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Allarme rincari per l’energia. Le imprese ritoccano i listini

Per far fronte al caro-energia, il 53% delle imprese si vedrà costretto a ritoccare i listini, in particolare manifattura e costruzioni
Annarita Bramerini, direttore di Cna
Annarita Bramerini, direttore di Cna

GROSSETO. Allarme della Cna per il costo dell’energia.

Il rincaro del prezzo dell’energia, nell’ultima parte del 2021, ha fatto aumentare di oltre il 30% la spesa media rispetto al 2019, per i settori delle costruzioni e dei trasporti, mentre la filiera del turismo registra un incremento sotto al 20%.

Sono i dati emersi da un’indagine realizzata dal centro studi di Cna nazionale, su 2500 imprese, che preoccupa i vertici dell’associazione dell’artigianato e della piccola e media imprese. «Per l’anno appena iniziato – sottolinea il direttore di Cna di Grosseto Anna Rita Bramerini – le prospettive sono di nuovi vistosi rincari, dato i prezzi del primo trimestre mostrano un’impennata del 112% rispetto allo stesso periodo del 2019».

Il 95% delle imprese avrà rincari dell’energia significativi

Dai dati raccolti emerge che per il 95% delle imprese il caro-bollette peserà sull’attività, mente solo il 5% dichiara che non ci saranno effetti significativi. L’aumento maggiore si è registrato nel settore delle costruzioni, con un 33,1% di rincaro sui consumi, per i trasporti, con un 31,9% e per la manifattura, con il 29.9%. Incrementi più lievi, del 21,4% per il commercio, il turismo (con il 18,6%) e per gli altri servizi, con un 23,3%.

Per far fronte al caro-energia, il 53% delle imprese si vedrà costretto a ritoccare i listini, in particolare manifattura e costruzioni (rispettivamente 62,8% e 54,4%) mentre il 66% delle imprese di trasporto, il 64% dei servizi alle imprese e il 56% dei servizi alla persona indicano che manterranno invariati i prezzi.

Per il 77,5% del campione ci saranno tagli ai margini di guadagno, solo il 10,6% prevede di ridurre la produzione e il 6,8%, pari a 200mila imprese, prospetta il fermo dell’attività a causa di costi.

Il sistema delle imprese sta già realizzando una serie di iniziative per attutire l’impatto del caro-energia, in particolare il 43,6% del campione intende ridurre altre voci di spesa e il 42% pensa di aggiornare con maggiore frequenza i listini. Rilevante la quota di imprese (37% del totale) che è orientata a rinviare investimenti programmati. Meno diffuse le azioni di natura strutturale: quasi un’impresa su 5 investirà in tecnologie di efficientamento energetico con valori simili tra i vari settori ad eccezione dei servizi alle imprese dove la percentuale sale al 32,1%. Il 10% del campione ritiene che dovrà ridurre l’organico e il 7,6% pensa di dover tagliare il monte retribuzioni.

«Le imprese hanno suggerito anche strategie nazionali per fronteggiare questo aumento – dice Bramerini –; oltre il 91% delle imprese intervistate indica la priorità di potenziare la produzione di energia da fonti rinnovabili, mentre per l’84% è necessario ammodernare le infrastrutture di rete e per il 77,3% serve assicurare un’effettiva concorrenza nel mercato dell’energia elettrica».

Il caro-energia, comunque, rischia di frenare la ripresa: «Ed è quindi fondamentale – conclude Bramerini – individuare soluzioni strutturali, anche perché la distribuzione degli oneri generali di sistema è fortemente iniqua e penalizza maggiormente le imprese più piccole che sopportano il 49% del gettito complessivo e assicurano 4,7 miliardi l’anno, risorse che potrebbero essere investite nei processi produttivi. Il risultato è che una piccola impresa paga l’energia quattro volte di più rispetto a una di grandi dimensioni».

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