Animatori e artisti, è guerra dei prezzi: «Chi lavora in regola è penalizzato» | MaremmaOggi Skip to content

Animatori e artisti, è guerra dei prezzi: «Chi lavora in regola è penalizzato»

Dai matrimoni alle feste per bambini, nel Grossetano si accende il dibattito sui compensi. Tra concorrenza sleale, formazione e sicurezza, le professioniste raccontano cosa si nasconde dietro il costo di un servizio
Un animatore ad una festa per bambini
Un animatore ad una festa per bambini

GROSSETO. Dietro a una festa di compleanno, a un matrimonio o a uno spettacolo ci sono professionisti che lavorano per regalare qualche ora di divertimento. Animatori, truccabimbi, musicisti, dj e artisti che, per svolgere la propria attività, investono in formazione, materiali e attrezzature. Ma quando arriva il momento di stabilire il prezzo di un servizio, il mercato fatica a individuare un prezzo equo.

La questione è complessa perché, da un lato, essendoci una forbice ampia di professionalità, il mercato fatica a stabilire una fascia di prezzo e, dall’altro, c’è chi non è in regola e quindi riesce a contenere i costi in modo diverso.

È una questione che riguarda anche il Grossetano, dove il mondo dell’animazione e dell’intrattenimento comprende chi ne ha fatto la propria professione, chi lavora occasionalmente e chi affianca queste attività a un altro impiego. Il problema non è soltanto quanto costa una prestazione, ma cosa c’è dietro al prezzo richiesto: dagli obblighi fiscali alla sicurezza, fino alla preparazione degli operatori.

«Chi lavora in regola sostiene costi che altri non hanno»

A sollevare la questione è una professionista dell’animazione e dell’intrattenimento, che da anni lavora nel settore degli eventi e ha scelto di aprire una partita Iva, con diversi codici Ateco per le attività che svolge.

«Il problema è che chi lavora rispettando la legge sostiene costi che incidono inevitabilmente sul prezzo finale del servizio – spiega – Tra questi ci sono le tasse, l’acquisto di materiali certificati, le attrezzature e la documentazione necessaria per svolgere determinate attività. Quando questa professione diventa un lavoro strutturato e non più una prestazione occasionale è necessario mettersi in regola».

La questione, secondo la professionista, è soprattutto quella della concorrenza. Chi sostiene le spese necessarie per lavorare regolarmente può trovarsi a competere con persone che propongono servizi simili a prezzi molto più bassi. Ma con una qualità diversa.

«Ci sono molti professionisti che lavorano in regola, ma altri che non lo fanno. Questo settore non può essere un Far West – dice – Ci sono costi che chi è in regola deve sostenere e non mi riferisco solo alle tasse. Il mio servizio ha un costo elevato perché anche io ho costi alti per essere in regola».

Il lavoro di un animatore non comincia quando arrivano gli invitati e non finisce quando si spengono le luci. Prima di un evento ci sono la preparazione delle attività, l’organizzazione, l’acquisto dei materiali e la gestione degli oneri dell’attività. «Secondo me anche le strutture che ospitano eventi dovrebbero fare attenzione a questo, anche perché se ospitano persone scelte da chi organizza l’evento non è detto che siano in regola – dice la donna – Ci dovrebbe essere più attenzione alla regolarità e alla documentazione prevista per le diverse attività».

Truccabimbi e aree baby: la sicurezza dei più piccoli

La questione diventa ancora più delicata quando i servizi sono rivolti ai bambini. Durante matrimoni e feste private vengono spesso allestite aree baby, laboratori e postazioni per il truccabimbi. Attività che richiedono attenzione non soltanto all’intrattenimento, ma anche alla sicurezza dei materiali utilizzati e alla preparazione di chi lavora con i minori.

«Io, ad esempio, non trucco i bambini sotto i 3 anni, perché la loro pelle è molto delicata e rischiano qualche infiammazione – dice la donna – E spesso mi sono trovata a spiegarlo alle mamme, che mi hanno ringraziata molto e mi hanno detto che altri truccatori invece hanno truccato i loro figli».

Ma il problema che solleva è più ampio: chi verifica la preparazione e i requisiti degli operatori che vengono chiamati a lavorare con i bambini? Esiste infatti l’obbligo del certificato del casellario giudiziale previsto dall’articolo 25-bis del Dpr 313/2002, che riguarda specifiche verifiche per i datori di lavoro che intendono impiegare persone in attività con contatti diretti e regolari con minori, per verificare l’assenza di determinate condanne per reati sessuali contro i minori.

Non si tratta di un obbligo applicabile indistintamente a ogni animatore, ma di una previsione che entra in gioco in determinate condizioni. Per la professionista, resta comunque fondamentale che chi organizza e ospita eventi conosca cosa serve per lavorare, soprattutto quando le attività coinvolgono i più piccoli.

Lavorare in regola non significa sempre avere una partita Iva

Uno dei punti centrali della discussione riguarda proprio la regolarità fiscale. Non avere una partita Iva, però, non significa necessariamente lavorare in nero. Nel mondo dell’animazione e dello spettacolo esistono diverse possibilità per svolgere regolarmente la propria attività. C’è chi lavora con partita Iva, chi effettua prestazioni occasionali e chi si affida a organizzazioni che gestiscono gli aspetti amministrativi e contributivi degli artisti.

«Ci sono anche piattaforme che permettono ai vari artisti di lavorare in regola, senza necessariamente aprire la partita Iva – dice la donna – A queste piattaforme si affidano molti artisti».

Un altro equivoco riguarda la soglia dei 5mila euro, spesso considerata il limite entro il quale sarebbe possibile lavorare senza partita Iva. In realtà, quella cifra non determina automaticamente l’obbligo di aprirla: ciò che conta è anche il carattere abituale o occasionale dell’attività. Per i lavoratori dello spettacolo possono inoltre essere previsti specifici obblighi previdenziali e amministrativi.

Il punto, quindi, non è distinguere semplicemente tra chi possiede una partita Iva e chi non ce l’ha, ma capire se ciascuno svolga la propria attività rispettando le regole previste per la propria situazione.

Mia Balocchi: «La formazione dà un valore diverso al lavoro»

Il mondo dell’intrattenimento, però, non è composto da un’unica categoria di lavoratori. Ed è proprio su questo aspetto che interviene Mia Balocchi, sottolineando quanto siano diverse le figure professionali che operano nel settore.

Ci sono animatori, musicisti, attori, performer circensi e operatori che propongono attività didattiche oltre che ricreative. Professioni che richiedono competenze differenti e che non possono essere ricondotte tutte allo stesso percorso formativo.

Per questo, secondo Balocchi, stabilire tariffe uguali per tutti è complicato. «Non esiste un unico percorso di formazione per l’intero settore e non tutte le qualifiche corrispondono a titoli accademici riconosciuti dallo Stato – dice Balocchi – Ci sono associazioni di categoria, corsi e specializzazioni che contribuiscono alla preparazione di ciascun operatore. Con la formazione più professionale si dà un valore diverso».

Il prezzo, dunque, non dipende soltanto dalle spese sostenute per lavorare, ma anche dall’esperienza, dalle competenze e dal tipo di servizio proposto. Un’attività strutturata e preparata da un professionista con una formazione specifica può avere caratteristiche molto diverse da una proposta più semplice.

«Non vorrei cadere in una banalità, ma se il compenso è basso lo è anche la qualità – dice Balocchi – Più professionalità si chiede e più si alza il prezzo».

Il confronto sui compensi, del resto, va avanti da tempo anche sui social. Chi vive esclusivamente del proprio lavoro nell’intrattenimento ha esigenze economiche e organizzative differenti rispetto a chi svolge la stessa attività occasionalmente o per arrotondare lo stipendio.

La concorrenza e il prezzo di una festa

Le due testimonianze affrontano il problema da prospettive differenti, ma mettono entrambe al centro il valore del lavoro.

Da una parte c’è chi denuncia il rischio di una concorrenza sleale tra operatori che sostengono costi e obblighi diversi, chiedendo maggiore attenzione anche alle strutture che ospitano gli eventi. Dall’altra c’è chi sottolinea che il mondo dell’intrattenimento è fatto di professionalità molto diverse e che non si possono applicare gli stessi criteri a ogni servizio.

Una distinzione importante: un prezzo basso non dimostra, da solo, che un operatore lavori irregolarmente, così come una tariffa più alta non garantisce automaticamente una maggiore qualità. Per chi organizza un matrimonio, una festa o un evento pubblico, conoscere le competenze di chi viene chiamato a lavorare, i materiali utilizzati e gli adempimenti necessari può fare la differenza.

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