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Ciavattini e quella stagione senza sconfitte

Arrivò al Frosinone nel 1980 e firmò 34 partite senza perderne una. Attualmente è nell’organico del Grosseto come tecnico dei 2013 e secondo dei 2008
Fabio Ciavattini
Fabio Ciavattini con la maglia del Frosinone (è il quarto da sinistra, tra i giocatori in piedi)

GROSSETO. Sabato 23 dicembre, alle 12.30, Fabio Ciavattini siederà in tribuna dello stadio Stirpe per assistere alla partita Frosinone – Juventus. L’ex biancorosso ha gradito moltissimo il gesto della società, segno tangibile di un passato mai dimenticato e di una gratitudine ancora accesa per tutto quello che il calciatore ha significato per l’intera Ciociaria.

Ciavattini e il Frosinone

Ciavattini, 65 anni, non ha mai dimenticato quella maglia color canarino indossata per la prima volta nella stagione 80-81 in serie D.

«Impossibile scordare anche il minimo particolare di quelle stagioni – esordisce Ciavattini – dopo 4 campionati passati in Maremma, il presidente Alvaro Amarugi concluse il mio trasferimento, insieme ad Alessandro Maiolino, al Frosinone dove arrivai nel 1980. Portavo con me l’esordio a Grosseto in una formazione fantastica con uomini altrettanto fantastici come Chinellato, Borghi, Zauli, Ciacci. E si aprì una incredibile parentesi dove si miscelavano il calcio e il cuore di una intera città. Frosinone vive di pallone, respira questo sport, lo adora».

La stagione senza sconfitte

Ciavattini ripercorre quella strada di cui conosce a memoria le pietre miliari, i paracarri, le curve e i rettilinei. «In quel campionato 80-81 – riprende – si materializzò il sogno inconfessabile di ogni calciatore. Quella squadra chiuse il torneo senza una sconfitta. Trentaquattro partite senza cadere, trentaquattro domeniche di abbracci e feste insieme al presidente Giovanni Battista Lenzini, il tecnico Alberto Mari con i quali si celebrò la promozione in C. L’impresa la condivisi umanamente e totalmente con Maiolino, pedina essenziale per toccare con mano un record italiano ancora in essere».

Ciavattini riordina anche il suo ruolo. «Si giocava con la zona mista – ricorda – io comandavo il fuorigioco come ultimo uomo difensivo, ero il libero, mi ispiravo a Scirea, un grande. Eravamo sincronizzati, ci muovevamo a occhi chiusi. I gol al passivo furono la miseria di 11 in totale. L’ambiente non ci faceva mancare niente. Il pasticcere addolciva le nostre giornate, i ristoratori ci volevano nei loro locali, ad ogni passo si stringevano mani, si rispondeva agli abbracci».

«La domenica il vecchio “Matusa” si riempiva totalmente di tifosi il cui urlo era incessante e assordante – racconta Ciavattini – Per tutti questi motivi i rapporti contanti compagni e uomini della società sono rimasti inalterati. Ci ritroviamo spesso organizzando partite per solidarietà. Frosinone mi è rimasto sulla pelle».

Quindi una postilla: «Quando nel 2007 ci fu la finale playoff per la promozione in B tra Frosinone e Grosseto al “Matusa” ero in tribuna a tifare biancorosso perché il cuore ha sempre la precedenza su tutto. Purtroppo andò male, fu la rete di Martini a decidere quella sfida».

Lo sguardo a Grosseto

Non può mancare un veloce sguardo al Grosseto: «Credo che manchi qualcosa, si commettono spesso gli stessi errori. Resto convinto, comunque, che il sogno possa essere agguantato» dice Ciavatini.
Allo “Stirpe” Ciavattini avrà accanto il figlio e sarà un duello da assaporare con Fabio a tifare Frosinone (nella massima serie apprezza il colore viola ndr) mentre il figlio è profondamente juventino.
Attualmente Ciavattini è nell’organico del Grosseto come tecnico dei 2013 e secondo dei 2008.

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