Albinia, l’Aurelia diventa un incubo: ogni estate chilometri di code per andare al mare | MaremmaOggi Skip to content

Albinia, l’Aurelia diventa un incubo: ogni estate chilometri di code per andare al mare

Dalla Rosa dei Venti alla rotatoria verso la costa il traffico va in tilt, soprattutto nelle ore di punta. Residenti esasperati: «Il problema è noto da anni, possibile che non si trovi una soluzione?». E per chi abita a Casa Brancazzi il disagio è doppio
La coda sull’Aurelia

ORBETELLO. Non è un incidente, non è un cantiere improvviso e neppure un’emergenza che nessuno poteva prevedere. È semplicemente estate ad Albinia. E con l’arrivo di migliaia di persone dirette verso il mare, sull’Aurelia torna puntuale l’incubo delle code.

Il copione si ripete da anni. La mattina il traffico aumenta progressivamente fino a creare lunghe file di automobili, ma anche nel pomeriggio la situazione può diventare critica.

Nei momenti peggiori la coda comincia ben prima della Rosa dei Venti e prosegue fino alla rotatoria dalla quale il traffico si dirige verso il Singita e le strutture balneari della costa.

È in quel tratto che la viabilità sembra trasformarsi in un enorme imbuto: le auto rallentano, la fila si allunga e alla fine si procede praticamente a passo d’uomo.

Chilometri di auto e residenti esasperati

Dentro quelle code ci sono i turisti che vogliono raggiungere il mare, ma anche residenti, lavoratori e famiglie che devono semplicemente attraversare la zona o tornare a casa. È soprattutto questo a far crescere la rabbia.

Perché se si trattasse di un episodio eccezionale sarebbe comprensibile. Ma qui il problema si ripresenta puntualmente ogni estate.

È accaduto negli anni scorsi e sta accadendo nuovamente nel 2026. La domanda che circola tra gli automobilisti è inevitabile: possibile che un fenomeno così prevedibile non possa essere affrontato prima che si trasformi, ancora una volta, in un’emergenza?

L’imbuto verso il mare

Il punto centrale è proprio questo: l’aumento del traffico estivo ad Albinia non è una sorpresa. Ogni anno migliaia di persone raggiungono questo tratto della costa e nelle ore di maggiore afflusso una quantità enorme di veicoli finisce per concentrarsi negli stessi punti.

Per questo residenti e automobilisti si chiedono se negli anni siano stati analizzati fino in fondo i flussi di traffico estivi e, soprattutto, se esistano margini per modificare la viabilità e ridurre le code.

Perché una situazione che si verifica sistematicamente non può più essere considerata eccezionale: è diventata un problema strutturale.

Casa Brancazzi, al giro dell’oca si aggiungono le code

Per chi abita a Casa Brancazzi, poi, la situazione assume contorni ancora più paradossali. I residenti devono già fare i conti con una viabilità che non permette un collegamento diretto: una volta usciti dalla zona, per poter rientrare a casa sono costretti a percorrere diversi chilometri passando da Patanella.

Una sorta di giro dell’oca quotidiano.

Ma durante l’estate a questo disagio se ne aggiunge un altro. Una volta completato il percorso necessario per tornare verso Casa Brancazzi, i residenti possono ritrovarsi intrappolati nelle code dell’Aurelia.

Prima i chilometri in più imposti dalla viabilità, poi la fila: un doppio disagio che rende particolarmente complicati anche gli spostamenti più semplici.

Lo stop vicino alla Rosa dei Venti è ancora lì

A suscitare perplessità tra chi percorre quotidianamente la zona c’è anche il punto di stop davanti a un cancello nei pressi della Rosa dei Venti.

Un elemento della viabilità presente da tempo e che continua a far discutere chi ogni giorno deve muoversi lungo quel tratto.

Sono passati gli anni, ma molti dei problemi sono rimasti gli stessi. Ed è proprio questa sensazione di immobilismo a esasperare maggiormente chi vive ad Albinia.

«Siamo un territorio turistico, non possiamo far scappare i turisti»

C’è poi un’altra questione, tutt’altro che secondaria.

La Maremma vive anche di turismo. Nei mesi estivi le località della costa accolgono migliaia di persone e la capacità di raggiungere facilmente spiagge, campeggi e stabilimenti fa parte inevitabilmente della qualità dell’offerta turistica.

Restare imbottigliati a lungo in una coda non è certo il miglior biglietto da visita.

Ma sarebbe sbagliato ridurre tutto a un problema dei vacanzieri. Le conseguenze più pesanti ricadono infatti proprio su chi ad Albinia e nelle zone vicine vive e lavora tutto l’anno.

La provocazione dei cittadini: «Ma questi scienziati dell’Anas dove sono?»

L’esasperazione produce anche battute amare. Tra i cittadini c’è chi ormai domanda provocatoriamente: «Ma questi scienziati dell’Anas dove sono?».

Dietro la battuta c’è però una questione concreta: quali studi sono stati effettuati sui flussi di traffico? È stato analizzato il funzionamento di quel sistema viario nelle settimane di maggiore pressione? Quali soluzioni possono essere adottate?

Qui non si tratta di prevedere qualcosa di straordinario.

Si tratta semplicemente di prevedere l’estate.

Serve una soluzione, non l’ennesimo intervento d’emergenza

Ad Albinia la richiesta è ormai semplice: affrontare il problema in maniera strutturale.

Non basta intervenire quando le automobili sono già ferme e la fila si è allungata per chilometri. Occorre capire dove e perché si crea l’imbuto, studiare i flussi, valutare le possibili modifiche e trovare una soluzione capace di reggere anche nelle giornate di massimo afflusso.

Perché siamo nel 2026 e la scena continua a essere la stessa: migliaia di automobili, una strada che non riesce ad assorbire il traffico e lunghe code per raggiungere il mare o semplicemente tornare a casa.

Gli abitanti di Albinia aspettano risposte.

Ma soprattutto aspettano il giorno in cui l’arrivo dell’estate non significherà automaticamente ritrovarsi prigionieri dell’Aurelia.

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