Addio a Renato Scarpellino, il preparatore del Grifone 94-95 Skip to content

Addio a Renato Scarpellino, il preparatore del Grifone 94-95

Quella fu un’annata speciale per il Grosseto calcio, guidato da Carlo Bresciani: «Renato Scarpellino lascia un grande vuoto»
Renato Scarpellino a Grosseto (a sinistra)
Renato Scarpellino a Grosseto (a sinistra)

GROSSETO. La prematura scomparsa di Renato Scarpellino ha aperto un vuoto difficilmente colmabile. Si è spento a Roma all’età di 65 anni.

Renato è stato il preparatore atletico del Grifone datato 1994-95 in serie D, annata pregiata, meritevole di essere ricordata ogni volta che si parla di calcio biancorosso.

In quella meravigliosa stagione Scarpellino modellò ogni muscolo, ogni articolazione, ogni menisco della squadra consegnando al tecnico Carlo Bresciani una meravigliosa macchina capace di vincere ovunque, dare spettacolo, disegnare gol di fantasia e tecnica. Una squadra diventata leggenda, che ancora oggi aleggia allo Zecchini, nei vicoli del centro dove i giocatori incontravano la gente, nelle birrerie dove si festeggiavano le vittorie.

Renato fu una pedina essenziale per toccare sportivamente vertici impensabili. Città e Grifone erano una cosa sola. Nemmeno gli anni di serie B hanno toccato i vertici di attaccamento, che si respiravano allora.

Un’intera generazione di giovani fu travolta da questo amore profondo e spontaneo. Scarpellino era il perno centrale intorno al quale girava una formazione costruita per essere bella e pungente.

Renato Scarpellino, il ricordo di Bresciani

«L’ho conosciuto quell’estate – ricorda con emozione il tecnico Carlo Bresciani – una persona simpaticissima, ironica, sempre sorridente. Fuori dal terreno di gioco i calciatori lo amavano senza limiti, in campo era tremendo, i ragazzi lo odiavano con la medesima intensità. Era un sergente, un professionista pignolo. Curava i particolari con il microscopio, pretendeva il massimo. E l’otteneva».

«Era sempre pronto a informarsi, studiare, mettere in pratica le ultime novità. I pranzi prima della gara si aprivano con insalata e verdura, insieme al granoturco, se restava a tavola massimo 20 minuti. Arrivava a consigliare anche come dormire – prosegue Bresciani – adesso c’è un grande vuoto intorno a me, a noi. Ci sentivamo spesso, ma non sapevo nulla della malattia con cui combatteva».

Il tifo per quella squadra fu profondo, senza limiti. La curva toccò vertici fantastici in fatto di coreografie come l’enorme striscione che occupava l’intero settore con scritto “Vincere” a caratteri cubitali o l’incredibile caravella che navigava a braccia sotto le parole di Leopardi “il naufragar m’è dolce in questo mare” rimasta scolpita in tutti.

Il ricordo di Renato viene da Riccardo Giusti, detto “Sirpe”.

«Se penso a Renato Scarpellino penso alla cavalcata trionfale di quell’anno. Vidi tutte le partite in casa e in trasferta, guardai anche tutti gli allenamenti che la prima squadra sosteneva all’epoca al comunale. Lui era già innovativo con quel cappellino in testa, un robot a cui tutti davano retta. Nel 1998 mi laureai all’Isef e mi sarebbe piaciuto imitarlo per la squadra della mia città».

«Un professionista serio competente piacevole, scherzoso, mai una parola fuori posto. Lo ricorderò come parte integrante e principale di quella cavalcata stupenda che ci portò a vincere il campionato con una media spettatori di 4000 unità. Lo ricorderò soprattutto in un’esultanza sfrenata al gol di Pelucchini, detto il sindaco, a Voghera. Corri e allena anche dal cielo, ciao Scarpe». 

Chi scrive ha vissuto quella stagione all’interno della società, ha conosciuto Renato Scarpellino al quale invia un abbraccio speciale.

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