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Campiglia, Albertoni replica a Ticciati sul 4 novembre: «Chieda scusa a chi ha partecipato»

Il capogruppo di Cambiamo Futuro respinge l’accusa di essersi sostituito al Comune e difende l’omaggio ai caduti promosso a Venturina. Nella replica chiede chiarimenti sugli inviti alle associazioni e contesta la lettura della bandiera storica
Il capogruppo di Cambiamo Futuro Alessio Albertoni

CAMPIGLIA MARITTIMA. La sindaca Alberta Ticciati aveva chiesto ad Alessio Albertoni di scusarsi con la città. Ora è il consigliere di Cambiamo Futuro a chiedere alla sindaca di rivolgere le proprie scuse ai cittadini e alle associazioni che hanno partecipato alla commemorazione del 4 novembre a Venturina Terme. Secondo Albertoni, è stata la nota del Comune a trasformare l’omaggio ai caduti in uno scontro politico.

Il consigliere aveva promosso l’iniziativa insieme all’Associazione nazionale carabinieri di Campiglia Marittima, con un omaggio floreale e un momento di raccoglimento davanti ai monumenti di largo Sbarretti e di via Fellini. Ticciati gli aveva contestato di aver organizzato una celebrazione parallela a quella ufficiale, fissata dal Comune per sabato 7 novembre. Nella sua replica, Albertoni rivendica il carattere pubblico e civico dell’iniziativa e respinge l’accusa di aver voluto assumere un ruolo istituzionale.

La replica sulla commemorazione del 4 novembre

Albertoni giudica offensive le espressioni usate dalla sindaca, che nella sua nota aveva parlato, tra l’altro, di «becera propaganda personale». Il consigliere sostiene che cittadini e associazioni abbiano scelto di ritrovarsi nella data della Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate per rendere omaggio ai caduti. A suo giudizio, la cerimonia istituzionale di sabato e l’iniziativa di mercoledì potevano svolgersi entrambe.

Il capogruppo contesta anche il rinvio della celebrazione comunale al sabato. L’amministrazione aveva motivato la scelta con la volontà di favorire una partecipazione più ampia della cittadinanza. Albertoni ritiene discutibile lo spostamento e chiede che venga rispettata anche la scelta di chi ha voluto commemorare i caduti il 4 novembre.

Gli inviti alle associazioni e il precedente del 2024

Nella replica Albertoni chiede alla sindaca di chiarire quando siano partiti gli inviti alle associazioni per la cerimonia di sabato e se siano stati inviati dopo la diffusione dell’appuntamento del 4 novembre. Il consigliere pone la questione come una domanda. Nella nota non indica date o documenti che permettano di ricostruire la sequenza degli inviti.

Albertoni torna anche sulle celebrazioni del 2024. Sostiene che, dopo un suo esposto al prefetto, l’amministrazione abbia modificato locandine e inviti della ricorrenza. Chiede alla sindaca di spiegare le ragioni di quelle modifiche e contesta il contenuto della comunicazione iniziale, che definisce antimilitarista.

La bandiera e la richiesta di scuse

Un momento della celebrazione spontanea (foto di Aldo Guidi)

Un altro punto della replica riguarda la bandiera che Ticciati aveva indicato come quella del Regno Italico, interpretandone la presenza come un richiamo alla monarchia. Albertoni parla di una bandiera storica italiana e ne collega il significato al percorso dell’Unità d’Italia. A suo giudizio, la presenza del simbolo alla commemorazione non basta per attribuire ai partecipanti intenti nostalgici o monarchici.

Il consigliere contesta anche l’idea che la presenza di rappresentanti delle Forze armate possa essere usata per stabilire la legittimità di una commemorazione civile. In chiusura torna a rivolgersi a Ticciati e le chiede di scusarsi con i cittadini, le associazioni e chi ha preso parte all’omaggio ai caduti.

La prossima cerimonia è quella del Comune, sabato 7 novembre. Il programma prevede la messa alle 8.30 nella chiesa di San Lorenzo a Campiglia, la deposizione di una corona alle 9.30 in piazza Gallistru e un secondo omaggio alle 10.30 al Parco della Memoria di via Fellini, a Venturina Terme.

Interviene anche il Conte della Daunia: «Le autorità erano state informate»

Don Carlo Mammarella, Conte della Daunia con la bandiera

Sulla vicenda interviene anche il Don Carlo Mammarella, Conte della Daunia, che ha partecipato alla commemorazione del 4 novembre portando il tricolore con lo stemma sabaudo. In una nota precisa che la sua presenza non era stata improvvisata e che già il 22 ottobre aveva inviato una comunicazione preventiva alle autorità competenti, come aveva fatto anche per le celebrazioni dell’anno precedente.

«Le autorità erano edotte con largo anticipo delle mie intenzioni di partecipazione, svoltasi nel più rigoroso ossequio alle disposizioni di pubblica sicurezza», afferma il Conte.

Nella comunicazione, spiega, aveva specificato che avrebbe portato la bandiera storica del Regno d’Italia esclusivamente come omaggio ai caduti, senza alcuna pretesa di inserirsi nel cerimoniale istituzionale.

«Tale presenza avverrà a titolo strettamente personale, al di fuori dello spazio ufficiale riservato al cerimoniale delle autorità, e nel rigoroso e incondizionato rispetto di qualsiasi disposizione, prescrizione o posizionamento che le autorità di pubblica sicurezza ritenessero di impartire».

La bandiera sabauda e il ricordo dei Martiri di Fiesole

Il conte interviene anche sulla definizione della bandiera, uno dei punti che hanno alimentato la polemica. Precisa che il vessillo esposto era quello del Regno d’Italia e non del Regno Italico, sottolineandone il significato storico.

«Il sottoscritto segnala che presenzierà alle celebrazioni recando la Bandiera storica del Regno d’Italia (tricolore con stemma sabaudo), quale puro presidio di rievocazione storica e omaggio ai Caduti che sotto quel simbolo combatterono», aveva scritto nella comunicazione preventiva.

Il conte ricostruisce poi il significato della cerimonia svoltasi alle 10.30 davanti al busto di Fulvio Sbarretti, in largo Sbarretti. Il giovane carabiniere, medaglia d’oro al valor militare alla memoria, fu uno dei tre Martiri di Fiesole: nell’agosto del 1944 si consegnò ai nazisti insieme ai commilitoni Alberto La Rocca e Vittorio Marandola, per salvare dieci civili tenuti in ostaggio. I tre furono fucilati.

Alla commemorazione, ricorda il conte, erano presenti cittadini, rappresentanti dell’Avis comunale, dell’Associazione nazionale carabinieri di Campiglia Marittima e il comandante della stazione dei carabinieri di Venturina Terme. Don Clinton ha impartito la benedizione in memoria dei caduti.

La partecipazione, aggiunge, aveva anche un significato personale, legato al ricordo del nonno, che aveva servito nella Regia Arma, e degli antenati appartenuti alle forze militari del Regno d’Italia.

«Presenziare a questo momento portando il tricolore con lo stemma sabaudo ha rappresentato un puro atto di aderenza e di contesto alla memoria storica, essendo lo stesso vessillo sotto il quale il Regio Carabiniere Sbarretti e i caduti della Prima Guerra Mondiale, i Regi militari italiani, giurarono fedeltà sotto Sua Maestà il Re Vittorio Emanuele III», spiega Don Carlo Mammarella, Conte della Daunia.

«Il 4 novembre deve conservare il suo significato»

Infine, il Conte della Daunia affronta la questione che ha dato origine alla controversia: la scelta di alcune amministrazioni di anticipare o posticipare le commemorazioni rispetto al 4 novembre.

Richiama la legge 1° marzo 2024, n. 27, che ha istituito la Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate, e si domanda se la flessibilità dei calendari locali non rischi di indebolire il significato della ricorrenza.

«Se lo Stato eleva una ricorrenza a solennità nazionale, la flessibilità dei calendari locali non rischia forse di indebolirne la percezione e il valore identitario agli occhi della comunità?», osserva, proponendo un paragone con il 25 aprile e il 2 giugno.

La sua posizione è che le cerimonie organizzate dalle amministrazioni non debbano escludere la possibilità, per i cittadini, di ritrovarsi spontaneamente nella data stabilita dalla legge.

«A mio parere rimane fermo il principio che i cittadini italiani possano spontaneamente e liberamente decidere di ritrovarsi, finanche recando simboli e reperti coevi all’evento celebrato, senza recare alcuna forma di disordine, di oltraggio o danni, nell’esatto giorno ufficialmente stabilito dalle leggi italiane».

Un intervento che si aggiunge alla replica di Albertoni e riporta al centro della discussione la distinzione tra cerimonia istituzionale e commemorazione spontanea dei cittadini.

 

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