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Cia e Coldiretti: «In arrivo rincari per fare la spesa»

In agricoltura i forti rincari allarmano gli operatori che si trovano davanti a costi spesso insostenibili che rischiano di compromettere rapporti di filiera e arrivare sempre più anche al consumatore
Una foto di una metitrebbiatrice che deposita il raccolto nel rimorchio trainato da un trattore

GROSSETO. Se il conto delle bollette per l’energia elettrica risulterà a molti più salato del solito, a sorprendere sarà probabilmente anche lo scontrino dei generi alimentari.

Enrico Rabazzi (direttore di Cia agricoltori) e Milena Sanna (direttrice Coldiretti Grosseto) evidenziano come già nel mondo agricolo gli operatori abbiano a che fare sia con le bollette, sia con un rialzo smodato di molte materie prime. Aumenti che sui banchi di mercati e supermercati sembrano ancora non essersi palesati pienamente. E dove si sono mostrati in parte, non hanno comunque rispecchiato un aumento del guadagno del produttore.

In provincia di Grosseto ci sono circa 9.800 imprese agricole, spesso anche costituite da una sola persona, il coltivatore diretto. E la situazione, che si è acutizzata nel tempo, rischia di essere particolarmente esplosiva.

Enrico Rabazzi direttore Cia Grosseto

«A volte forse il mondo si dimentica che l’agricoltura si interfaccia con tutti gli altri settori – dice Rabazzi -. Anche i componenti meccanici sono saliti di prezzo, forse questa cosa è stata notata pure in altri settori. Un esempio banale: essendo comunque sempre un agricoltore, l’altro giorno mi è capitato di andare a comprare un bullone, un pezzo di ricambio dozzinale, che prima si trovava a 20-30 centesimi. Adesso era ad 80 centesimi. Così succede per altre componenti meccaniche ben più costose per riparare attrezzi e trattori. Stessa cosa per chi fa uso di imballaggi, ad esempio».

Milena Sanna, direttrice Coldiretti Grosseto

Anche Milena Sanna, direttrice Coldiretti Grosseto, è in linea con Rabazzi: «Stiamo già sollevando la problematica da qualche mese, oggi le imprese agricole stanno scontando un periodo davvero critico. Nei banchi del mercato di Campagna Amica qualcuno ha dovuto per forza ritoccare leggermente i prezzi, ma è anche l’unico posto dove i produttori riescono a rientrare meglio delle spese sostenute. I prodotti che vengono venduti dalla grande distribuzione, magari hanno subito aumenti anche più sostanziosi, ma gli accordi con i produttori sono rimasti invariati, e non riscuotono di più».

Non solo bollette

L’aumento del prezzo di luce e gas è evidente a tutti, l’aumento dei concimi chimici (ottenuti dall’estrazione del gas), ad esempio, forse meno. Ma il loro prezzo incide molto sulle produzioni e sulla produttività. L’urea ad esempio, utilizzata soprattutto nella fase post semina del grano, è esplosa aumentando di olre il 140%, il fosfato biammonico invece è “solamente” raddoppiato.

Una metitrebbia al lavoro

La situazione soprattutto per chi produce grano è doppiamente rischiosa: il prezzo era aumentato anche in seguito al calo di produzione canadese. Ma se questo anno si riprenderà, il prezzo rischia di scendere nuovamente, rosicchiando ancora di più i guadagni degli agricoltori: che davandi ad un aumento delle spese già certo, rischiano di assottigliarsi ulteriormente.

Il rally dei prezzi

Questo un breve elenco degli aumenti: la componente energia elettrica nelle bollette è balzata ad un +106% con cifre totali da pagare che sono aumentate tra il 40 e il 50%. Nel settore ortofrutticolo, i materiali da imballaggio (carta , cartone e plastica ) sono saliti del 25,9%, mentre i trasporti del 22%. Nel settore cerealicolo, i concimi hanno subito un aumento che va dall’ 80% al 100% (da 46 euro al quintale, a circa 80-90 euro ). Nel settore zootecnico, l’acquisto di mangimi ha subito aumenti che partono intorno al 30-40% e in alcuni casi per le materie prime (mais, soia ecc.) l’aumento è tra il 50% e l’ 80%, mentre il gasolio agricolo ha visto un balzo in avanti del 50%.

Stato attuale e prospettive

«Ammesso che vada tutto bene – dice Rabazzi- non so se ci dovremmo aspettare un tracollo a giugno. L’aumento ancora non sembra ben percepito a livello generale e per gli agricoltori alcune “fiammate” di alcuni prodotti non mi sembrano giustificate, non vorrei che ci fosse chi lucra sulla situazione. Il prezzo della pasta è salito del 38%, il ritorno agli agricoltori non mi sembra equivalente. Sembra che per l’ennesima volta il produttore, che è quello che permette all’origine l’arrivo del prodotto sugli scaffali, non sia valorizzato. Non diminuisce la forbice che c’è tra produttore e il prodotto a scaffale».

Metitrebbia al lavoro

«Il comparto del biologico soffre forse più di altri la carenza forte di materie prime – afferma Rabazzi – e il mondo della zootecnia è messo anche peggio, tra due fuochi: tra l’aumento dei mangimi e quello dei concimi chimici. L’aumento del prezzo del latte ultimamente proposto dai trasformatori, è interessante. Rimane comunque una misura che chiedevamo dal 2018/2019, ma nel frattempo i costi per gli allevatori sono aumentati e risulta una misura che arriva fuori tempo. Certo, menomale il prezzo del latte è aumentato, ci mancava anche che rimanesse uguale, ma difficilmente servirà a molto per i produttori».

«Come associazione chiediamo che lo stato ponga attenzione sul tema, come con l’energia elettrica, e vigili su tutto quello che può rivelarsi speculativo – continua Rabazzi – che si impegni seriamente, e anche assieme alle altre associazioni di categoria siamo pronti ad esplorare mezzi utili al contrasto di questi rialzi scellerati».

Alcuni esemplari di bovini

Coldiretti si dice è pronta ad utilizzare, qualora sia necessario, la legge contro le pratiche sleali, in vigore dal 15 dicembre, per combattere le speculazioni sul cibo dal campo alla tavola, in una situazione in cui per ogni euro speso dai consumatori meno di 15 centesimi vanno a remunerare il prodotto agricolo. Tutto questo si inserisce in un panorama dove nella nostra provincia, anche grazie al problema delle predazioni, una stalla su quattro ha chiuso in questi ultimi anni (dati Coldiretti). “Ora – spiega il direttore Milena Sanna – 16 pratiche commerciali considerate sleali potranno essere denunciate dalle imprese ma anche dalle organizzazioni sindacali come la nostra. Vigileremo”.

Clima e “agricoltura invisibile”

«Da 3-4 anni oltretutto gli effetti del cambiamento climatico sono sempre più evidenti – sottolinea Rabazzi – prima c’era una calamità ogni 10 anni, ora pare ce ne sia quasi una all’anno. Nell’inverno 2021 ci sono state pioggie a volte torrenziali, poi gelate tra aprile e maggio che hanno compromesso i raccolti di viti e olivi, poi per non farsi mancare nulla, un lungo periodo di siccità. Con piogge arrivate tardi, che hanno ritardato le semine autunnali. Non è stato facile il 2021 e presumo che non sarà meglio nei prossimi anni, occorrono politiche attente. Tra le varie iniziative stiamo portando avanti una raccolta firme per proporre degli invasi che salvino dagli effetti delle bombe d’acqua e forniscano approvvigionamenti d’acqua anche in stagioni siccitose. Si eviterebbe di fare ulteriori pozzi, che emungono e richiamano salinità nelle falde acquifere, e si avrebbe acqua da questi invasi ad esempio per irrigare, così l’acqua verrebbe anche reimmessa in falda».

Pecore di razza sarda nell’ovile

«La mancanza di reperibilità delle materie prime, incide molto anche sui prezzi che devono sostenere gli agricoltori. Questa carenza è data anche da fattori climatici avversi – precisa Sanna – siccità o calamità naturali possono benissimo compromettere anche gravemente i raccolti, e se l’agricoltura non produrrà, si verificheranno pericolosi rialzi come già sta avvenendo con gas ed energia elettrica».

«In UE abbiamo la maggior produttività per ettaro – ricorda Rabazzi – vuol dire che i nostri agricoltori sono anche bravi. Il settore è forse poco conosciuto perché alcuni lo affrontano in maniera semplicistica, tendendo a dimenticare che si chiama primario non a caso. Forse perché l’agricoltura è considerato uno di quei settori “degli ultimi”, degli “sfigati”, ma se si perde il presidio del territorio, perdiamo tutto. Gli agricoltori spesso invisibili, meriterebbero maggior rispetto e riconoscenza, dietro ai prodotti c’è lavoro, passione, ci sono famiglie, c’è la vita, per loro e anche per chi lavora in altri settori».

Un campo in pianura fotografato dopo il raccolto

A prova di reddito

L’aumento dei costi inoltre, come sottolineano Rabazzi e Sanna, colpisce sì tutta l’agricoltura ma soprattutto l’agricoltura di qualità, quella che siamo abituati a fare sui nostri territori, con un effetto domino sulle filiere fino al cliente finale. In un paese dove il reddito è sostanzialmente invariato da anni, un costo maggiore dei prodotti sullo scaffale, rischia di scoraggiare ulteriormente chi li acquista, che si troverà più propenso quindi a comprare prodotti con un prezzo più basso, ma di più bassa qualità. A tutto discapito del made in Italy e delle attività locali, produttori, ma anche caseifici e ristoranti.

Rotoballe

Forse in un prossimo futuro sarà anche da rivedere la questione reddito/pensione agricola: «C’è stato recentemente il congresso del sindacato pensionati CIA – ricorda Rabazzi – dove hanno parlato molto di redditi, e di pensioni anche, certo. Troviamo normale che un percettore del reddito di cittadinanza possa prendere 750€ al mese, mentre un agricoltore che ha lavorato una vita, andato in pensione, abbia una minima di circa 570 euro? Credo che il livello minimo delle pensioni agricole andrebbero portate a 750».

Insomma, come dicono sostanzialmente Sanna e Rabazzi, questi aumenti sono destinati a pesare gravemente sulle tasche degli agricoltori se non vi verrà posto un freno e un rimedio quanto prima. Di conseguenza l’effetto domino arriverà nelle case di tutti gli italiani, con un danno per l’agricoltura italiana che rischierà di manifestarsi anche con un sensibile calo dei consumi al dettaglio per i prodotti made in Italy. Sarebbe davvero una brutta notizia con la quale chiudere il primo trimestre del 2022.

 

 

 

Autore

  • Federico Catocci

    Nato a Grosseto, pare abbia scelto quasi da subito di fare l’astronauta, poi qualcosa deve essere cambiato. Pallino fisso, invece, è sempre rimasto quello della scrittura. In redazione mi hanno offerto una sedia che a volte assomiglia all’Apollo 11. Qui scrivo, e scopro. Maremma Oggi il giornale on line della Maremma Toscana - #UniciComeLaMaremma

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