MASSA MARITTIMA – La storia mineraria delle Colline Metallifere prende forma sulla facciata del Museo Subterraneo di Massa Marittima. È in corso in via Corridoni la realizzazione di un grande murale firmato Carlo Cialli, incaricato dal Comune di trasformare la parete principale dell’edificio in un racconto per immagini del passato minerario del territorio.
L’inaugurazione dell’opera è in programma sabato 28 novembre alle 16. Un progetto che nasce con l’intento di valorizzare la memoria di una comunità profondamente legata all’attività estrattiva e, allo stesso tempo, anticipare ai visitatori ciò che potranno scoprire all’interno del museo.
«L’idea di arricchire la parete gialla del palazzo di architettura razionalista che ospita il Museo Subterraneo con un murale di grandi dimensioni era maturata da tempo – spiega la sindaca Irene Marconi – Abbiamo deciso di affidare questo importante intervento a un artista affermato come Carlo Cialli, che proviene dal territorio delle Colline Metallifere e ne conosce bene la storia».
Dai minatori alle donne che tenevano unite le famiglie
Il murale sarà un omaggio ai minatori e alle diverse stagioni dell’attività estrattiva, dall’Ottocento fino agli anni Novanta, quando le miniere chiusero. Ma il racconto non si fermerà al lavoro sottoterra: ci sarà spazio anche per le donne, protagoniste della vita quotidiana e del sostegno alle famiglie mentre gli uomini erano impegnati in miniera.
«Sarà un omaggio al minatore nelle diverse epoche – racconta Carlo Cialli – e poi ci sarà un tributo particolare alla donna che portava avanti la famiglia quando i minatori erano al lavoro».
Tra i riferimenti artistici dell’opera compare anche L’Angelus di Jean-François Millet, il celebre dipinto al quale si era ispirato anche Salvador Dalì, artista particolarmente amato da Cialli. Un richiamo che introduce nel murale anche una dimensione spirituale, legata alla fede e alla quotidianità delle persone che vivevano attorno alle miniere.
I colori del rame per raccontare la storia
Una particolare attenzione è stata dedicata alla scelta dei colori, individuati a partire dalla palette cromatica della piazza e dell’ambiente circostante. L’obiettivo è armonizzare la nuova opera con l’architettura e con gli edifici vicini, superando le dissonanze cromatiche presenti in precedenza.
La sequenza dei toni ripercorre simbolicamente la storia del rame: si parte dal giallo caldo della metà dell’Ottocento, si passa alle tonalità del rame durante il ventennio fascista e si arriva al verde rame, che accompagna il periodo della chiusura delle miniere.
Per la realizzazione saranno utilizzati smalti Caparol ad alte prestazioni, garantiti dieci anni. Le spese per l’acquisto dei colori sono state interamente sponsorizzate da Yob Giorgi e Massimo Giorgi, che hanno sostenuto i costi relativi ai materiali.
La tecnica e il percorso artistico di Carlo Cialli
L’opera viene realizzata con la tecnica dello spolvero: l’artista riporta sulla parete le tracce del disegno, procede con gli smalti e definisce le figure attraverso linee precise.
Carlo Cialli, nato a Piombino l’11 novembre 1982, ha iniziato a studiare arte nel 1996. Dopo il diploma al liceo artistico ha intrapreso gli studi di ingegneria dell’automobile e design, prima a Modena e poi a Milano. Si è laureato e ha lavorato per diversi anni come progettista di veicoli in Italia e in Inghilterra, per poi dedicarsi anche al design d’avanguardia e all’arte concettuale, maturando esperienze in Francia e Portogallo.
Nel 2020 si è trasferito a Montieri, dove oggi si occupa di pittura, design di interni ed esterni, comunicazione, murales e riqualificazione degli spazi pubblici. Nel suo percorso figurano già diverse opere nei comuni delle Colline Metallifere, tra Montieri, Roccatederighi e Boccheggiano.
A Massa Marittima aveva già lasciato il segno vincendo il bando per la realizzazione del palio del Balestro del Girifalco del maggio 2025. Nel 2026 è inoltre tornato protagonista al Salone del Mobile di Milano, dove ha presentato un progetto personale di design.
Con il nuovo murale, la città si prepara dunque ad accogliere un’opera che mette insieme arte, memoria e identità: un racconto della civiltà mineraria destinato a diventare parte integrante dello spazio pubblico e del percorso di visita del Museo Subterraneo.





