GROSSETO. I medici mancano. Gli infermieri e i tecnici sanitari non bastano a coprire tutte le esigenze ordinarie. E per garantire i servizi e cercare di ridurre le liste d’attesa bisogna continuare a ricorrere al lavoro aggiuntivo del personale già in servizio. Questa volta non sono i sindacati a denunciarlo, né i sindaci dei territori che da mesi chiedono garanzie sul futuro degli ospedali.
È la stessa Asl Toscana sud est a metterlo nero su bianco, nella deliberazione numero 1058 del 2026, approvata dal direttore generale Dario Rosini, che programma le prestazioni aggiuntive per novembre e dicembre.
Un documento amministrativo che potrebbe sembrare destinato soltanto agli addetti ai lavori, ma che racconta molto delle condizioni nelle quali opera oggi il sistema sanitario delle province di Grosseto, Siena e Arezzo. E che assume un significato particolare proprio in Maremma, dove resta aperto il confronto sulla riorganizzazione delle attività chirurgiche e sul futuro degli ospedali periferici. Perché se da una parte si discute di come ridistribuire le attività fra i presidi, dall’altra l’azienda sanitaria certifica difficoltà nel reperire alcune delle figure professionali indispensabili per farli funzionare.
Medici, infermieri e tecnici: le carenze riconosciute dall’Asl
Il passaggio più significativo della delibera si trova nelle premesse. L’azienda riconosce il permanere di difficoltà nel reclutamento dei medici in diverse discipline: medicina d’accettazione e d’urgenza, chirurgia generale, radiologia, anestesiologia, ortopedia e traumatologia, psichiatria.
Non si tratta di un elenco esaustivo, ma di alcune delle specialità indicate esplicitamente come critiche.
Subito dopo arriva un’affermazione ancora più importante. Le carenze di personale infermieristico e tecnico sanitario non consentono di coprire le esigenze assistenziali ordinarie con il personale attualmente in forza.
È scritto proprio così, nella sostanza, nel provvedimento. L’Asl segnala anche le difficoltà nel far coincidere i tempi delle uscite del personale con quelli delle nuove assunzioni. Pensionamenti, cessazioni e ingressi non sempre riescono a essere sincronizzati.
Ed è qui che entra in gioco la cosiddetta produttività aggiuntiva: ore di lavoro svolte oltre l’orario ordinario, secondo le modalità previste dai contratti del personale sanitario. Uno strumento che l’azienda utilizza per due finalità distinte: garantire i livelli essenziali di assistenza in presenza di carenze di organico e ridurre le liste d’attesa.
Il punto, però, è proprio questo: una parte delle prestazioni aggiuntive non serve soltanto a fare più visite o più interventi, ma a fronteggiare difficoltà nella copertura dell’assistenza ordinaria.
Oltre 15mila ore aggiuntive negli ultimi due mesi dell’anno
I numeri sono contenuti nell’allegato A alla deliberazione. Per il periodo dal primo novembre al 31 dicembre 2026, l’Asl Toscana sud est programma complessivamente 15.762 ore di prestazioni aggiuntive, suddivise tra dirigenza sanitaria e personale del comparto.
Alla dirigenza sanitaria sono assegnate 12.491 ore, mentre al comparto ne spettano 3.271.
Ma è soprattutto la suddivisione per finalità a essere interessante. Ben 7.503 ore sono destinate a fronteggiare carenze di organico, mentre altre 8.259 vengono programmate per intervenire sulle liste d’attesa.
In sostanza, quasi metà delle ore aggiuntive previste per novembre e dicembre serve a compensare difficoltà legate al personale disponibile. Il ricorso a queste prestazioni riguarda l’intera Asl Toscana sud est, quindi le tre province di Grosseto, Siena e Arezzo. Non sarebbe corretto attribuire tutte le ore alla Maremma. Ma il documento consente comunque di individuare alcune voci territoriali particolarmente significative.
Per la rete ospedaliera grossetana oltre 2.700 ore
Nella tabella allegata alla delibera compaiono le ore destinate alla rete ospedaliera, con riferimento a guardie interdivisionali e sale operatorie. Per l’ambito che comprende Amiata Grossetana, Colline Metallifere e Grossetana sono previste 2.341 ore aggiuntive della dirigenza sanitaria.
Per le Colline dell’Albegna sono programmate altre 262 ore della dirigenza sanitaria e 126 ore del comparto.
Il totale delle due aree grossetane raggiunge così 2.729 ore aggiuntive, collocate nella programmazione relativa alle liste d’attesa.
È un numero importante, ma che richiede una precisazione. Queste non sono tutte le ore aggiuntive previste per la provincia di Grosseto. La tabella assegna infatti altre migliaia di ore direttamente ai dipartimenti aziendali, senza distinguere la distribuzione fra le tre province.
Una parte potrebbe quindi essere destinata alle strutture maremmane, ma dall’allegato non è possibile ricavarne la quantità.
E qui emerge il primo interrogativo. Come saranno distribuite le 2.341 ore tra Grosseto, Massa Marittima e Castel del Piano? E come verranno utilizzate le 388 ore previste per le Colline dell’Albegna, dove si trova l’ospedale di Orbetello?
Il documento non entra in questo dettaglio. Eppure conoscere la destinazione effettiva delle ore permetterebbe di capire quali attività verranno sostenute nei singoli presidi, soprattutto in relazione alle sale operatorie e alle guardie interdivisionali.
La chirurgia generale ha bisogno di oltre 1.900 ore per carenza di organico
Un altro dato emerge dalla ripartizione per dipartimenti. Per la chirurgia generale, d’urgenza e delle malattie dell’apparato digerente sono previste complessivamente 2.057 ore aggiuntive. Di queste, 1.933 sono destinate a fronteggiare la carenza di organico e appena 124 alle liste d’attesa.
Questo significa che quasi il 94% delle ore programmate per quel dipartimento è motivato da esigenze legate al personale disponibile.
Anche in questo caso si tratta di un dato aziendale, riferito all’intera Asl, e non soltanto alla provincia di Grosseto.
Resta però una circostanza particolarmente rilevante. Perché è proprio sulla chirurgia che, in Maremma, si è aperto uno dei confronti più delicati degli ultimi mesi. E il documento conferma che, almeno sul piano aziendale, la carenza di professionisti in questa disciplina è un problema concreto.
Non basta questo dato per stabilire come debbano essere organizzati gli ospedali. Ma è evidente che qualunque progetto di riorganizzazione dovrà misurarsi con la disponibilità reale di medici e personale sanitario.
| Destinazione | Ore aggiuntive |
|---|---|
| Carenza di organico – dirigenza | 6.786 |
| Liste d’attesa – dirigenza | 5.705 |
| Carenza di organico – comparto | 717 |
| Liste d’attesa – comparto | 2.554 |
| Totale novembre–dicembre | 15.762 |
Pronto soccorso, la voce che sorprende: zero ore aggiuntive
C’è poi una particolarità della tabella che merita attenzione. Nelle premesse l’Asl indica la medicina d’accettazione e d’urgenza tra le discipline nelle quali permangono difficoltà di reclutamento.
Ma nell’allegato il Dipartimento di emergenza-urgenza presenta zero ore aggiuntive. E anche la colonna specificamente dedicata al pronto soccorso riporta zero, sia per la dirigenza sia per il comparto.
Una contraddizione? Non necessariamente. Il documento potrebbe non comprendere altre modalità organizzative o contrattuali utilizzate per garantire la copertura dei turni. E lo zero in una tabella di programmazione non significa automaticamente che un reparto sia privo di personale o che siano stati cancellati servizi.
Ma la domanda resta. Se il reclutamento dei medici d’urgenza continua a essere difficile, con quali strumenti vengono compensate le carenze nei pronto soccorso aziendali?
Un interrogativo che riguarda anche gli ospedali maremmani, dove la tenuta dei servizi di emergenza rappresenta un aspetto essenziale dell’assistenza territoriale.
Situazioni simili emergono per altri dipartimenti. Ortopedia e riabilitazione, salute mentale e dipendenze, materno-infantile e professioni infermieristiche e ostetriche presentano zero ore aggiuntive nelle rispettive voci. Anche qui sarebbe scorretto parlare automaticamente di tagli. Ma sarebbe utile conoscere le ragioni di queste scelte e quali strumenti alternativi vengano utilizzati per affrontare le eventuali carenze.
I 20 milioni di euro e il limite della spesa
La delibera contiene anche un dato economico significativo. Il tetto definitivo per le prestazioni aggiuntive dell’intero 2026 ammonta a 20.070.903,83 euro, comprensivi degli oneri previsti.
Di questi, circa 14,68 milioni riguardano la dirigenza sanitaria e circa 5,39 milioni il personale del comparto. Attenzione, però: non si tratta della spesa prevista per novembre e dicembre e nemmeno necessariamente di denaro già utilizzato. È il tetto annuale aziendale, definito attraverso precedenti provvedimenti e assegnazioni di risorse.
Per conoscere quanto sia stato effettivamente speso occorrerebbe consultare i rendiconti, ma nella deliberazione compare un altro passaggio delicato.
I dipartimenti che abbiano già raggiunto o superato la quota del tetto annuale loro assegnata dovranno limitare la programmazione delle nuove prestazioni aggiuntive a quelle strettamente indispensabili, concordandole con la direzione aziendale e con l’obiettivo di garantire i livelli essenziali di assistenza.
Una disposizione che risponde alla necessità di controllare la spesa, ma che apre un’altra questione.
Quali dipartimenti hanno già raggiunto il limite delle risorse disponibili? E quali conseguenze potrebbe avere questa condizione sulla programmazione degli ultimi due mesi dell’anno?
La delibera non indica quali strutture si trovino eventualmente in questa situazione. Non è quindi possibile sostenere che siano stati decisi tagli o riduzioni di attività. Ma conoscere il livello di utilizzo dei budget sarebbe importante per valutare quanto margine operativo resti ai dipartimenti.
La riorganizzazione degli ospedali e le domande ancora aperte
Tutto questo avviene mentre in Maremma resta aperta una partita sanitaria di grande rilevanza. La delibera 901 del 28 agosto ha previsto una riorganizzazione della rete ospedaliera e delle attività chirurgiche, con il rafforzamento del ruolo di Grosseto e una diversa distribuzione delle funzioni tra i presidi.
Un percorso che ha suscitato preoccupazioni e richieste di chiarimento da parte dei territori.
Il 29 settembre, nel confronto tra i sindaci, è emersa la necessità di non procedere all’attuazione della riorganizzazione prima di aver completato la discussione istituzionale. Da quel confronto è nato il percorso per costruire un Patto per la salute della Maremma, con l’obiettivo di definire funzioni, prospettive e garanzie per gli ospedali del territorio.
Il Misericordia di Grosseto dovrebbe consolidare il proprio ruolo nelle attività più complesse, mentre per Orbetello, Massa Marittima, Castel del Piano e Pitigliano resta fondamentale chiarire quali servizi e quali attività saranno effettivamente assicurati.
Ed è proprio qui che la nuova delibera sulle prestazioni aggiuntive diventa particolarmente interessante.
Perché l’Asl deve contemporaneamente affrontare carenze di organico, ridurre le liste d’attesa e ragionare su una diversa organizzazione degli ospedali.
Tre esigenze che non possono essere considerate separatamente. La delibera 1058 non modifica il piano di riorganizzazione e non dimostra che quel progetto non sia realizzabile. Ma fornisce un elemento in più per valutare le condizioni nelle quali dovrà eventualmente essere attuato.
Il nuovo direttore generale e le questioni sul tavolo
Il provvedimento arriva anche in un momento particolare per la guida dell’azienda sanitaria. Dario Rosini ha assunto l’incarico di direttore generale il 12 ottobre, subentrando a Marco Torre, che aveva firmato la delibera sulla chirurgia pochi giorni prima di andarsene.
La programmazione delle prestazioni aggiuntive rappresenta quindi uno dei primi atti approvati nella nuova fase della direzione aziendale. Le difficoltà descritte, naturalmente, non nascono con il cambio del direttore. La delibera richiama provvedimenti adottati nei mesi precedenti e parla esplicitamente di criticità che permangono.
Rosini si trova dunque a gestire una situazione già esistente, nella quale la disponibilità di personale rappresenta uno degli elementi decisivi.
Ed è proprio dalle risorse umane che passa una parte importante del futuro della sanità maremmana. Perché la riorganizzazione degli ospedali non può essere valutata soltanto sulla carta, attraverso la distribuzione delle specialità e dei livelli di complessità.
Occorre sapere quanti medici lavorano realmente nei presidi, quanti infermieri sono disponibili, quali posti risultano vacanti e quali nuove assunzioni siano concretamente programmate.
La domanda decisiva: con quali medici funzioneranno gli ospedali?
La deliberazione 1058 ha un merito: mette nero su bianco una situazione che fino a oggi è stata spesso al centro del confronto tra azienda sanitaria, sindacati e amministratori locali. Le carenze di personale esistono e l’Asl programma il ricorso a migliaia di ore aggiuntive per affrontarle.
Non è di per sé la dimostrazione di un sistema sanitario al collasso. Le prestazioni aggiuntive sono uno strumento previsto dai contratti e possono servire anche a migliorare l’offerta assistenziale. ma quando diventano necessarie per garantire esigenze ordinarie, la loro dimensione assume un significato diverso.
Soprattutto in un territorio come la Maremma, dove le distanze tra i presidi, la conformazione geografica e la presenza di comunità lontane dal capoluogo rendono particolarmente delicata ogni scelta di organizzazione sanitaria.
Il confronto sulla riorganizzazione deve quindi partire anche da questi numeri.
Quante delle ore aggiuntive servono a coprire turni che l’organico ordinario non riesce a garantire? Quali ospedali hanno maggiori difficoltà? Quanti professionisti mancano davvero? E quali assunzioni sono previste per il 2027?
Sono domande alle quali la delibera non risponde completamente, ma ne rende ancora più evidente l’importanza.
Perché prima di decidere dove concentrare le attività sanitarie, bisogna sapere con quali persone sarà possibile garantirle. E per gli ospedali della Maremma, oggi, è probabilmente questo uno dei nodi più importanti da sciogliere.





