Quando Grosseto finì sott'acqua: le fotografie dell'alluvione del 1966 tornano in mostra | MaremmaOggi Skip to content

Quando Grosseto finì sott’acqua: le fotografie dell’alluvione del 1966 tornano in mostra

A 60 anni dalla tragedia, le fotografie dell’Archivio Fratelli Gori raccontano la città devastata dal fango e la forza dei suoi abitanti. La mostra apre sabato 7 novembre al Maam
La gente di Grosseto, affacciata dalle Mura, a Porta Corsica, osserva l'acqua dell'Ombrone che ha invaso la città
La gente di Grosseto, affacciata dalle Mura, a Porta Corsica, osserva l’acqua dell’Ombrone che ha invaso la città

GROSSETO. Una città sommersa dall’acqua, 1.500 famiglie senza casa, oltre 20mila ettari di campagna allagati e un uomo che perse la vita. Era il 4 novembre 1966, il giorno dell’alluvione di Grosseto, una delle pagine più drammatiche della storia della Maremma. Sono passati 60 anni da quel giorno e, per ricordare cosa accadde, l’archivio fotografico fratelli Gori ha organizzato una mostra che racconta, attraverso le immagini dell’epoca, la città sommersa dal fango e la forza dei grossetani che riuscirono a rialzarsi.

La mostra sarà inaugurata sabato 7 novembre alle 17 al Museo Archeologico e d’Arte della Maremma (Maam), in piazza Baccarini 3, e resterà aperta fino al 31 dicembre 2026.

L’alluvione del 1966, quando Grosseto finì sott’acqua

Quel 4 novembre 1966 l’acqua invase Grosseto e le campagne circostanti, lasciando dietro di sé danni enormi. A perdere la vita fu il buttero Santi Quadalti, mentre 1.500 famiglie rimasero senza casa.

L’allora sindaco Renato Pollini si ritrovò ad amministrare una città completamente isolata, senza acqua potabile né energia elettrica. Nelle campagne maremmane, intanto, oltre 20mila ettari erano finiti sott’acqua.

Gli elicotteri si alzarono in volo per recuperare le persone rimaste isolate sui tetti delle abitazioni, mentre la Croce Rossa intervenne per assistere la popolazione. Anche le mura medicee diventarono un rifugio: dall’alto delle fortificazioni i grossetani potevano osservare la distesa d’acqua che aveva invaso la città e mettere al sicuro le proprie automobili.

Superato il primo momento di sconforto, i cittadini iniziarono a ripulire strade e abitazioni. Con secchi, scope e pale cercarono di liberare Grosseto dal fango, mentre la città tentava lentamente di tornare alla normalità.

I primi soccorsi organizzati e i volontari arrivarono il 9 novembre, cinque giorni dopo l’alluvione. Il 13 novembre arrivò anche un rappresentante del Papa che, accompagnato da don Franco Cencioni, raggiunse le campagne per portare conforto alle famiglie colpite.

Il 20 novembre fu la volta di Falcone Lucifero, ex ministro della Real Casa, che distribuì generi di prima necessità alla popolazione. Ma l’emergenza non era ancora finita. Il 24 novembre nuove piogge fecero tornare la paura e La Nazione titolò in prima pagina: «L’Ombrone irrompe di nuovo alla periferia di Grosseto».

A un mese dal disastro, la situazione era ancora critica.

L’alluvione della povera gente

Il 4 novembre 1966 non fu soltanto Grosseto a finire sott’acqua. Nello stesso giorno anche Firenze venne colpita da una delle alluvioni più devastanti della sua storia.

La tragedia fiorentina, con le sue vittime e gli enormi danni al patrimonio artistico, attirò gran parte dell’attenzione nazionale. Il dramma di Grosseto rimase invece in secondo piano, tanto che l’evento venne ricordato come «l’alluvione della povera gente».

Eppure, anche in Maremma, le conseguenze furono pesantissime e la ricostruzione richiese grandi sacrifici.

Le fotografie dei Fratelli Gori raccontano quei giorni

A 60 anni di distanza, le immagini conservate dall’Archivio Fotografico Fratelli Gori permettono di tornare a quei giorni e vedere come Grosseto affrontò l’emergenza. La mostra è stata curata da Maria Enrica Monaco Gori, vicepresidente dell’Archivio Fotografico Fratelli Gori, da anni impegnata nella conservazione e valorizzazione del patrimonio fotografico.

«Le fotografie dell’Archivio Fratelli Gori ci permettono di fare un viaggio nel tempo, non solo per rivivere una delle pagine più dure della nostra storia, ma anche per celebrare il coraggio, la resilienza e il senso di comunità che permisero a Grosseto di rinascere dal fango», spiega.

Per l’assessore alla cultura Luca Agresti, l’esposizione è un’occasione per ricordare non soltanto i danni provocati dall’alluvione, ma anche la risposta della comunità, delle istituzioni, dei vigili del fuoco, della Croce Rossa e dei cittadini che si impegnarono per aiutare la città.

«Il Museo non si limita a raccogliere oggetti, come qualcuno potrebbe pensare, ma espone storie di comunità e di persone vissute molti secoli fa – spiega Luca Giannini, direttore scientifico del Maam – La mostra rientra proprio in questo ambito perché, attraverso immagini uniche, ci racconta non solo l’evento catastrofico dell’alluvione del 1966, ma la comunità che la subì e che seppe affrontarla».

Giannini ringrazia anche l’Archivio Fratelli Gori per il lavoro di conservazione e divulgazione delle fotografie e per aver scelto il museo come sede dell’esposizione.

La mostra, patrocinata dal Comune di Grosseto, sarà visitabile fino al 31 dicembre 2026 al Museo Archeologico e d’Arte della Maremma, in piazza Baccarini 3.

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