GROSSETO. Case abbandonate e rovinate dal degrado. Edifici privati diventati terra di nessuno. Situazioni che in città si incontrano, di tanto in tanto. Ma che mai ci si sarebbe sognati di trovare al cimitero di Sterpeto. Dove esiste una cappella di famiglia, costruita una decina di anni fa, abbandonata. Diventata un desolante “cubo” di cemento, con una vetrata rotta e chili e chili di guano di piccione.
Invece, è proprio in uno spicchio del camposanto che si trova la cappella gentilizia ormai fantasma. Dove più di 15 anni fa una famiglia ottenne dal Comune la concessione per realizzare la propria cappella funeraria. Un’opera che nelle intenzioni doveva essere ambiziosa viste le dimensioni, ma che oggi si presenta come una vergogna a cielo aperto: un manufatto imponente, ma di fatto abbandonato. L’interno è un ricovero per volatili, pieno di guano e degrado, con la vetrata sfondata che guarda proprio verso l’obitorio, dove il medico cimiteriale dell’Asl ne è stato testimone.
Il “vendesi” sulla tomba e la diatriba infinita
Realizzata la cappella una quindicina di anni fa, dopo appena un paio d’anni, i concessionari decisero di disfarsene. E così, sulla tomba di famiglia, comparve un inequivocabile cartello: “Vendesi”.

Peccato che la concessione cimiteriale non possa essere venduta, trattandosi di un diritto d’uso su suolo pubblico e non di proprietà privata in senso stretto. Ne è nata una vera e propria diatriba con gli uffici del Comune: la famiglia chiedeva la restituzione dei soldi versati per la concessione, il Comune – giustamente – si rifiutava, dato che il manufatto era stato realizzato.
Ed è qui che l’Italia si blocca. Per anni, la situazione è rimasta nel limbo del “né sì, né no”, lasciando l’opera incompiuta e fatiscente a deturpare un luogo sacro.
Il Regolamento dimenticato
Giovedì 23 ottobre, all’inaugurazione del nuovo loculario di Sterpeto, si sono finalmente viste anche le nuove cappelle di famiglia realizzate da Sistema. Dovevano essere sedici, sono quindici. La sedicesima, quella mancante, sarebbe dovuta essere realizzata proprio nella zona occupata da quella abbandonata.
Il degrado e l’abbandono del manufatto non sono solo un problema estetico e igienico (come sa bene l’Asl), ma ora sono diventati un problema urbanistico e di servizio pubblico: la cappella fatiscente impedisce lo sviluppo del cimitero.
Il Regolamento Comunale dei Servizi Cimiteriali e Funebri (Articolo 30 del vecchio Regolamento che disciplina l’inumazione in genere, o articoli simili presenti nel nuovo testo come l’Art. 55 e seguenti sulle concessioni) è uno strumento amministrativo potentissimo.
Le norme sulle concessioni di aree stabiliscono vincoli ben precisi che devono essere rispettati dai concessionari.
In molti regolamenti, e questo è il punto cruciale, è prevista la facoltà del Comune di revocare la concessione in caso di mancato uso entro un termine stabilito o in caso di grave indecoro e abbandono. La cappella è vuota da sempre. Non è mai stata tumulata alcuna salma, rendendola di fatto un’area non utilizzata per lo scopo per cui è stata concessa.
L’amministrazione ha quindi la facoltà di ritirare la concessione, eliminare il manufatto e recuperare l’area, mettendola a disposizione di un’altra famiglia, che vorrà chiedere quindi in concessione il terreno.



