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Lupo ucciso e scuoiato: inchiodato dal Dna

Parlano in aula i carabinieri che fecero le indagini: sul cartello furono trovate le impronte dell’unico imputato, un allevatore di 30 anni
Il lupo scuoiato e appeso al cartello

GROSSETO. Tutto quello che era stato raccolto durante le indagini, i carabinieri del nucleo forestale e i militari del nucleo investigativo, lo hanno confermato in aula, di fronte al giudice Andrea Stramenga dove oggi sono sfilati i testimoni della Procura. Unico imputato un trentenne di Riotorto, Salvatore Fais, accusato di aver, ad aprile 2017, ucciso per strangolamento con un laccio, poi scuoiato e infine appeso a un segnale stradale al confine tra Suvereto e Monterotondo Marittimo, tra le province di Grosseto e Livorno, un lupo. 

Sopra all’animale, era stato anche apposto un cartello scritto a mano dove si leggeva; «No agli abbattimenti – Si alla prevenzione». 

Tracce di Dna sul cartello

Al processo, la Lav si è costituita parte civile. Nel pomeriggio di giovedì 18 maggio, al tribunale di Grosseto, si è svolta l’udienza durante la quale sono stati senti i carabinieri che avevano fatto le indagini e che hanno confermato quanto già detto: ovvero che sul cartello appeso a fianco del lupo erano state rilevate tracce genetiche e impronte digitali poi attribuite con certezza all’imputato.

Il cartello che era stato messo sopra al lupo scuoiato

Inoltre, l’analisi delle celle telefoniche aveva confermato la presenza dell’utenza cellulare, intestata a Fais, proprio nella zona dove è stato ritrovato il corpo senza vita del lupo, in un orario compatibile con il successivo ritrovamento dell’animale.

«L’uccisione di un lupo, oltre a rappresentare una grave violazione delle norme nazionali e europee poste a sua tutela, rappresenta un atto violento e inaccettabile che deve essere perseguito e punito con il massimo della pena», dice Massimo Vitturi, responsabile Lav, Animali Selvatici – Il fatto che il lupo possa predare gli animali negli allevamenti non può mai rappresentare una giustificazione per la giustizia “fai da te”, come accaduto in questo caso. Esistono strumenti di prevenzione estremamente efficaci utilizzati anche in Maremma. Gli allevatori che non si affidano a questi sistemi diventano quindi gli unici responsabili delle predazioni, considerato che la presenza dei lupi è oramai consolidata da anni».

 

 

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