È grossetana la ragazza che pulisce dopo il corteo: «Sono caposcout, devo dare l’esempio» | MaremmaOggi Skip to content

È grossetana la ragazza che pulisce dopo il corteo: «Sono caposcout, devo dare l’esempio»

Maria Vittoria Terrosi, 25 anni, studia a Bologna. Ripresa mentre ripuliva insieme ai coinquilini, ha sorpreso tutti con un gesto semplice: «Sono felice che di noi studenti sia arrivato un messaggio positivo»
Maria Vittoria Terrosi mentre raccoglie i rifiuti sulla tangenziale a Bologna

GROSSETO. In fondo al corteo, con un sacchetto di plastica in mano, Maria Vittoria si china a raccogliere quello che è rimasto a terra. Lo fa mentre gli altri avanzano, insieme ai ragazzi con i quali condivide la casa a Bologna, senza immaginare che quel gesto, così naturale per lei, sarebbe diventato una delle immagini della manifestazione.

Si chiama Maria Vittoria Terrosi, ha 25 anni, è grossetana e studia Scienze della comunicazione all’Università di Bologna. Venerdì 30 ottobre era scesa in piazza per le proprie idee, come aveva già fatto altre volte. Quando le telecamere l’hanno ripresa, stava facendo una cosa che aveva imparato molto prima di arrivare all’università: prendersi cura del posto nel quale si trova.

Le immagini dei manifestanti che raccolgono i rifiuti sulla tangenziale sono state pubblicate, tra gli altri, dal Corriere e dalla Stampa, mentre Repubblica ha dedicato un’intervista alla studentessa. 

Lei è ancora un po’ frastornata da quell’attenzione. E la prima cosa che vuole chiarire è che non era sola.

«Sono i miei coinquilini», dice dei ragazzi che si vedono raccogliere insieme a lei. Un gesto, il loro, nato senza bisogno di organizzarlo per le telecamere, che adesso Maria Vittoria vorrebbe fosse letto per quello che era: un modo di partecipare alla manifestazione e, nello stesso tempo, di rispettare uno spazio attraversato da tutti.

«Sono caposcout, devo essere la prima a dare l’esempio»

Per spiegare perché si sia fermata a raccogliere i rifiuti, Maria Vittoria parte dalla sua esperienza di caposcout, dal rapporto con i più piccoli e dalla responsabilità di rendere credibili, attraverso i comportamenti, le parole che si pronunciano.

«Mi è sembrata una cosa normale farlo, sono caposcout e per questo devo essere la prima a dare l’esempio anche ai più piccoli – spiega – D’altra parte a ogni incontro e a ogni campo scout insegniamo loro a raccogliere i rifiuti, se non lo facessi io cosa potrei dire?».

È una domanda nella quale c’è già tutto il senso del suo gesto. Se ai bambini si insegna a lasciare pulito un luogo, quella stessa attenzione deve accompagnare anche gli adulti, anche quando si è stanchi dopo una manifestazione, anche quando sarebbe più facile proseguire insieme agli altri.

L’esempio, per lei, viene prima della spiegazione. È il modo per dare sostanza a ciò che chiede ai ragazzi di fare, evitando che l’educazione rimanga una raccomandazione buona soltanto per i momenti dedicati alle attività scout.

Così, venerdì, mentre il corteo avanzava, Maria Vittoria e i suoi coinquilini hanno raccolto i rifiuti che incontravano, mettendoli nei sacchetti.

Le telecamere e la sorpresa di ritrovarsi sui giornali

Studia comunicazione, ma non aveva pensato che quella scena avrebbe attirato l’attenzione di chi stava documentando la protesta. Le telecamere le aveva viste; semplicemente, non credeva che si sarebbero soffermate su di loro.

«Avevamo visto le telecamere ma eravamo in fondo al corteo – racconta – pensavamo che quelle immagini non venissero pubblicate. Invece ci siamo trovati sui maggiori quotidiani nazionali».

La sorpresa è arrivata dopo, quando il video ha cominciato a essere pubblicato e commentato, portando sotto gli occhi di tante persone quel piccolo gruppo intento a ripulire.

«L’unica cosa che mi ha fatta contenta è stata leggere commenti quasi tutti positivi», dice.

L’attenzione ricevuta la stupisce ancora, perché per lei non c’era nulla di eccezionale in quello che stava facendo. Ma è contenta del significato che tante persone hanno riconosciuto in quelle immagini: ragazzi capaci di far sentire la propria voce e di avere cura di ciò che li circonda.

Da Grosseto a Bologna, l’educazione imparata in famiglia

Prima degli scout e dell’università, quel modo di comportarsi Maria Vittoria lo ha incontrato in casa, attraverso l’esempio del babbo Luca Terrosi e della mamma Valentina Bonucci, rispettivamente presidente e consigliera d’amministrazione della cooperativa Uscita di Sicurezza.

Il rispetto, l’attenzione agli altri e la responsabilità delle proprie azioni hanno accompagnato la sua crescita, insieme alla libertà di costruirsi delle idee e di impegnarsi per sostenerle.

«Fin da piccola in casa abbiamo imparato ad avere rispetto ed è sempre stata data grandissima attenzione alla componente etica – spiega – L’esempio per me è sempre stata la prima forma di educazione e sono felice quindi che questa volta noi studenti si sia finiti sui giornali per un messaggio positivo».

In quelle parole tiene insieme la famiglia dalla quale viene e la comunità nella quale vive oggi, a Bologna: la casa condivisa, lo studio, gli amici con cui scendere in piazza e con i quali continuare a occuparsi della città anche quando la manifestazione sta finendo.

Difendere le proprie convinzioni e farlo con garbo, gentilezza e rispetto è parte dello stesso insegnamento. La partecipazione passa dalla voce, ma anche da come ci si comporta nello spazio comune.

«Guardate anche quanto poco era rimasto a terra»

Maria Vittoria, però, non vuole che il racconto finisca tutto su di lei. Torna sui coinquilini che erano al suo fianco e poi allarga lo sguardo a chi ha partecipato alla manifestazione.

«La cosa che però mi preme sottolineare – dice – è il fatto che se siamo riusciti a mettere i rifiuti in quei due sacchetti di plastica, è segno che di spazzatura in terra ne è stata lasciata poca, nonostante ci fossero quasi 50mila persone. È questo il dato che deve essere sottolineato, non solo il fatto che sia stata ripresa io mentre raccoglievo i rifiuti».

La sua è soprattutto una considerazione su quello che lei e gli amici hanno visto e raccolto nel tratto percorso, e sul messaggio che vorrebbe affidare a quelle immagini: insieme al gesto di chi si è chinato, riconoscere anche l’attenzione di chi ha cercato di non lasciare rifiuti.

È un modo per restituire alla manifestazione una dimensione collettiva, sottraendosi al ruolo della protagonista solitaria. Nel video si vede lei, ma Maria Vittoria continua a parlare al plurale.

Il messaggio positivo che voleva portare in piazza

Venerdì era uscita di casa per partecipare, esprimere le proprie convinzioni e stare insieme ad altre persone che chiedevano di essere ascoltate. Si è ritrovata al centro di un racconto nazionale per un comportamento che appartiene alla sua quotidianità.

La bellezza di quella scena sta anche qui: nella continuità tra ciò che insegna ai bambini, quello che ha imparato dai genitori e il modo in cui sceglie di vivere la città.

Maria Vittoria non aveva preparato un messaggio per le telecamere. Aveva un sacchetto in mano, i coinquilini accanto e dei rifiuti da raccogliere. Ora che quelle immagini sono diventate pubbliche, chiede che servano a raccontare anche gli altri, i tanti studenti che hanno partecipato con lo stesso desiderio di far valere le proprie idee e di assumersi una responsabilità.

E per spiegare il suo gesto torna alla prima domanda che si è fatta pensando ai bambini dei quali è caposcout: se non lo facessi io, che cosa potrei dire a loro?

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