della protesta dei trattori, per partecipare all’udienza che lo vede imputato per uccisione di animali

Giovedì 15 febbraio, Salvatore Fais, 34enne di Riotorto, in provincia di Livorno, si è trovato di fronte al giudice Andrea Stramenga, per rispondere dei reati di uccisione di animali e furto. I fatti risalgono al 2017 quando, a un cartello stradale tra Monterotondo Marittimo e Suvereto, fu trovata la carcassa di un lupo, scuoiata e appesa. 

Il leader dei trattori in tribunale

 Nel giorno in cui una dozzina di trattori è tornata a sfilare per le vie di Roma, il  leader di Riscatto agricolo, è comparso nell’ultima udienza del procedimento legato al ritrovamento di una carcassa di lupo, scuoiata e fatta trovare appesa a un segnale stradale con un cartello con scritto «No agli Abbattimenti, Si alla Prevenzione». 

Il macabro ritrovamento avvenne il 29 aprile 2017, al confine tra i comuni di Monterotondo Marittimo e Suvereto. Immediate scattarono le indagini da parte dei carabinieri forestali supportati poi dal Nucleo antibracconaggio di Roma. Un anno dopo, la svolta: le analisi delle celle telefoniche avevano confermato la presenza del cellulare, intestato a Fais, nella zona del ritrovamento del lupo.

Poi, dal cartello con la scritta è saltata fuori un’impronta e dai lacci con cui era stato legato l’animale, tracce di Dna. Una firma, quella che Fais avrebbe lasciato quindi sulla carcassa e sul cartello, che lo ha incastrato, facendolo finire a processo. 

La mossa della difesa: due procedimenti per lo stesso reato

Il lupo, che era stato strangolato con un laccio, è un animale protetto e per questo di proprietà dello Stato. Oltre che del reato di uccisione, l’allevatore è stato rinviato a giudizio anche per furto. 

È stato l’avvocato Carlo Valle, che difende Fais, a sollevare un dubbio sulla procedibilità: quando all’allevatore è stato notificato l’atto di fine indagine, era arrivata anche una misura amministrativa, una sanzione che era già stata pagata. Una recente sentenza della Corte Costituzionale, ha stabilito che non è possibile portare avanti due procedimenti. Uno penale, appunto, quello del quale si sta dibattendo in aula e uno amministrativo, ovvero la sanzione già pagata.

Le associazioni animaliste che si sono costituite parti civili e il vice procuratore onorario Alessandro Bonasera,  si sono detti contrari a questa osservazione. Il giudice Stramenga si è riservato sulla decisione, che verrà comunicata alla prossima udienza, fissata ai primi di aprile.  

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