GROSSETO. Cinquant’anni sono passati. I capelli sono diventati bianchi, qualcuno ha qualche ruga in più, altri non ci sono più. Ma è bastato ritrovarsi nello stesso luogo dove tutto era cominciato per tornare, almeno per una sera, i ragazzi e le ragazze che correvano, saltavano, lanciavano e inseguivano un sogno.
Venerdì 9 ottobre, alla tensostruttura del campo Zauli di Grosseto, è andata in scena una rimpatriata straordinaria: decine di ex atleti, atlete e allenatori dell’atletica leggera grossetana si sono ritrovati dopo mezzo secolo.
Un vero e proprio esercito di sportivi, riunito non per una gara, questa volta, ma per qualcosa che forse vale ancora di più di una medaglia: ritrovare gli amici di una vita e rivivere insieme le emozioni di quando erano giovani.
E il luogo scelto non poteva essere più significativo. Proprio quel campo Zauli che negli anni Settanta aveva rappresentato la loro seconda casa.
Quando la pista era di terra rossa e si correva dietro ai sogni
C’era un tempo in cui il campo Zauli aveva una pista di terra rossa. Le scarpe si sporcavano, gli allenamenti erano faticosi e ogni miglioramento cronometrico diventava una piccola conquista da festeggiare insieme.
Soltanto successivamente la pista sarebbe stata realizzata in rubkor, un materiale composto da asfalto mescolato a gomma.
Su quel terreno sono cresciute generazioni di atleti grossetani, legati a società che hanno segnato un’epoca dello sport cittadino.
Prima il Sag, poi diventato Atletica Massimo Pellegrini, al quale si sarebbe aggiunta anche la componente femminile della Casa dello Sport.
Erano anni in cui l’atletica rappresentava molto più di un’attività sportiva. Era un luogo di incontro, di amicizie, di rivalità, di allenamenti condivisi e di esperienze che avrebbero accompagnato quei ragazzi per tutta la vita.
E proprio loro, cinquant’anni dopo, hanno deciso di ritrovarsi.
Marcello Giuliani e l’idea di riportare tutti indietro nel tempo
A organizzare l’incontro è stato Marcello Giuliani, ex ostacolista, che ha trasformato una rimpatriata in un vero viaggio nella memoria dell’atletica grossetana.
La serata è cominciata con un aperitivo di benvenuto, ma il momento più atteso è arrivato con la proiezione di un filmato preparato appositamente per l’occasione.

Nelle settimane precedenti, infatti, gli ex atleti avevano cominciato a cercare nei cassetti, negli album di famiglia e tra i vecchi ritagli di giornale.
Fotografie ingiallite, articoli sulle gare, immagini di premiazioni, ricordi di trasferte e piccoli cimeli conservati per decenni.
Ognuno ha contribuito con un pezzo della propria storia, permettendo a Giuliani di raccogliere un patrimonio di immagini e testimonianze.
Il risultato è stato un video capace di riportare tutti agli anni Settanta, quando la vita sembrava ancora una gara tutta da correre.
Spunta anche un filmato rarissimo della Maremmata del 1972
Tra i materiali proiettati durante la serata c’era anche una vera rarità.
Un filmato in bianco e nero della prima edizione della Maremmata, disputata nel 1972, recuperato grazie alla Mediateca Digitale della Maremma.
Le immagini sono state digitalizzate e restaurate, consentendo di rivedere una pagina dello sport grossetano che altrimenti sarebbe rimasta custodita negli archivi.
Al montaggio hanno contribuito anche le fotografie dell’archivio dell’agenzia BF, che hanno arricchito il racconto con immagini di gare, atleti e momenti di vita sportiva.
A completare il viaggio nel passato, una colonna sonora composta dai grandi successi musicali degli anni Settanta.
Un intreccio di immagini e musica che ha restituito l’atmosfera di un’epoca, riportando alla memoria volti, luoghi e momenti che sembravano lontanissimi.
Le vittorie, le sconfitte e gli amici che non ci sono più
Ma il momento più bello della serata non è stato soltanto quello delle fotografie. È stato ritrovare, quasi senza accorgersene, lo stesso spirito di squadra di cinquant’anni prima.
Le battute tra vecchi compagni, il ricordo di una gara vinta per pochi centimetri, una sconfitta mai dimenticata, un record personale inseguito per mesi.
E poi gli allenatori, quelli che avevano insegnato non soltanto a correre più forte o a saltare più in alto, ma anche ad affrontare la fatica, rispettare gli avversari e non arrendersi.
Lo sport, per quei ragazzi, era stato una scuola di vita.
Tra i sorrisi e le risate non sono mancati i momenti di commozione, soprattutto quando il ricordo è andato agli amici e ai compagni di squadra che oggi non ci sono più.
Perché una rimpatriata dopo mezzo secolo è anche questo: la gioia di ritrovarsi e la consapevolezza del tempo trascorso.
Una serata che nessuno voleva finisse
La partecipazione è stata straordinaria, ben oltre il significato di una semplice riunione tra vecchi amici.
L’incontro ha dimostrato quanto siano ancora forti i legami costruiti sulla pista, negli spogliatoi e durante le trasferte. Legami che hanno resistito agli anni, alle distanze e alle strade diverse che ciascuno ha percorso nella propria vita.
Per una sera il campo Zauli è tornato quello di cinquant’anni fa. Non servivano cronometri, giudici di gara o classifiche. Bastavano i ricordi, gli abbracci e la voglia di stare ancora insieme.
E visto il successo della rimpatriata, tra i partecipanti c’è già il desiderio di organizzare un nuovo incontro.
Perché certe gare finiscono al traguardo. Le amicizie nate sulla pista, invece, possono durare una vita intera.





