Carlos, l'eremita di Scarlino scomparso da 11 anni | MaremmaOggi Skip to content

Lo credevano morto, viveva nei boschi di Scarlino. Poi Carlos è sparito di nuovo

Carlos Sánchez Ortiz de Salazar fu ritrovato nel novembre 2015 nelle Bandite dopo anni di silenzio. La famiglia partì dalla Spagna per raggiungerlo, ma lui se n’era già andato. Emanuela Zuccagnoli, presidente nazionale di Penelope: «Da allora nessuno ha più saputo nulla di lui». Oggi avrebbe 56 anni
La capanna nel bosco delle Bandite e una vecchia foto di Carlos quando era studente universitario
La capanna nel bosco delle Bandite e una vecchia foto di Carlos quando era studente universitario

SCARLINO. Per la Spagna era un uomo morto, eppure in Italia Carlos camminava, attraversava città, pedalava sulla sua bicicletta da corsa e si immergeva nei boschi che tanto amava. Era stato persino fermato e controllato, racconta chi seguì la sua vicenda, senza che nessuno si rendesse conto che davanti agli occhi aveva un uomo che la famiglia aveva cercato disperatamente per anni e per il quale, nel suo Paese, era stata avviata la procedura per la dichiarazione di morte.

Un uomo morto che continuava a vivere.

È questa l’immagine che Emanuela Zuccagnoli, presidente nazionale di Penelope, usa raccontando a MaremmaOggi la storia di Carlos Sánchez Ortiz de Salazar, il medico spagnolo che nel novembre del 2015 riapparve dal nulla nelle Bandite di Scarlino, dove aveva costruito il suo mondo lontano da tutto e da tutti.

Quella scoperta fece il giro dell’Europa e sembrò poter mettere fine a una storia durata moltissimi anni. I genitori di Carlos furono rintracciati in Spagna e partirono per la Maremma, sperando finalmente di rivedere il figlio che credevano perduto.

Quando arrivarono, però, Carlos non c’era più. Se n’era andato dal bosco e da quel momento nessuno ha più saputo nulla di lui.

Sono passati quasi undici anni.

Carlos, il medico che amava i boschi e la bicicletta

Carlos era nato a Bilbao nel 1970, aveva studiato Medicina, era colto e, secondo quanto ricorda Zuccagnoli, prima della sua scomparsa non aveva manifestato segnali evidenti di squilibrio.

Aveva però due grandi passioni: la natura e la bicicletta da corsa. Due elementi che molti anni più tardi sarebbero riapparsi nella vita che si era costruito in Maremma, perché quando fu scoperto nelle Bandite viveva immerso nella vegetazione e continuava a tenere con sé la sua bici.

Sulla data della sua prima scomparsa rimane una discrepanza tra le ricostruzioni dell’epoca. Chi seguì la vicenda parla della metà degli anni Novanta e la ricorda come una storia iniziata nel 1996, mentre negli atti ufficiali spagnoli relativi al procedimento per la dichiarazione di morte compare il 13 aprile 1998 come data dalla quale non si avevano più sue notizie.

Un particolare che non cambia la sostanza di quello che accadde dopo: per moltissimi anni la famiglia cercò Carlos senza riuscire a trovarlo e senza ricevere un segnale che permettesse almeno di sapere che fosse ancora vivo.

Con il passare degli anni anche la speranza si affievolì, fino alla decisione più dolorosa. Nel 2010 la famiglia avviò la procedura per la dichiarazione di morte.

Carlos, invece, era vivo. Ed era in Italia.

«Era un morto che camminava»

«Era un morto che camminava». Emanuela Zuccagnoli sintetizza così il paradosso di una vicenda nella quale, ancora oggi, restano molti punti interrogativi.

Carlos infatti non aveva trascorso tutti quegli anni nascosto in una grotta o completamente separato dal resto del mondo. Si spostava e, secondo quanto ricostruito da Penelope, nel corso della sua permanenza in Italia era stato anche fermato e controllato.

Aveva con sé un vecchio documento dell’università. Nessuno, però, collegò quell’uomo al cittadino spagnolo scomparso da anni e per il quale era stata avviata in patria una procedura di morte presunta.

«Probabilmente – spiega Zuccagnoli – le banche dati non erano allineate». È uno degli aspetti più incredibili dell’intera storia. Mentre la famiglia viveva in Spagna senza sapere se Carlos fosse vivo o morto, lui continuava a muoversi in Italia e poteva persino entrare in contatto con le istituzioni senza che la sua vera storia emergesse.

Fino all’autunno del 2015.

L’eremita delle Bandite di Scarlino

Nel novembre del 2015 Carlos venne scoperto nei boschi delle Bandite di Scarlino.

Viveva in un rifugio rudimentale realizzato nella vegetazione, con teli, recipienti e poche altre cose necessarie per affrontare una quotidianità completamente diversa da quella che aveva lasciato alle spalle. Intorno a lui c’erano il bosco, la natura e quella bicicletta da corsa alla quale continuava ad essere legato.

Fu attraverso i vecchi documenti che aveva con sé e le fotografie che la sua identità cominciò a emergere. Quell’eremita che viveva nei boschi della Maremma aveva un nome e una famiglia che per anni lo aveva cercato in Spagna.

Era Carlos Sánchez Ortiz de Salazar. La notizia arrivò rapidamente anche a Penelope, l’associazione che si occupa delle persone scomparse, e da quel momento cominciò una corsa contro il tempo per rintracciare la sua famiglia.

Penelope chiama SOS Desaparecidos

«Quando venimmo a conoscenza della storia – racconta Zuccagnoli – ci mettemmo in contatto con SOS Desaparecidos».

L’associazione spagnola riuscì a ricostruire i contatti e ad arrivare ai familiari. Dopo anni di ricerche e dopo aver affrontato persino il percorso per considerare legalmente morto il proprio figlio, i genitori ricevettero una notizia che probabilmente non pensavano avrebbero mai più ascoltato.

Carlos era vivo.

Non soltanto: era stato trovato in Italia, nei boschi della provincia di Grosseto. La famiglia si mise in viaggio verso la Toscana.

Non si trattava necessariamente di convincerlo a tornare in Spagna o di strapparlo alla vita che si era scelto. Dopo così tanto tempo, l’urgenza era prima di tutto quella di poterlo vedere, parlargli e sapere davvero come stesse.

Ma la distanza tra la Spagna e la Maremma diventò ancora una volta troppo grande.

I genitori arrivano in Maremma, ma Carlos è già scomparso

Quando i familiari raggiunsero Scarlino, Carlos aveva lasciato il suo rifugio. L’uomo che era riuscito a vivere per anni fuori dai radar aveva capito probabilmente che il suo isolamento era finito. La sua identità era diventata pubblica, la sua storia aveva raggiunto i giornali italiani e spagnoli e la famiglia stava arrivando.

Quando i genitori giunsero in Maremma non riuscirono a riabbracciarlo: Carlos era sparito di nuovo.

Quella volta, però, non ci sarebbero stati altri ritrovamenti. «Da allora nessuno ha saputo più nulla di Carlos», dice Zuccagnoli.

Non è arrivata a Penelope una nuova traccia capace di stabilire dove sia andato dopo aver lasciato le Bandite, se sia rimasto in Italia, se abbia attraversato nuovamente una frontiera o se abbia continuato semplicemente a vivere lontano dai circuiti nei quali normalmente lasciamo ogni giorno decine di tracce della nostra esistenza.

Undici anni senza una traccia

Da quel novembre sono trascorsi quasi undici anni e oggi non risulta una ricerca attiva che possa dire dove sia Carlos.

Nel mezzo c’è stata anche la pandemia, un evento che per alcuni anni ha trasformato profondamente la vita quotidiana e moltiplicato controlli, registrazioni, accessi ai servizi sanitari e verifiche sugli spostamenti.

Secondo Zuccagnoli, proprio quella situazione avrebbe potuto rappresentare un’occasione per far emergere persone che da anni vivono ai margini della società senza essere realmente censite.

«C’è stato il Covid di mezzo e quella poteva essere l’occasione per trovare e individuare i tanti invisibilmente presenti nella nostra società», dice.

E invece, almeno per Carlos, non è accaduto. O, se qualcosa è accaduto, non è mai arrivato a chi in Italia aveva seguito la sua vicenda.

«Di situazioni come quella di Carlos ce ne sono tante»

È proprio parlando di Carlos che la presidente di Penelope allarga lo sguardo a un fenomeno molto meno eccezionale di quanto si potrebbe pensare.

«Di situazioni come quella di Carlos ce ne sono tante».

Sono gli invisibili. Persone che interrompono i rapporti con la propria famiglia, altre che lasciano le strutture nelle quali erano ospitate, altre ancora che scelgono di vivere dove capita, spostandosi senza una dimora stabile e riuscendo per lunghi periodi a rimanere fuori dai normali circuiti della società.

In alcuni casi ci sono fragilità e disturbi psichiatrici. Ma non tutte le storie sono uguali e proprio quella di Carlos, secondo Zuccagnoli, sfugge alle spiegazioni più semplici.

Carlos era un medico, aveva studiato, era colto e non aveva mai dato evidenti segnali di squilibrio.

Amava la natura, i boschi e la sua bicicletta da corsa.

Forse proprio per questo è impossibile sapere quanto della sua scomparsa fosse una fuga e quanto invece una scelta consapevole di cancellare la vita precedente per costruirsene un’altra.

Ciò che resta, però, sono i fatti.

L’uomo che diventò invisibile due volte

Per anni Carlos riuscì a essere invisibile pur continuando a vivere dentro la società. Mentre in Spagna i genitori lo cercavano e arrivavano ad affrontare la procedura per dichiararlo morto, lui era in Italia, dove si muoveva con un vecchio documento universitario e dove, secondo la ricostruzione raccolta da Penelope, era stato persino sottoposto a controlli senza che nessuno riuscisse a ricomporre i pezzi della sua identità.

Poi, nel novembre del 2015, per pochissimi giorni quei due mondi tornarono vicinissimi.

Da una parte c’era Carlos nel suo rifugio delle Bandite di Scarlino, dall’altra i suoi genitori che attraversavano mezza Europa dopo aver ricevuto la notizia che il figlio che credevano morto era vivo.

Non riuscirono a incontrarsi. Quando arrivarono in Maremma, Carlos se n’era già andato.

Oggi Carlos Sánchez Ortiz de Salazar avrebbe 56 anni e non esiste una risposta verificabile su ciò che gli è accaduto dopo aver lasciato Scarlino.

Resta quella frase di Emanuela Zuccagnoli, «di Carlos ce ne sono tanti», a dare alla sua storia una dimensione ancora più inquietante, perché significa ammettere che accanto alle migliaia di persone delle quali conosciamo ogni giorno spostamenti, documenti e identità ne esistono altre capaci di attraversare le nostre città senza lasciare quasi nulla dietro di sé.

Carlos lo aveva fatto per anni. Nel 2015 qualcuno riuscì finalmente a pronunciare di nuovo il suo nome e, per qualche giorno, l’uomo che per la Spagna era morto tornò ad esistere per tutti. Poi lasciò il bosco delle Bandite. E diventò invisibile un’altra volta.

Autore

Riproduzione riservata ©

pubblicità

Condividi su

Articoli correlati