CAPALBIO. Hanno visto arrivare i carabinieri e hanno accelerato il passo, cercando di allontanarsi il più velocemente possibile. Uno dei due, mentre camminava lungo via Emilia, si è sfilato il giubbotto e lo ha gettato dall’altra parte della strada, come se volesse liberarsi in fretta di qualcosa che non doveva essere trovato. Ma proprio quel gesto, compiuto sotto gli occhi dei militari, ha finito per metterlo nei guai.
Perché dentro quel giubbotto, arrotolati e nascosti, c’erano un computer portatile Asus e un iPad Apple Pro, gli stessi dispositivi che pochi minuti prima erano stati portati via da un ristorante della zona.
È cominciato così, nella mattinata di martedì 13 ottobre, l’intervento dei carabinieri della compagnia di Orbetello che ha portato all’identificazione di due giovani algerini, entrambi di 24 anni, sospettati di aver commesso un furto all’interno di un’attività di ristorazione a Capalbio Scalo.
I due, entrambi senza fissa dimora, sono stati arrestati.
La telefonata ai carabinieri e la segnalazione del furto
Sono da poco passate le 10 del mattino quando alla centrale operativa della compagnia di Orbetello arriva una richiesta d’intervento.
A chiamare è un giovane che si trova nei pressi dello Sporting Club, a Capalbio Scalo. Ha visto due persone che, secondo quanto riferisce ai carabinieri, stanno tentando di rubare un’auto parcheggiata nelle vicinanze.
La vettura è una Renault Twingo grigia, di proprietà di una donna.
La segnalazione viene raccolta dalla centrale operativa, che alle 10.25 dispone l’intervento di una pattuglia impegnata nel servizio di controllo del territorio.
A bordo ci sono i carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Orbetello. Al servizio partecipa anche una pattuglia della stazione di Albinia.
I militari si dirigono verso via Emilia, la strada indicata nella telefonata, per verificare quanto sta accadendo.
Ed è proprio mentre raggiungono la zona che notano due giovani a piedi.
Il giubbotto lanciato dall’altra parte della strada
Sono circa le 10.30 quando i carabinieri, all’inizio di via Emilia, incrociano due ragazzi che camminano a passo svelto verso la stazione ferroviaria.
I due, quando vedono i carabinieri, sembrano allarmarsi. Uno di loro si sfila improvvisamente il giubbotto e lo lancia sul versante opposto della strada, appallottolandolo.
È un gesto che non passa inosservato.
I carabinieri lo interpretano come un possibile tentativo di disfarsi di qualcosa di illecito, anche perché avviene a poca distanza dal luogo dal quale era partita la richiesta d’intervento.
Decidono quindi di fermare entrambi i giovani per identificarli e chiarire le ragioni del loro comportamento.
L’operazione non è immediata: i due non hanno documenti con sé e le procedure di identificazione richiedono ulteriori accertamenti.
Nel frattempo arriva anche la proprietaria della Renault Twingo. La donna riconosce nei due fermati le persone che, pochi minuti prima, aveva visto nei pressi della propria automobile mentre tentavano di rubarla.
Dentro il giubbotto ci sono un computer e un iPad
Mentre una pattuglia procede con l’identificazione, i carabinieri recuperano il giubbotto abbandonato lungo la strada.
È un capo di abbigliamento della marca KTM, di colore beige e arancione all’interno del quale ci sono due dispositivi elettronici: un computer portatile e un iPad. Gli oggetti sono avvolti nel giubbotto.
A questo punto i militari cercano di capire a chi appartengano e da dove provengano. L’iPad è acceso, ma protetto da un codice di accesso. Dopo alcuni tentativi, i carabinieri riescono a sbloccarlo utilizzando una semplice sequenza numerica.
Sul dispositivo compaiono il nome e il numero di telefono del proprietario che risulta essere il titolare di un’attività di ristorazione.
I militari lo chiamano immediatamente e gli inviano attraverso WhatsApp alcune fotografie degli oggetti recuperati. La risposta arriva dopo poco: il computer, l’iPad e il giubbotto sono suoi.
Ma c’è un altro elemento che permette agli investigatori di ricostruire quello che sarebbe accaduto poco prima.
Le telecamere del ristorante riprendono due persone
Dopo essere stato contattato dai carabinieri, il ristoratore controlla le immagini registrate dal sistema di videosorveglianza della propria attività.
E scopre che, poco prima, due persone erano entrate abusivamente nel locale e avevano prelevato degli oggetti. Le immagini vengono trasmesse ai militari, che le confrontano con le persone appena fermate in via Emilia.
I carabinieri riconoscono nei due giovani controllati le persone riprese dalle telecamere del ristorante.
La ricostruzione degli investigatori mette quindi in collegamento tre episodi avvenuti nell’arco di pochi minuti: la presenza sospetta nei pressi dell’automobile, l’allontanamento verso la stazione e il ritrovamento dei dispositivi elettronici nascosti nel giubbotto.
Un insieme di circostanze che porta i militari ad approfondire gli accertamenti.
La perquisizione in caserma e l’hashish nascosto nel borsello
I carabinieri decidono di accompagnare i due giovani in caserma, a Orbetello, per completare le procedure di identificazione e procedere alla perquisizione personale.
La perquisizione porta a un ulteriore ritrovamento.
Nel borsello nero di uno dei due ventiquattrenni viene trovato un involucro trasparente contenente 0,8 grammi lordi di una sostanza che i carabinieri ritengono presumibilmente hashish. Nel medesimo borsello vengono trovati anche 63,60 euro in monete.
Nelle tasche dei pantaloni dell’altro ragazzo invece, invece, i militari rinvengono 60 euro in banconote, una da 50 e una da 10 euro.
Complessivamente vengono quindi recuperati 123,60 euro in contanti.
La droga viene sequestrata per essere analizzata dal Lass mentre il computer, l’iPad, il giubbotto e il denaro contante vengono invece restituiti al legittimo proprietario.
Gli oggetti recuperati e la posizione dei due giovani
L’intervento dei carabinieri consente dunque di recuperare la refurtiva e di ricostruire, attraverso la testimonianza raccolta e le immagini della videosorveglianza, quanto sarebbe accaduto nella mattinata a Capalbio Scalo.
I due ragazzi vengono quindi accompagnati in carcere in attesa della direttissima, che sarà celebrata al tribunale di Grosseto.
La difesa dei due giovani è affidata all’avvocata Federica Putignano.
La vicenda si è consumata nell’arco di poco più di un’ora, dalla prima segnalazione alla conclusione della perquisizione. Un intervento nel quale si sono rivelati determinanti la tempestività della telefonata alla centrale operativa, l’arrivo delle pattuglie e il recupero di quel giubbotto abbandonato lungo via Emilia.
Un gesto compiuto nel tentativo apparente di liberarsi degli oggetti che, invece, ha permesso ai carabinieri di risalire rapidamente al proprietario e di ricostruire il furto.




