Il cielo più buio d'Italia è in Maremma, tra stelle e vigneti: un patrimonio da salvare | MaremmaOggi Skip to content

Il cielo più buio d’Italia è in Maremma, tra stelle e vigneti: un patrimonio da salvare

A Montauto, nel territorio di Manciano, l’inquinamento luminoso è ancora quasi assente e gli astronomi possono osservare l’universo come in pochi altri luoghi. Qui Riccardo Lepri produce i vini della sua tenuta, mentre il futuro di questo angolo di Maremma si confronta con i progetti per le energie rinnovabili
La tenuta Montauto, il cielo stellato e Riccardo Lepri

MANCIANO. Ci sono luoghi in cui, quando arriva la notte, il buio è ancora buio davvero. Dove basta alzare gli occhi per vedere la Via Lattea e distinguere migliaia di stelle, senza che le luci delle città cancellino uno spettacolo che per generazioni è stato parte della vita quotidiana e che oggi, in gran parte d’Italia, è diventato quasi impossibile ammirare.

Uno di questi luoghi è Montauto, nel territorio di Manciano, al confine tra Toscana e Lazio, dove si conserva uno dei cieli notturni meno contaminati dall’inquinamento luminoso dell’intera penisola. Un patrimonio naturale che attira astronomi, ricercatori e appassionati, ma che rappresenta anche un elemento fondamentale dell’identità di questa parte della Maremma.

Il buio sulle colline di Montauto e una stella cadente (immagine elaborata con l'AI)
Il buio sulle colline di Montauto e una stella cadente (immagine elaborata con l’AI)

È qui che Riccardo Lepri, alla guida di Tenuta Montauto, ha costruito il proprio percorso nel mondo del vino, cercando di trasferire nei suoi prodotti le caratteristiche di una terra ancora segnata da grandi spazi aperti, vento e natura.

Il legame tra il cielo e il vino diventa così l’occasione per raccontare un territorio e soprattutto per interrogarsi su come proteggerlo.

Il paradiso degli astronomi, dove la Via Lattea è ancora visibile

La particolarità di Montauto non è soltanto paesaggistica. Le mappe dell’inquinamento luminoso mostrano come questa zona della Maremma meridionale conservi condizioni di oscurità sempre più rare, tanto da essere diventata un punto di riferimento per chi si occupa di osservazione astronomica.

Nel territorio di Manciano si è sviluppata negli anni una comunità di appassionati che utilizzano telescopi e postazioni di osservazione per studiare stelle, galassie e altri corpi celesti.

Tra questi c’è anche l’astrofisico Gianluca Masi, fondatore del Virtual Telescope Project, che ha scelto proprio Montauto per le proprie attività di osservazione e divulgazione scientifica.

La qualità del cielo è stata riconosciuta anche dal Comune di Manciano, che sostiene da tempo la necessità di preservare questa risorsa e di valorizzarla attraverso l’astronomia e il turismo legato all’osservazione delle stelle.

Il buio, insomma, non è semplicemente assenza di luce: è una ricchezza ambientale, scientifica e turistica, che permette di osservare fenomeni celesti impossibili da distinguere nelle aree più urbanizzate.

Il rischio delle nuove luci e il confronto sugli impianti eolici

Ma questo patrimonio è anche al centro di un confronto delicato, quello sulla realizzazione di nuovi impianti per la produzione di energia rinnovabile.

Il problema riguarda soprattutto l’eventuale presenza di luci di segnalazione sulle grandi turbine eoliche, necessarie per la sicurezza aerea ma potenzialmente capaci di interferire con le osservazioni astronomiche.

Non si tratta di mettere in discussione l’importanza delle energie pulite, quanto di capire dove e come realizzare gli impianti senza compromettere caratteristiche naturali particolarmente rare.

La questione ha già avuto conseguenze concrete. Nel gennaio 2025, infatti, il ministero dell’Ambiente, di concerto con il ministero della Cultura, ha espresso un giudizio negativo di compatibilità ambientale su un progetto eolico da 48 megawatt previsto proprio a Montauto.

E nel febbraio 2026 il Comune di Manciano ha ribadito la volontà di difendere il vincolo paesaggistico riconosciuto dalla Regione Toscana sull’area, costituendosi in giudizio contro i ricorsi presentati da alcune società interessate a sviluppare impianti energetici di grandi dimensioni.

Una vicenda che rende evidente quanto sia difficile trovare un equilibrio tra due esigenze importanti: produrre energia sostenibile e conservare un ambiente che proprio grazie alla sua integrità possiede un valore particolare.

Riccardo Lepri e i vini che raccontano Montauto

In questo paesaggio si inserisce la storia di Tenuta Montauto, dove Riccardo Lepri interpreta il vino come espressione diretta del territorio.

I vigneti si trovano in una zona caratterizzata da spazi aperti, ventilazione e terreni nei quali la presenza del quarzo contribuisce a definirne la particolare composizione.

Tra i vitigni coltivati ci sono Sauvignon blanc, Pinot nero, Ciliegiolo, Sangiovese e Vermentino, attraverso i quali l’azienda cerca di raccontare le diverse sfumature di questa parte della Maremma.

La filosofia produttiva di Lepri punta sulla nitidezza e sulla riconoscibilità dei vini, con l’obiettivo di lasciare emergere le caratteristiche della terra senza sovrapporvi elementi che ne alterino l’identità.

Ed è proprio qui che nasce il parallelo con il cielo stellato: come gli astronomi hanno bisogno di un cielo libero dalle interferenze luminose per osservare l’universo, così il vino cerca nella trasparenza espressiva la possibilità di raccontare la propria origine.

Due esperienze apparentemente lontane, accomunate dall’idea che la natura debba essere prima di tutto conosciuta e rispettata.

Dalle stelle al vino, un legame che attraversa i secoli

Il rapporto tra il vino e il cielo, del resto, ha radici antichissime. Nella mitologia greca compare la figura di Icario, al quale Dioniso avrebbe insegnato l’arte della coltivazione della vite e della produzione del vino. Secondo il racconto, Icario sarebbe poi stato ucciso da alcuni pastori che, dopo aver bevuto il vino senza conoscerne gli effetti, avevano creduto di essere stati avvelenati.

La vicenda è legata anche alla tradizione delle costellazioni, a testimonianza di quanto il cielo abbia accompagnato nei secoli la vita agricola e le narrazioni dell’umanità.

A Montauto questo antico rapporto trova oggi una nuova interpretazione: da una parte gli strumenti degli astronomi puntati verso galassie lontanissime, dall’altra i vigneti e le cantine che trasformano il frutto della terra in vino.

Un patrimonio che non si può ricostruire facilmente

La storia di Montauto pone infine una questione che va oltre l’astronomia e la viticoltura.

In un Paese dove l’inquinamento luminoso ha progressivamente modificato il paesaggio notturno, conservare uno dei pochi cieli ancora realmente bui significa difendere qualcosa che non può essere riprodotto artificialmente.

È una risorsa per gli scienziati, per chi ama osservare le stelle, per il turismo e per le attività agricole che hanno costruito la propria identità intorno a questo territorio.

E forse è proprio questa la caratteristica più preziosa di Montauto: essere un luogo dove il cielo e la terra raccontano ancora la stessa storia, quella di una natura che ha bisogno di spazio, tempo e rispetto per continuare a mostrare tutta la propria bellezza.

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