ORBETELLO. Nelle prime file c’erano i suoi ragazzi, molti con gli occhi pieni di lacrime, raccolti davanti alla bara di chi aveva saputo ascoltarli, accompagnarli e offrire loro un posto nel quale sentirsi accolti. È questa l’immagine che resta dell’ultimo saluto a don Arnaldo Combi, celebrato nella mattinata di mercoledì 28 ottobre nella chiesa di Santa Maria delle Grazie, gremita di persone, mentre altre seguivano la cerimonia dall’esterno.
Il dolore dei giovani raccontava il legame costruito attraverso gli incontri, le attività dell’oratorio e quella presenza quotidiana sulla quale avevano imparato a contare. Davanti alla sua bara, Albinia ha salutato un sacerdote che era diventato parte della vita del paese, lasciando un’eredità di relazioni che adesso chiede di essere custodita.
I suoi ragazzi nelle prime file
Tra le tante persone arrivate per i funerali, la presenza dei giovani era quella che restituiva con maggiore immediatezza il senso del lavoro di don Arnaldo.

C’erano commozione, silenzi, lacrime difficili da trattenere. Il loro raccoglimento dava la misura di quanto quel sacerdote fosse entrato nelle loro giornate, diventando qualcuno al quale rivolgersi per un consiglio, una difficoltà o semplicemente per condividere un momento.
L’oratorio San Filippo Neri era il luogo nel quale questo rapporto aveva preso forma: uno spazio di incontro, attività e amicizie, accompagnato dall’attenzione di un adulto disponibile ad ascoltare.
La partecipazione dei ragazzi ai funerali ha mostrato quanto quella presenza fosse importante e quanto profonda sia, oggi, la sua assenza.
La comunità riunita a Santa Maria delle Grazie
Alla celebrazione hanno preso parte il vescovo Bernardino Giordano, alla guida delle diocesi di Grosseto e di Pitigliano-Sovana-Orbetello, e monsignor Mario Meini, che aveva ordinato sacerdote don Arnaldo nel 1999. Giordano è vescovo, non arcivescovo, come conferma l’annuario della Conferenza episcopale italiana.
Attorno all’altare si sono riuniti sacerdoti della Costa d’Argento e di altre comunità del territorio. Tra loro don Antonio Scolesi, con il quale don Arnaldo aveva condiviso per anni il ministero e la vita parrocchiale.
La sua presenza composta ha accompagnato una cerimonia segnata dalla commozione, nel ricordo di un cammino costruito insieme prima a Piancastagnaio e poi ad Albinia.
Presenti anche le autorità civili e militari, il sindaco di Orbetello, rappresentanti dei carabinieri e della polizia stradale, insieme a una folta partecipazione della Misericordia. Volti e realtà diverse, riuniti nel saluto a un uomo che aveva saputo parlare a tante persone.
Dall’oratorio di Milano a quello di Albinia
Il legame con i giovani attraversa tutta la storia di don Arnaldo, a partire dalla sua vocazione, maturata nell’oratorio di Milano, la città dove era nato il 4 marzo 1967.
La diocesi ricorda il successivo ingresso nel seminario di Siena, il servizio diaconale e l’ordinazione sacerdotale del 5 giugno 1999. Dopo l’esperienza a Poggio Murella, aveva avviato con don Antonio Scolesi una collaborazione proseguita a Piancastagnaio e ad Albinia, dedicando particolare attenzione alla pastorale giovanile e, negli ultimi anni, ai ragazzi dell’oratorio.
Dall’oratorio nel quale aveva scoperto la propria vocazione a quello nel quale aveva investito tante energie, il suo percorso conserva un filo riconoscibile: stare accanto ai più giovani, offrire occasioni per incontrarsi e crescere insieme.
Un impegno che si misurava nella continuità, nella possibilità di trovare una persona disponibile e un luogo nel quale tornare.
Un’eredità fatta di ascolto e presenza
Per molti ragazzi, l’oratorio ha rappresentato un riferimento concreto, nel quale sport, amicizia e vita parrocchiale potevano incontrarsi.
La forza di quel luogo era anche nelle persone che lo animavano e nella capacità di don Arnaldo di far sentire ciascuno parte di una comunità. È questo che rende il dolore della sua scomparsa così vicino alla vita quotidiana: mancheranno gli incontri, le parole scambiate, la possibilità di cercarlo e trovarlo.
L’affetto mostrato durante i funerali restituisce il valore di ciò che aveva costruito, ma apre anche una responsabilità condivisa.
Custodire l’oratorio significa continuare a offrire ai ragazzi occasioni di incontro, ascolto e partecipazione, sostenendo chi porterà avanti le attività e mantenendo viva l’attenzione alle loro esigenze.
Il futuro dell’oratorio riguarda tutta Albinia
La morte di don Arnaldo lascia un vuoto umano che nessuna organizzazione può colmare. Il lavoro di una comunità, però, può dare continuità alle possibilità che aveva contribuito a creare.
Questo è il compito che resta dopo la commozione dei funerali: accompagnare i giovani, sostenere i luoghi nei quali si ritrovano e fare in modo che il patrimonio di relazioni costruito negli anni continui a generare altre occasioni.
Nelle prime file della chiesa, davanti alla sua bara, c’erano proprio quei ragazzi ai quali don Arnaldo aveva dedicato tanto tempo. Il modo di restargli vicino, adesso, passa anche dal continuare a esserci per loro.



