SCARLINO. Quasi 800 firme raccolte in pochi giorni, adesioni arrivate anche dall’estero e, soprattutto, cinque cani che nel frattempo hanno trovato una famiglia. Non si ferma la mobilitazione nata intorno al canile La Botte di Scarlino, dove volontarie e volontari stanno cercando di evitare il trasferimento a Ribolla dei cani di proprietà del Comune di Massa Marittima ospitati nella struttura.
La vicenda, esplosa nei giorni scorsi, ha adesso superato i confini della Maremma grazie a una petizione online promossa per chiedere che gli animali possano rimanere nel luogo nel quale hanno trascorso parte della loro vita e costruito rapporti con operatori e volontari.
Cinque cani hanno trovato una famiglia
Inizialmente lo spostamento avrebbe dovuto riguardare 18 cani. Adesso, spiegano i volontari, ne restano 13.
A cambiare i numeri sono state alcune adozioni arrivate proprio mentre cresceva l’attenzione sulla vicenda. Cinque animali hanno quindi trovato una nuova casa prima dell’eventuale trasferimento.
Un risultato importante per chi sta portando avanti la mobilitazione, ma che non modifica la posizione dei volontari sugli altri cani ancora interessati dal provvedimento.
La loro richiesta resta quella di fermare il trasferimento da Scarlino a Ribolla, temendo che il cambiamento di ambiente possa avere conseguenze soprattutto sugli animali più fragili o maggiormente abituati alla struttura e alle persone che quotidianamente si occupano di loro.
La petizione sfiora le 800 firme
La protesta si è quindi spostata anche sul web. La petizione lanciata dai volontari del canile La Botte ha raggiunto in pochi giorni quasi 800 sottoscrizioni, alcune provenienti anche da fuori Italia.
L’obiettivo della raccolta firme è aumentare la pressione affinché venga rivista la decisione sul futuro dei 13 animali.
I volontari continuano a utilizzare toni molto duri e definiscono lo spostamento una «deportazione», termine con il quale vogliono sottolineare la propria contrarietà alla separazione dei cani dall’ambiente e dalle persone che conoscono.
Secondo chi frequenta quotidianamente La Botte, infatti, non si tratterebbe semplicemente di trasferire gli animali da una struttura all’altra: il timore riguarda la perdita improvvisa dei punti di riferimento costruiti nel tempo.
Una vicenda che ha acceso il confronto
Sul caso, nei giorni scorsi, erano intervenuti anche i Comuni interessati e la cooperativa che gestisce il servizio, rassicurando sulle condizioni che sarebbero state garantite agli animali anche nella nuova sistemazione, dalla cura alla socializzazione fino al lavoro finalizzato alle adozioni.
Una posizione che, però, non ha convinto i volontari di Scarlino.
La mobilitazione continua quindi su due fronti: da una parte la ricerca di nuove famiglie disposte ad adottare i cani, dall’altra la petizione per chiedere che quelli ancora ospitati a La Botte non vengano trasferiti.
Per i promotori della raccolta firme, le quasi 800 adesioni raggiunte in pochi giorni dimostrano quanto la vicenda abbia coinvolto persone anche lontane dal territorio.
E mentre cinque dei 18 cani inizialmente interessati hanno già trovato casa, l’attenzione adesso è tutta sugli altri 13 e sul loro futuro.





