Rigassificatore Piombino, ipotesi 25 anni: il no del Comune | MaremmaOggi Skip to content

Rigassificatore a Piombino, spunta l’ipotesi di 25 anni. Il Comune presenta 557 pagine per dire no

La nuova procedura ambientale per la nave Italis riapre il confronto sulla permanenza nel porto. Il Comune deposita un parere contrario e solleva criticità su sicurezza, urbanistica, traffici marittimi e dismissione dell’impianto. Ma i 25 anni non sono una proroga già autorizzata
Il rigassificatore nel porto di Piombino potrebbe restare a lungo
Il rigassificatore nel porto di Piombino potrebbe restare a lungo

PIOMBINO. Doveva restare tre anni. Era questo l’orizzonte temporale con il quale il rigassificatore era arrivato nel porto di Piombino, nell’estate del 2023, fra le proteste di una parte della città, le rassicurazioni del Governo e la promessa che quella presenza, giustificata dall’emergenza energetica seguita alla guerra in Ucraina, avrebbe avuto una durata limitata.

Tre anni che stanno per diventare un’altra cosa. Perché mentre la nave Italis LNG, l’ex Golar Tundra, continua a operare alla banchina est del porto, negli atti e nelle osservazioni della nuova procedura ambientale si affaccia una prospettiva ben diversa: quella di un esercizio che potrebbe estendersi, almeno come orizzonte tecnico preso in considerazione, fino a 22-25 anni.

Non significa che il Governo abbia autorizzato il rigassificatore a restare per un quarto di secolo. E nemmeno che Snam abbia già ottenuto una proroga di questa durata. Significa, però, che la possibilità di una presenza molto più lunga di quella inizialmente prevista è diventata uno dei punti di confronto della procedura in corso.

A sollevare la questione è anche il Comune di Piombino, che ha espresso un parere contrario alla compatibilità ambientale e urbanistica dell’impianto, accompagnandolo  con una documentazione di 557 pagine.

Un dossier che non si limita a contestare la permanenza della nave sul piano politico, ma affronta le conseguenze che un impianto di rigassificazione può avere sul porto, sulla pianificazione urbanistica, sulle attività economiche e sulla sicurezza.

E soprattutto pone una domanda destinata a pesare sul futuro della città: un’infrastruttura autorizzata per rispondere a un’emergenza temporanea può trasformarsi, di fatto, in una presenza stabile nel porto di Piombino?

Il parere contrario del Comune e le 557 pagine di osservazioni

La nuova procedura di Valutazione di impatto ambientale, avviata da Snam LNG il 23 giugno 2026, riguarda la FSRU Piombino e il collegamento alla Rete nazionale dei gasdotti.

Il procedimento è identificato dal Ministero dell’Ambiente con il numero 14985. La fase di consultazione pubblica si è conclusa il 10 ottobre e adesso spetta agli organismi ministeriali esaminare la documentazione e i contributi presentati.

Fra questi c’è il parere negativo del Comune.

Il Nucleo tecnico di valutazione comunale, presieduto da Luca Favali, ha espresso un giudizio contrario alla compatibilità ambientale e urbanistica del progetto, affrontando una serie di questioni che vanno oltre la presenza fisica della nave.

Il Comune richiama, in particolare, la situazione delle infrastrutture a terra, le condizioni di sicurezza all’interno del porto, le interferenze con i traffici commerciali e la necessità di prevedere adeguate garanzie per la futura dismissione dell’impianto.

È un passaggio importante perché inserisce nel procedimento ministeriale le contestazioni dell’amministrazione comunale attraverso un atto tecnico, distinto dalle dichiarazioni politiche con le quali il sindaco Francesco Ferrari ha più volte ribadito la propria contrarietà alla permanenza del rigassificatore. 

L’ipotesi dei 25 anni: cosa sappiamo davvero

È uno degli aspetti più delicati dell’intera vicenda. La prospettiva di un esercizio compreso fra 22 e 25 anni viene richiamata nelle contestazioni attribuite al Comune, che mette in discussione la compatibilità di un orizzonte così lungo con il carattere temporaneo dell’autorizzazione originaria.

Ma bisogna distinguere tre cose: la vita tecnica di un impianto, la durata considerata negli studi ambientali e il periodo per il quale viene effettivamente richiesta o concessa un’autorizzazione. Non sono necessariamente la stessa cosa.

Per questo, allo stato della documentazione verificata, non si può sostenere che Snam abbia ottenuto il diritto di lasciare la nave a Piombino per altri 25 anni.

Resta però un interrogativo concreto: se la permanenza dovesse prolungarsi ben oltre i tre anni iniziali, quali sarebbero le conseguenze sul porto e sulla città? E quali nuove condizioni dovrebbero essere imposte per garantire la compatibilità dell’impianto con le attività esistenti?

La questione si intreccia con le disposizioni introdotte dal Governo nel 2026, che consentono, alle condizioni previste dalla normativa, la prosecuzione dell’esercizio durante la definizione dei procedimenti autorizzativi.

Una possibilità che non equivale a una nuova autorizzazione venticinquennale, ma che ha modificato il quadro rispetto alla scadenza inizialmente prevista.

Le infrastrutture di Vignarca e il nodo urbanistico

Uno dei punti più delicati delle osservazioni attribuite al Comune riguarda le opere a terra collegate al rigassificatore, nella zona di Vignarca, dove si trovano infrastrutture necessarie al trattamento e all’immissione del gas nella rete nazionale.

I tecnici comunali contestano la compatibilità urbanistica di alcune di queste opere, collocate in un’area a destinazione agricola, e sollevano la questione della necessità di una variante agli strumenti di pianificazione.

È un tema che richiede particolare attenzione, perché gli impianti a terra sono stati interessati anche da provvedimenti e modifiche autorizzative negli anni successivi all’arrivo della nave.

Per stabilire quale sia l’effettiva portata della contestazione occorre quindi confrontare le osservazioni comunali con gli atti originari del commissario straordinario e con le successive autorizzazioni.

Non basta la presenza di una difformità rispetto alla destinazione urbanistica ordinaria per concludere che un’opera sia priva di titolo. Ma se il Comune sostiene che la nuova prospettiva di esercizio richieda ulteriori valutazioni urbanistiche, il Ministero dovrà esaminare anche questo aspetto.

Il porto, le metaniere e le interferenze con i traffici

Il rigassificatore non si trova in un’area industriale isolata, ma all’interno di un porto nel quale convivono traffici commerciali, attività industriali, collegamenti passeggeri e operazioni logistiche. Ed è proprio questa convivenza a rappresentare un altro dei punti contestati.

Secondo la ricostruzione delle osservazioni comunali, le operazioni legate al trasferimento del gas naturale liquefatto comporterebbero limitazioni alla navigazione e alla movimentazione delle altre navi, con possibili conseguenze sull’operatività dello scalo.

Si parla, in particolare, di circa 1.600 ore annue legate alle operazioni di trasferimento del GNL, durante le quali potrebbero essere necessarie specifiche misure di sicurezza e restrizioni ai movimenti portuali.

Anche in questo caso occorre distinguere il dato tecnico dalle conseguenze effettive: le ore di operazione non equivalgono automaticamente a ore di chiusura totale del porto. Resta però la questione di fondo: se l’impianto dovesse rimanere per molti altri anni, quale sarebbe l’effetto cumulativo delle limitazioni operative sulle attività commerciali e sullo sviluppo futuro dello scalo?

È un interrogativo particolarmente significativo per Piombino, dove la diversificazione delle attività portuali e il rilancio industriale rappresentano da tempo obiettivi dichiarati delle istituzioni.

Diciotto milioni di litri d’acqua marina ogni ora

Accanto alle questioni urbanistiche e portuali rimane aperto il capitolo ambientale.

Nel nostro approfondimento del 16 settembre, 18 milioni di litri d’acqua ogni ora. Ma non c’è una data per la partenza, avevamo ricostruito alcuni dei dati tecnici contenuti nella documentazione presentata da Snam.

Fra questi, la capacità di utilizzare fino a 18mila metri cubi d’acqua marina all’ora, equivalenti a 18 milioni di litri, per i processi di rigassificazione, oltre a una capacità massima di immissione in rete di circa cinque miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Sono grandezze progettuali che, da sole, non dimostrano un danno ambientale, ma spiegano perché la valutazione degli effetti sull’ambiente marino costituisca una parte essenziale dell’istruttoria. Proprio su questi aspetti sono intervenute le associazioni ambientaliste e i comitati cittadini.

Il Comitato Salute Pubblica di Piombino e Val di Cornia ha presentato sette osservazioni al Ministero, affrontando le procedure autorizzative, la sicurezza, le emissioni in aria e in mare e il rapporto fra il rigassificatore e il contesto portuale.

Anche Italia Nostra Val di Cornia, presieduta da Alessio Albertoni, ha depositato osservazioni tecniche, chiedendo approfondimenti sui monitoraggi, sulla biodiversità e sugli effetti complessivi dell’attività.

Ne avevamo parlato nell’articolo Rigassificatore, le dodici domande di Italia Nostra al Ministero.

Le osservazioni rappresentano contributi alla procedura e dovranno essere valutate dagli organismi competenti. Non costituiscono, di per sé, accertamenti di violazioni ambientali.

Chi pagherà la dismissione della nave e il ripristino delle aree

Un’altra questione sollevata nel parere comunale riguarda le garanzie economiche per la futura dismissione dell’impianto. Il punto è particolarmente rilevante perché il rigassificatore non è soltanto una nave ormeggiata alla banchina: il suo funzionamento richiede infrastrutture a terra, collegamenti alla rete del gas e opere accessorie.

Se un giorno la FSRU dovesse lasciare Piombino, sarebbe necessario stabilire quali infrastrutture dovranno essere rimosse, quali potranno essere riutilizzate e chi sosterrà gli eventuali costi di ripristino. Il Comune contesta l’adeguatezza delle garanzie previste per queste operazioni.

È un tema che assume un peso diverso a seconda della durata dell’esercizio. Una permanenza di pochi anni e una presenza protratta per decenni comportano infatti scenari differenti per l’utilizzo delle aree e per il loro futuro recupero. 

La città divisa fra il no alla nave e la richiesta di compensazioni

Il confronto sul rigassificatore non riguarda soltanto la sicurezza e l’ambiente, ma anche le prospettive economiche della città.

Da una parte ci sono i comitati e le associazioni che chiedono il rispetto dell’orizzonte temporale originario e il trasferimento della nave, sollecitando Comune e Regione a utilizzare tutti gli strumenti amministrativi disponibili.

Dall’altra ci sono realtà che, pur senza rinunciare alle criticità legate all’impianto, ritengono necessario affrontare anche l’eventualità che il rigassificatore continui a operare nel porto.

È la posizione espressa dall’associazione Appello per il lavoro e lo sviluppo, che ha invitato ad aprire una trattativa con Governo e Snam per ottenere interventi, investimenti e compensazioni a favore del territorio. Ne abbiamo scritto nell’articolo Rigassificatore, se resta la città presenti il conto.

Due impostazioni differenti, che partono però dalla stessa incertezza: nessuno può ancora indicare con certezza quando il rigassificatore lascerà Piombino.

La scadenza del 10 ottobre e la decisione che manca

La consultazione pubblica della nuova VIA si è conclusa il 10 ottobre 2026.

Il procedimento, presentato da Snam LNG il 23 giugno, risulta ancora nella fase di istruttoria tecnica della Commissione PNRR-PNIEC sul portale del Ministero dell’Ambiente.

Parallelamente è in corso un distinto procedimento di riesame dell’Autorizzazione integrata ambientale, che riguarda le condizioni di esercizio dell’installazione. Il Ministero dovrà quindi valutare le osservazioni presentate, la documentazione tecnica di Snam e i pareri degli enti coinvolti.

Ed è proprio qui che si concentra il futuro della nave Italis. Perché l’ipotesi di una permanenza fino a 25 anni non è una decisione già presa, ma la possibilità di un esercizio molto più lungo di quello inizialmente previsto solleva questioni che non possono essere risolte soltanto attraverso dichiarazioni politiche.

Servono valutazioni ambientali, verifiche sulla sicurezza, certezze sulle infrastrutture e garanzie per la dismissione.

A Piombino, intanto, la domanda resta la stessa di tre anni fa. Solo che oggi pesa ancora di più: quanto resterà davvero quella nave nel porto?

 

Autore

Riproduzione riservata ©

pubblicità

Condividi su