Meno cene fuori e acquisti, l’allarme a Grosseto: «Il caro vita mette a rischio i negozi» | MaremmaOggi Skip to content

Meno cene fuori e acquisti, l’allarme a Grosseto: «Il caro vita mette a rischio i negozi»

Confesercenti teme nuove difficoltà per bar, ristoranti e piccole imprese della Maremma. La provincia ha perso 364 attività del commercio al dettaglio tra il 2019 e il 2025. Mei: «Servono interventi sull’energia e sul potere d’acquisto»
Quasi 700 euro in più a famiglia di costo della vita a Grosseto e in Maremma
Carovita a Grosseto, allarme per i negozi e i bar

GROSSETO. Si rinuncia a una cena al ristorante, si riducono le consumazioni al bar, si rimanda l’acquisto di un vestito o si taglia il budget delle vacanze. Sono le scelte con cui le famiglie cercano di far quadrare i conti e che, per le piccole imprese, si traducono in meno clienti e incassi più incerti, proprio mentre aumentano anche i costi per tenere aperta un’attività.

Confesercenti Grosseto lancia l’allarme sulle conseguenze del caro vita per l’economia maremmana, dove commercio, turismo e pubblici esercizi rappresentano una parte importante del lavoro e dei servizi sul territorio. La preoccupazione guarda soprattutto agli ultimi mesi dell’anno e alle festività natalizie, un passaggio decisivo per i bilanci di molte aziende.

Le rinunce delle famiglie pesano su bar, ristoranti e negozi

Il punto di partenza è il sondaggio nazionale Confesercenti-Ipsos, secondo il quale oltre nove italiani su dieci hanno già modificato le proprie abitudini di consumo per affrontare l’aumento dei prezzi.

Il 53% degli intervistati prevede di risparmiare su pranzi e cene fuori casa, il 44% sulle consumazioni al bar, il 41% su vacanze e soggiorni e il 34% su abbigliamento e calzature. Sono percentuali riferite al campione nazionale, ma per l’associazione rappresentano un segnale da considerare anche in provincia di Grosseto.

«Questi dati devono far riflettere anche sul futuro economico della nostra provincia – commenta Massimiliano Mei, presidente provinciale di Confesercenti Grosseto – Quando le famiglie sono costrette a destinare una quota sempre maggiore del proprio reddito alle bollette, ai carburanti e ai beni essenziali, inevitabilmente riducono tutto ciò che considerano rinviabile».

Una contrazione che, sottolinea Mei, colpisce settori particolarmente presenti in Maremma: negozi di vicinato, ristorazione, moda e servizi per il tempo libero.

Clienti più prudenti e spese in aumento: la stretta sulle imprese

Nel quadro richiamato da Confesercenti, l’inflazione di ottobre al 5,4% potrebbe superare il 6% entro la fine dell’anno. Secondo le proiezioni dell’associazione, sarebbero a rischio 1,4 miliardi di euro di consumi nell’ultimo trimestre a livello nazionale.

Per le imprese il problema si presenta su due fronti: le famiglie hanno meno risorse da spendere, mentre le attività devono sostenere costi di gestione più elevati.

«Il rischio è quello di un doppio effetto negativo – prosegue Mei –. Da una parte diminuisce la capacità di spesa dei consumatori, dall’altra aumentano i costi di gestione delle imprese».

Trasferire tutti gli aumenti sui prezzi finali, osserva il presidente, significherebbe esporsi al rischio di perdere altra clientela. Assorbirli, invece, riduce i margini, rendendo più difficile soprattutto la tenuta delle aziende più piccole.

In sei anni persi 364 negozi in provincia di Grosseto

Il timore è che questa pressione si aggiunga alle difficoltà già attraversate dal commercio locale. Secondo le elaborazioni diffuse da Confesercenti Grosseto, tra il 2019 e il 2025 le attività del commercio al dettaglio in provincia sono passate da 3.350 a 2.986, con una diminuzione di 364 imprese.

Un arretramento che riguarda anche la vita quotidiana dei centri abitati, in particolare dove un negozio rappresenta un servizio vicino a casa e un punto di incontro.

«Non possiamo permetterci che il caro vita acceleri ulteriormente il processo di desertificazione commerciale – sottolinea Mei –. La chiusura di un negozio non rappresenta soltanto la perdita di un’attività economica, ma significa anche meno servizi per i residenti, meno occasioni di lavoro e una progressiva perdita di vitalità dei centri storici, dei quartieri e dei piccoli borghi della nostra provincia».

Il Natale diventa un passaggio decisivo

L’attenzione si concentra adesso sulle prossime settimane. Dopo una stagione turistica che, secondo l’associazione, ha avuto risultati differenti fra attività e località della Maremma, gli acquisti natalizi rappresentano una scadenza importante per molte imprese.

L’incertezza sui bilanci familiari rischia però di condizionare anche questa parte dell’anno, spingendo i consumatori a selezionare maggiormente le spese.

«Il periodo natalizio rappresenta un momento fondamentale per molte imprese, ma l’incertezza economica e l’aumento dei prezzi rischiano di condizionare fortemente le decisioni di acquisto delle famiglie», avverte Mei.

Per il presidente provinciale, promozioni e sacrifici sui margini non possono diventare l’unica risposta: «Non possiamo pensare che le imprese riescano a sostenersi esclusivamente riducendo i propri margini o moltiplicando le promozioni».

«Intervenire sulle bollette e sostenere i redditi»

Confesercenti Grosseto sostiene quindi la richiesta della presidenza nazionale di intervenire sul costo dell’energia e rafforzare il potere d’acquisto delle famiglie.

L’associazione valuta positivamente le misure fiscali capaci di sostenere i redditi, ma chiede che i benefici non vengano assorbiti dai rincari delle spese essenziali.

«Per questo riteniamo fondamentale un provvedimento efficace sul caro energia, capace di alleggerire concretamente i costi per famiglie e imprese», afferma Mei.

La richiesta riguarda la tenuta di un sistema fatto di piccole attività, occupazione e servizi diffusi, dal capoluogo ai borghi della provincia.

«Sostenere i consumi significa sostenere l’economia reale dei nostri territori – conclude –. Servono risposte concrete e tempestive, prima che il rallentamento dei consumi produca conseguenze ancora più difficili da recuperare».

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