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Addio cattivi odori e mare inquinato: dopo il caos, ora ci pensa Adf

Acquedotto del Fiora ha preso in carico da maggio il sistema fognario di Orbetello e Argentario e il depuratore, ecco i primi risultati. Il “caso Ansedonia”
La conferenza stampa di Acquedotto del Fiora a Terrarossa e la nuova stazione di sollevamento P13
La conferenza stampa di Acquedotto del Fiora a Terrarossa e la nuova stazione di sollevamento P13

ORBETELLO. Prima era il caos, ora, piano piano, la gestione del sistema fognario dell’Argentario e di Orbetello, sta andando verso la normalità. È iniziato un percorso, faticoso, che ha più i contorni della sfida, ma entro il 2031 Acquedotto del Fiora ha intenzione di investire 16 milioni di euro.

Intanto, da maggio scorso, quando, su richiesta dei Comuni di Monte Argentario e Orbetello, è subentrato alla gestione precedente, la Integra di Vicenza, l’azienda di via Giordania ha già speso un milione di euro, tanto che alla fine il conto sarà più alto.

Ma i primi risultati si vedono. Ma ripartire dall’esistente è stato tutt’altro che facile, basti ricordare che nel dicembre del 2022, l’impianto di Terrarossa (allora ancora gestito da Integra), che raccoglie i liquami dell’intero comprensorio, fu sequestrato.

L’obiettivo è restituire ai cittadini una rete efficiente e moderna, monitorata, capace di assorbire la pressione estiva, quando i residenti si moltiplicano, scaricando in mare acqua depurata con il tubone di 4 km che arriva fino ad Ansedonia e azzerando i cattivi odori attorno all’impianto, per i quali si è anche costituito il Comitato di Terrarossa, guidato dal commercialista romano Guido Lenzi.

«Dopo tanti anni vediamo finalmente un primo risultato – ha detto Lenzi -, siamo soddisfatti che sia subentrato AdF. Ora sarà importante che, insieme al Comune di Monte Argentario, sia rivista la viabilità verso l’impianto, ora stretta e pericolosa». Il progetto della strada alternativa per il depuratore è nel programma della giunta Cerulli e AdF si è detto disposto a collaborare alla realizzazione.

Guido Lenzi, del Comitato Terrarossa
Guido Lenzi, del Comitato Terrarossa

Nel percorso, peraltro, è prevista anche una profonda revisione dell’area di Ansedonia, dove da tempo regna l’anarchia e le circa 250 ville sono ancora in gran parte allacciate a vecchie fosse Imhoff, staccate da una rete che andrà rifatta ex novo.

Sempre nella zona, insieme alle aziende («siamo in un caso win-win – ha detto l’ad del Fiora, Piero Ferrari – o si vince tutti o si perde tutti, quindi servirà piena collaborazione»), sarà risolto il problema dei canali che collegano gli impianti di itticoltura al mare.

Sta nascendo, quindi, un sistema Terrarossa che, presto, potrà diventare anche un sistema laguna, la perla naturalistica dell’area. Lo ha detto il sindaco di Orbetello Casamenti, gli è andato dietro il presidente del Fiora, Roberto Renai, in un futuro prossimo la collaborazione con il Fiora potrà essere estesa. Magari quando passerà la legge, al momento all’esame della commissione ambiente della Camera, che toglierà la gestione dal commissario a un consorzio.

Intanto, per evitare sversamenti, sono stati tombati tutti gli scolmatori verso la laguna. «Non sarà più sversato niente in laguna – ha precisato Piero Ferrari -, a meno che non ci siano emergenze. E, in ogni caso, ci finirebbe acqua pulita».

Il primo passo, la stazione di sollevamento P13

Ai piedi del Monte Argentario, guardando Orbetello, si specchia nella laguna la stazione di sollevamento P13, nodo strategico del “sistema Terrarossa” che, grazie ai lavori che sta portando avanti AdF dopo la presa in carico dell’impianto lo scorso 23 maggio, “ereditato” in condizioni oggettivamente complesse, sfoggia oggi un nuovo look, completamente rinnovata e messa in sicurezza, con pompe di ultima generazione e sistemi avanzati di telecontrollo.

La nuova stazione di sollevamento P13
La nuova stazione di sollevamento P13

Un cantiere simbolo, che vede i tecnici ancora all’opera, esempio tangibile del nuovo corso di Terrarossa e presidio chiave nella tutela della laguna e del territorio. L’impegno di chi sta lavorando in questi mesi, con interventi anche in notturna, emerge dai racconti dei protagonisti, presenti al fianco dei sindaci di Monte Argentario (in collegamento video dall’Indonesia), in presenza c’era l’assessore Michele Vaiani, e Orbetello alla conferenza stampa che si è tenuta sul posto per illustrare i lavori in corso e gli investimenti in programma.

«Come amministrazione comunale siamo soddisfatti del lavoro che sta portando avanti AdF – afferma il sindaco di Monte Argentario, Arturo Cerulli – questi nuovi interventi contribuiscono a garantire al nostro territorio un livello ottimale di depurazione delle acque, elemento essenziale per la salvaguardia ed il rispetto dell’ambiente in un’area di eccellenza come l’Argentario».

«È fondamentale per la tutela dell’ambiente che l’impianto sia mantenuto in efficienza – sottolinea il primo cittadino di Orbetello, Andrea Casamenti – per questo siamo molto soddisfatti che AdF sia subentrata nella gestione e abbia previsto un ingente investimento in tal senso. Riponiamo massima fiducia nell’azienda, nel presidente Roberto Renai e nell’amministratore delegato Piero Ferrari con i quali collaboriamo da sempre in modo proficuo su più fronti».

«Siamo l’azienda del territorio e facendo squadra stiamo affrontando anche questa partita, mettendo la tutela dell’ambiente e della risorsa idrica al primo posto, grazie anche al patto di fiducia con i Comuni soci – commenta il presidente di AdF Roberto Renai – Guardiamo alla salvaguardia e al futuro della laguna, siamo pronti a dare il nostro contributo e contiamo su quello di tutti i soggetti coinvolti. Siamo già al lavoro per costruire un focus di livello nazionale nei primi mesi del prossimo anno».

 «Ambiente, sostenibilità, innovazione e riuso sono i punti cardinali con cui abbiamo affrontato questa nuova sfida industriale – sottolinea l’amministratore delegato di AdF Piero Ferrari – A Terrarossa abbiamo trovato una situazione complessa e ci siamo subito messi al lavoro, dando priorità alla tutela di questo ecosistema straordinario. Siamo certi che anche gli altri attori che si affacciano sulla laguna siano pronti con noi a fare squadra per costruire un futuro sostenibile insieme. Sono al vaglio anche progetti di riuso delle acque da depurazione e per la transizione ecologica».

Roberto Renai nel corso della conferenza stampa
Roberto Renai nel corso della conferenza stampa

Il “caso” Ansedonia

L’importanza della stazione P13 è massima: da qui l’acqua pulita, dopo essere stata trattata dal vicino depuratore, viene rilanciata al largo di Ansedonia, grazie ad un tubo sottomarino lungo quasi 4 chilometri. AdF nei mesi estivi ha effettuato una completa ricognizione subacquea su tutta la lunghezza della condotta per verificarne lo stato, con strumentazioni altamente sofisticate e controlli effettuati da sub esperti. La tubazione non ha presentato alcuna rottura.

Sempre ad Ansedonia, nei mesi scorsi, sono stati realizzati importanti interventi e monitoraggi, inclusa l’immissione nella rete fognaria di sostanze colorate traccianti, assolutamente innocue, al fine di rilevare la presenza di anomalie di funzionamento o possibili rotture delle condotte.

«L’obiettivo – ha spiegato l’Ad Piero Ferrari – è capire quali e quante abitazioni di Ansedonia sono materialmente collegate e quante no. Chiediamo la collaborazione di tutti, perché in quell’area c’è molto da fare»

«Qui serva una vera rete fognaria – ha aggiunto Andrea Silvagni, del Consorzio Ansedonia – e tutti devono fare la loro parte, in primis l’Amministrazione, visto quanto paghiamo di Imu. La zona è di pregio, ma senza vere fogne è anche complicato attrarre investitori. Con Ferrari il dialogo è ottimo, contiamo di avere risultati, perché non vogliamo più vedere quella striscia gialla in mare che, ogni tanto, compare».

Fra l’altro AdF ha commissionato all’università di Pisa uno studio sulle correnti marine dell’area.

Una task force di Adf

Il subentro di AdF nella gestione del depuratore di Terrarossa e della relativa rete di collettamento delle acque reflue nei comuni di Monte Argentario e Orbetello, inclusi i due depuratori minori siti in località Ansedonia, ha visto coinvolti nel percorso enti locali e regionali, istituzioni, enti di controllo e Autorità Idrica Toscana.

Viste le condizioni in cui versavano gli impianti, è apparso chiaro sin da subito che le infrastrutture prese in carico necessitavano di importanti investimenti. AdF ha dato vita anche ad una task force interna per definire le priorità e attivare, nei tempi consentiti, le azioni più opportune.

Su un totale di 16 milioni di euro di investimenti stimati per il “sistema Terrarossa” fino al 2031 (destinati ad aumentare alla luce delle crescenti complessità emerse), ne sono stati previsti oltre 2 milioni e 600 mila tra il 2023 e il 2024, di cui 1 milione già messo a terra per interventi realizzati e conclusi in questi primi 5 mesi.

Già da fine anno, inizio 2024, sarà fatta una prima ricognizione anche sull’impianto principale, il depuratore di Terrarossa, insieme a un professore dell’università di Firenze sarà rivisto tutto il circuito idraulico. Ma qui i lavori da fare sono tanti.

Una cosa è certa, lo ha ribadito il presidente Renai al Comitato Terrarossa: «Non saranno più importati liquami da fuori zona, come avveniva in precedenza. Non vedrete più le cisterne che, prima, venivano spesso a scaricare».

I lavori alla stazione di sollevamento P13

È stata l’ingegner Michela Ticciati a spiegare i lavori fatti alla stazione di sollevamento, dalla fine di maggio ad ora.

Michela Ticciati, a destra, con l'assessore Michele Vaiani
Michela Ticciati, a destra, con l’assessore Michele Vaiani

«Avevamo programmato i lavori di revamping della P13 per il mese di settembre, pianificando il bypass del sollevamento e ordinando subito la motopompa esterna necessaria alla sua realizzazione: l’intervento programmato infatti prevedeva di installare un’idrovora (motopompa diesel) nella precamera della P13 per rilanciare l’acqua depurata e, separando la precamera dalla camera tramite una paratoia, di intervenire su tutte le pompe e le relative tubazioni del sollevamento».

«Inoltre, era necessario svuotare, pulire e sanificare la camera, poiché gli operatori dovevano lavorare al suo interno e, aspetto molto importante, farlo in piena sicurezza, non a caso la nuova disposizione del piping è stata pensata proprio per agevolare e rendere più sicura anche la manutenzione futura».

Quella rottura del 20 agosto

Il 20 agosto, tuttavia, la rottura della colonna di mandata di una pompa ha provocato rientri e collasso dell’intero sistema: è stato quindi necessario agire d’urgenza e anticipare l’intervento.

AdF ha messo in campo un enorme impegno logistico per procedere con urgenza ai lavori di revamping: fronteggiando attivamente e proattivamente l’emergenza, è stata subito messa in funzione la motopompa esterna e si è lavorato anche in notturna per fermare l’impianto nelle ore di minor carico, limitando ogni possibile disservizio.

Con l’attivazione della motopompa non era possibile inviare tutta l’acqua depurata verso Ansedonia perché le valvole ormai vetuste non garantivano la tenuta e quindi una parte dell’acqua pompata rientrava all’interno della stazione di sollevamento, rendendo necessaria, a supporto, la presa in carico in via prioritaria anche del completo ripristino del sollevamento S3B (ex depuratore Neghelli).

Tale stazione sembrava essere stata bypassata dalla precedente gestione ed era in un visibile stato di abbandono: AdF l’ha ripristinata e messa in funzione effettuando un revamping del piping, comprese le saracinesche, e installando nuove pompe. È stato così possibile interrompere il loop verso l’impianto di depurazione e inviare tutte le acque depurate verso Ansedonia, procedendo con i lavori sulla P13.

I lavori a Neghelli
I lavori a Neghelli

L’intervento di revamping sul sollevamento P13 prevede la sostituzione di tutte le tubazioni, le saracinesche e del quadro elettrico. Tutti gli organi di manovra saranno fuori terra per operare sempre in sicurezza e offrire una maggiore accessibilità e manovrabilità per le future manutenzioni ordinarie. Sono inoltre stati sostituiti i piedi di accoppiamento delle pompe, le colonne di mandata, i tubi guida, le catene e tutte le apparecchiature a corredo.

I lavori alla stazione P13
I lavori alla stazione P13

Ogni gruppo di pompe della P13 lavora già da adesso in modo autonomo, si è data maggiore flessibilità al sistema e reso possibile anche il collegamento di eventuali motopompe esterne, senza dover apportare modifiche all’attuale conformazione del sollevamento.

Tutti gli interventi sono stati realizzati con il supporto dei dati di telecontrollo, così da monitorare passo dopo passo il funzionamento complessivo del sistema ed eventualmente adottare azioni correttive se necessarie. Inoltre, è stato tombato un “troppo pieno” sempre sulla P13.

 

 

 

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