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Asterisco, il Pd: «Si dimetta il Cda di Grosseto cultura»

Asterisco, associazione Clan e Grosseto Cultura: gli interventi della segreteria Pd e della Conferenza delle donne democratiche
La sede delle Clarisse, in via Vinzaglio
La sede delle Clarisse, in via Vinzaglio

GROSSETO. La vicenda dell’asterisco e del mancato rinnovo della convenzione fra Fondazione Grosseto Cultura e associazione Clan fa discutere la città.

Tanti dicono di conoscere a fondo la questione ma, in realtà, sono pochi a conoscerla davvero. C’è chi la riduce a una mera questione grammaticale, si sa il neutro in italiano non c’è, e chi ne fa una questione di principio, parla di linguaggio inclusivo, fluidità di genere, schwa (la e alla rovescia) e questioni analoghe.

Sui nostri canali social ci sono centinaia di commenti e qualche dibattito acceso. Con le fazioni politiche che si scontrano, come sempre.

E non mancano i commentatori che usano toni forti nascondendosi dietro profili anonimi e con nomi di fantasia, creati solo per sentirsi liberi di poter dire tutto. Dimenticandosi che ogni profilo, anche se si chiama “Topo Gigio”, viene sempre da una email, nata da un IP unico: insomma, basta poco per individuare l’autore. 

Tornando al tema, la nostra impressione è che quell’asterisco sia finito in fondo a bambin* in quella newsletter quasi per caso, senza malizia, e che poi le posizioni si siano irrigidite.

Certo è che, se veramente il mancato rinnovo è dipeso da questo, dispiace che ci si rimettano dei posti di lavoro.

Da Fondazione Grosseto Cultura non è arrivata alcuna nota.

A scrivere, invece, sono la segreteria dell’Unione Comunale Pd Grosseto e la Conferenza donne democratiche di Grosseto.

Riportiamo gli interventi in modo integrale e siamo pronti a dare spazio anche ad altri interventi, non anonimi e scritti in modo civile, a sostegno di una posizione o dell’altra.

La nostra email è redazione@maremmaoggi.net.

La segreteria Pd: «Decisione politica»

«Un asterisco che fa scandalo e costa dei posti di lavoro a Grosseto è ciò che mai avremmo desiderato per la nostra città. Il fatto è ben noto, una newsletter nel mese di dicembre che invita dei bambini e delle bambine in età scolare a partecipare a un laboratorio creativo organizzato dal collettivo CLAN, associazione culturale che da anni collabora con il Polo delle Clarisse, fiore all’occhiello di Grosseto».

«Immediata già al momento della pubblicazione della newsletter la reazione del Cda di Grosseto Cultura, che aveva subito chiesto “chiarimenti” al direttore delle Clarisse e la rettifica per la scelta linguistica a CLAN. I “chiarimenti” ci portano direttamente a oggi, quando arriva, guarda caso, la notizia del mancato rinnovo del contratto che legava CLAN alla Fondazione Grosseto Cultura».

«Un pretesto, una scusa per eliminare personale non gradito? Che altro? La decisione è chiaramente politica, legata a strettissimo giro all’attuale giunta, e che cavalca, senza conoscerne i fondamenti e le possibilità di evoluzione linguistica, la polemica strumentale sull’uso inclusivo della lingua italiana. Uso che nulla toglie alla tradizione della lingua italiana per come la conosciamo, ma che semmai ne amplia le possibilità espressive».

«Il dibattito su come poter uscire dal binarismo dell’italiano, è vivace e soprattutto aperto già da un po’, nel resto del mondo e anche nel nostro Paese, ed è un dibattito che, a volerlo studiare e comprendere fino in fondo – e non per sentenze e frasi fatte – può solo portare ad apertura delle menti, a una conoscenza più ampia dei fenomeni sociolinguistici e a un arricchimento personale».

«Sacrosanto il dubbio e sacrosante le domande per conoscere meglio i fenomeni, completamente ingiustificabile la censura completa, che è quello a cui stiamo assistendo con questa decisione. Una censura di fatto che limita l’espressione e costa dei posti di lavoro in una città dove le politiche culturali non brillano e le opportunità di lavoro scarseggiano ma che, pur a fronte di questo la destra preferisce fare sciocche battaglie ideologiche».

«Infatti, l’utilizzo di quell’asterisco nulla c’entra con presunta fluidità di genere da “imporre” a giovanissime menti (come se poi fosse qualcosa di realmente imponibile), ma è l’unico segno in grado di coinvolgere contemporaneamente i due generi senza che uno risulti più importante o preponderante dell’altro. Asterisco, cultura e tolleranza: dibattiti per i quali, a Grosseto, non siamo pront*».

«Ma non si tratta, stavolta, di solo dibattito. Si tratta di una vera e propria ritorsione, un messaggio obliquo, verso chi non si allinea ad un pensiero peraltro debole e sbagliato, il pensiero di una destra che, nella mancanza di idee si affida a luoghi comuni e chiacchiere da bar. La nostra città non ha bisogno di questo».

Il Pd: «Presidente e Cda si dimettano»

«Per tutti questi motivi, come Pd locale chiediamo con forza le dimissioni dell’attuale presidente della Fondazione Grosseto Cultura e di tutto il Cda per l’approccio oscurantista, e procederemo inoltre con un’interrogazione in consiglio comunale per avere spiegazioni ufficiali da sindaco e assessore alla cultura su una decisione tanto grave quanto ridicola».

Le donne democratiche: «Schiaffo in faccia ai diritti»

«Il 2022 grossetano si chiude con l’ennesimo schiaffo in faccia ai diritti  – scrive Margherita Ambrogetti Damiani, portavoce provinciale della conferenza donne democratiche Grosseto  -. La notizia del mancato rinnovo della convenzione con l’associazione Clan per la gestione dei servizi del Polo delle Clarisse causata – a quanto si apprende – dall’utilizzo (corretto) dell’asterisco nella sezione della newsletter di dicembre dedicata alle attività per bambin* è ingiustificabile».

«La decisione è stata presa dal Cda di Fondazione Grosseto Cultura e segue un richiamo riferito proprio all’utilizzo dell’asterisco. Il “licenziamento” causato, a quanto si legge, dal rifiuto da parte dell’associazione di diffondere una nota di rettifica rispetto all’uso dell’asterisco è inqualificabile. Quella sull’uso di schwa e asterischi al posto del plurale maschile indifferenziato è una polemica che torna ciclicamente, strumentalizzata da una parte della politica che ha come unico obiettivo la distruzione del diritto all’autodeterminazione, estremizzando e distorcendo concetti semplici».

«La nostra lingua non ha il neutro ed è flessiva: ogni articolo, pronome, sostantivo e aggettivo viene declinato per genere. Per questo, fin dalle scuole elementari ci insegnano che, nel dubbio, il maschile – il cosiddetto “maschile generico” o “neutrale” – va sempre bene. L’asterisco cosiddetto egualitario trova soluzione a questa preferenza del maschile, evitando la riproduzione di meccanismi di potere, rapporti di forza e discriminazioni».

«La lingua non è monolite. Si evolve con i cambiamenti sociali e culturali che, nonostante un conservatorismo estremo che pare non essere intenzionato a cedere il passo, si stanno affermando. L’asterisco non è la soluzione definitiva al sessismo e al patriarcato ma è un elemento importante della rivoluzione che è necessario continuare a fare. Uno scoglio – evidentemente culturalmente incapace di accettare che la libertà di ciascuno è la libertà di tutti – non potrà certo fermare il mare dei diritti».

«La Conferenza delle donne democratiche di Grosseto è vicina all’associazione Clan che tanto fa per la nostra Grosseto, lavorando alla creazione di occasioni innovative e culturalmente stimolanti per una comunità che, evidentemente, ne ha davvero tanto bisogno».

 

 

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