Rigassificatore Piombino, nella Via manca la nuova scadenza | MaremmaOggi Skip to content

Rigassificatore, 18 milioni di litri d’acqua ogni ora. Ma non c’è una data per la partenza

La Via è stata richiesta da Snam il 23 giugno, mentre l’autorizzazione triennale è scaduta il 4 luglio. Italis Lng continua a funzionare, ma negli elaborati non è indicato fino a quando dovrebbe restare nel porto
Una nave scarica il Gpl nel rigassificatore sul porto di Piombino
Una nave scarica il Gpl nel rigassificatore sul porto di Piombino

PIOMBINO. Fino a 18 milioni di litri d’acqua marina prelevati e restituiti al mare ogni ora, un massimo di 75 metaniere all’anno, cinque miliardi di metri cubi di gas immessi nella rete nazionale e una nave lunga quasi 300 metri che può continuare a funzionare anche mentre il suo futuro deve ancora essere deciso. Sono i numeri contenuti nei documenti depositati da Snam Lng per avviare la Valutazione di impatto ambientale sulla permanenza del rigassificatore nel porto di Piombino oltre i tre anni inizialmente autorizzati.

Il procedimento è entrato nella fase pubblica e cittadini, associazioni ed enti hanno 30 giorni di tempo dalla pubblicazione dell’avviso per esaminare gli elaborati e presentare le proprie osservazioni al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.

Ma nel dossier, composto dallo Studio di impatto ambientale, dalla relazione di progetto, dalle planimetrie e dagli elaborati tecnici, manca una risposta alla domanda che a Piombino tutti si pongono: fino a quando dovrebbe restare la nave?

L’avviso e le relazioni principali spiegano nel dettaglio come funziona l’impianto, quali sono gli scarichi, le emissioni e gli effetti stimati sull’ambiente, ma non indicano un termine finale per la permanenza dell’Italis Lng nel porto.

L’istanza di Via presentata il 23 giugno

Nell’avviso pubblico Snam Lng dichiara di avere presentato il 23 giugno 2026 l’istanza per avviare la procedura di VIA statale sul progetto denominato “FSRU Piombino e collegamento alla Rete nazionale gasdotti”.

L’avviso è stato firmato digitalmente dal legale rappresentante della società, Elio Ruggeri, il 7 settembre, ed è stato successivamente aggiornato. Con la sua pubblicazione sul portale ministeriale è cominciato il periodo di consultazione previsto dalla legge.

Trattandosi di un progetto compreso tra quelli collegati al Piano nazionale integrato energia e clima, il termine per le osservazioni è di 30 giorni. Chiunque abbia interesse può inviare al Ministero nuovi elementi conoscitivi e valutativi, utilizzando l’applicativo online del portale delle valutazioni ambientali oppure la posta elettronica certificata.

La data esatta di scadenza dovrà essere calcolata sulla base del giorno nel quale l’avviso è stato pubblicato dal Ministero e non su quello in cui è stato firmato da Snam.

I tre anni sono scaduti il 4 luglio

I documenti consentono di fissare con precisione anche la data in cui si è concluso il periodo inizialmente autorizzato.

Il progetto fu approvato con l’ordinanza commissariale numero 140 del 25 ottobre 2022, che consentiva la permanenza dell’impianto a Piombino per tre anni a decorrere dalla sua entrata in esercizio. Il rigassificatore ha cominciato ufficialmente a funzionare il 4 luglio 2023 e l’autorizzazione triennale è quindi arrivata a scadenza il 4 luglio 2026.

La nave, però, non ha lasciato il porto e non ha interrotto l’attività.

A consentirle di continuare a funzionare è il decreto-legge numero 32 dell’11 marzo 2026, convertito nella legge numero 71 dell’8 maggio. La norma stabilisce che gli impianti di rigassificazione con autorizzazioni in scadenza entro il 31 dicembre 2026, per i quali sia stata presentata entro il 30 giugno una domanda di rinnovo, proroga o nuova autorizzazione, possano continuare a operare sulla base dei vecchi permessi fino alla conclusione del nuovo procedimento.

Snam aveva presentato la propria richiesta entro i termini. Così l’autorizzazione originaria, l’Autorizzazione integrata ambientale e gli altri atti di assenso restano efficaci durante tutto l’iter.

Nei documenti non è scritto fino a quando resterà

La società aveva spiegato nei mesi scorsi che la richiesta prevedeva una proroga minima di due anni e mezzo. Ma questa durata non compare nell’avviso pubblico, nella relazione di progetto o nello Studio di impatto ambientale depositati per la VIA.

Nei documenti si parla della «permanenza in esercizio» del rigassificatore, senza indicare una data finale. Non viene chiarito se la valutazione riguardi soltanto i due anni e mezzo annunciati da Snam, un periodo più lungo o una permanenza collegata al verificarsi di condizioni che non hanno ancora una scadenza certa.

È un’assenza tutt’altro che secondaria, perché la durata dell’attività determina anche il periodo nel quale continueranno a prodursi gli effetti ambientali analizzati nello studio: prelievi e scarichi d’acqua marina, emissioni, traffico delle metaniere, rumore e occupazione dello specchio acqueo.

La domanda centrale che dovrà accompagnare il procedimento è quindi semplice: per quanto tempo il Ministero sta valutando la permanenza del rigassificatore a Piombino?

Snam: «Nessuna modifica funzionale all’impianto»

Snam sostiene che il rigassificatore sia stato realizzato in conformità all’autorizzazione del 2022 e che non abbia subito modifiche funzionali o impiantistiche capaci di cambiare le condizioni di sicurezza e ambientali originariamente previste.

La VIA non riguarda dunque la costruzione di un impianto completamente nuovo, ma la prosecuzione dell’attività della struttura già realizzata, composta dalla nave Italis Lng, dagli impianti in banchina e dal collegamento con la rete nazionale.

Il terminale comprende le strutture di ormeggio, le manichette ad alta pressione per trasferire il gas, gli impianti elettrici e antincendio, il sistema di controllo e la condotta che parte dalla banchina e raggiunge il punto di immissione nella rete nazionale in località Vignarca.

Il metanodotto ha una lunghezza complessiva di circa 8,8 chilometri. Una parte è costituita da una condotta con diametro di 1.200 millimetri, mentre il tratto successivo è formato da una doppia tubazione con diametro di 650 millimetri.

Cinque miliardi di metri cubi di gas all’anno

La Italis Lng ha una capacità nominale di stoccaggio di circa 170mila metri cubi di gas naturale liquefatto e una portata massima di rigassificazione di circa 880mila metri cubi standard all’ora.

La capacità massima autorizzata del terminale è di cinque miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Il quadro operativo consente fino a 75 accosti annuali delle navi metaniere, con una frequenza indicativa non superiore a un arrivo ogni cinque-sette giorni. Le navi autorizzate ad affiancarsi alla Italis Lng possono avere una capacità massima di 181mila metri cubi di Gnl.

Nella banchina sono occupati circa 22mila metri quadrati, mentre la sola presenza del rigassificatore interessa approssimativamente 12.500 metri quadrati di specchio acqueo, ai quali deve essere aggiunto lo spazio necessario per le operazioni di affiancamento delle metaniere.

A bordo possono lavorare fino a 40 addetti, con un presidio garantito 24 ore su 24.

Fino a 18 milioni di litri d’acqua marina ogni ora

Il dato ambientale più impressionante riguarda l’acqua utilizzata per trasformare il gas naturale liquefatto, conservato a temperature estremamente basse, nuovamente in gas.

Alla massima capacità operativa il terminale può prelevare e scaricare in mare fino a 18mila metri cubi d’acqua ogni ora, pari a 18 milioni di litri. A questa quantità possono aggiungersi fino a 1.800 metri cubi all’ora per il raffreddamento. Sono inoltre previsti scarichi discontinui fino a 300 metri cubi all’ora per il controlavaggio dei filtri e fino a mille metri cubi all’ora durante i test di un altro sistema di bordo.

Le acque del processo di vaporizzazione e quelle di raffreddamento vengono restituite al mare dopo il controllo della temperatura e della concentrazione di cloro. Secondo la documentazione, il salto termico tra l’acqua prelevata e quella scaricata può arrivare a sette gradi.

L’ipoclorito e il controllo allo scarico

Per impedire la proliferazione di organismi marini all’interno dei circuiti viene utilizzato ipoclorito, con una concentrazione indicata fino a 0,2 milligrammi per litro.

Snam precisa che il quantitativo di cloro libero residuo viene misurato continuamente allo scarico e che la conformità al limite autorizzato è verificata attraverso la media oraria dei dati ritenuti validi e rappresentativi.

Lo Studio di impatto ambientale valuta come basso l’effetto degli scarichi sulla vegetazione e sulla fauna marina. Ma questa è la conclusione contenuta nella documentazione predisposta per il proponente: sarà la commissione ministeriale a doverne verificare la fondatezza, anche sulla base delle osservazioni che saranno presentate durante la consultazione pubblica.

La schiuma davanti alla nave

La relazione affronta anche la formazione di schiuma nello specchio acqueo compreso tra la prua della Italis Lng e la banchina Est.

Secondo Snam, il fenomeno sarebbe provocato dal movimento meccanico dell’acqua scaricata, che favorisce il rimescolamento e l’intrappolamento dell’aria. La società afferma quindi che la schiuma non sarebbe riconducibile a contaminazioni chimiche o industriali.

Per contenerla sono state collocate panne galleggianti ed è stato installato un impianto antischiuma che utilizza quattro ugelli per spruzzare acqua marina in pressione sulla superficie, rompendo le bolle e accelerandone la dispersione.

Il sistema è alimentato da un generatore collocato in banchina e viene attivato in presenza di schiuma. La documentazione riferisce inoltre che, dopo le valutazioni tecniche di Ispra, il gestore ha completato l’installazione di una seconda linea di panne.

Le modifiche introdotte dal 2023

Snam afferma che l’assetto del terminale non è stato modificato in modo tale da aggravare i rischi. La documentazione elenca però una serie di aggiornamenti realizzati durante i primi tre anni di attività.

La capacità massima delle metaniere ammesse allo scarico è stata portata a 181mila metri cubi, rispetto all’intervallo iniziale compreso tra 170mila e 175mila. Secondo Snam, la modifica non ha aumentato il volume complessivo autorizzato per le operazioni annuali.

La pressione massima operativa è stata inoltre innalzata da 75 a 75,5 bar. La società dichiara che l’aumento ha prodotto una variazione di circa un metro delle aree di danno associate agli scenari incidentali, giudicata «del tutto ininfluente».

Sono state modificate anche alcune logiche di chiusura delle valvole di sicurezza, aggiornato il sistema di controllo della banchina e riviste le condizioni operative dei vaporizzatori quando la temperatura dell’acqua marina scende sotto i 14 gradi.

Sui camini dei motori sono stati infine installati catalizzatori a base di platino per ridurre le emissioni di monossido di carbonio e formaldeide.

L’impianto per correggere la qualità del gas

Il progetto comprende anche l’impianto per la correzione dell’Indice di Wobbe, il parametro che misura l’intercambiabilità e le caratteristiche di combustione del gas.

L’impianto, previsto in località Vignarca, dovrà intervenire quando il Gnl ricevuto presenta caratteristiche non compatibili con i limiti della rete nazionale. La correzione avverrà attraverso l’aggiunta di azoto.

Il progetto prevede un sistema di stoccaggio formato da nove-dodici serbatoi criogenici, ciascuno con una capacità media di circa 50mila litri, insieme agli impianti di pompaggio e vaporizzazione dell’azoto. Le tavole allegate mostrano anche il progetto di mascheramento dell’area mediante alberature e vegetazione lungo il perimetro.

I motori e le emissioni in atmosfera

La nave produce a bordo l’energia elettrica necessaria a far funzionare gli impianti di rigassificazione, le pompe, i compressori e i sistemi di controllo.

Alla massima capacità produttiva il consumo annuale previsto è di 106.784 megawattora. La produzione elettrica per l’autoconsumo può arrivare a circa 20,2 megawatt.

La dotazione comprende tre motori principali da circa 11,7 megawatt elettrici, un motore da 5,85 megawatt e un generatore diesel d’emergenza da 850 kilowatt. Durante il funzionamento normale sono necessari due motori.

Le emissioni in atmosfera derivano dai generatori della nave, dalle metaniere, dai rimorchiatori e dalle fasi di emergenza o manutenzione.

Secondo le simulazioni presentate da Snam, le ricadute degli inquinanti sarebbero contenute entro i limiti e l’impatto complessivo sulla qualità dell’aria sarebbe basso. La società sostiene inoltre che l’installazione dei catalizzatori abbia migliorato le prestazioni ambientali rispetto alla configurazione iniziale.

Rumore, salute e vicinanza alla città

Per il rumore, lo studio considera alcuni ricettori posti a una distanza minima dichiarata di circa 1,5 chilometri dal terminale. I monitoraggi successivi all’entrata in esercizio, secondo Snam, non avrebbero rilevato criticità né alterazioni significative del clima acustico.

La società classifica quindi come basso l’impatto acustico e come trascurabile quello delle vibrazioni.

La documentazione contiene anche analisi sul rumore sottomarino prodotto dall’arrivo delle metaniere, dai rimorchiatori, dalle manovre di accostamento e dalle operazioni di trasferimento del gas.

Tra gli elaborati depositati compare una specifica Valutazione di impatto sanitario, che dovrà essere esaminata insieme allo Studio di impatto ambientale.

Il Padule a 330 metri dal metanodotto

Il procedimento comprende anche la Valutazione d’incidenza sui siti della Rete Natura 2000 potenzialmente interessati.

Il Padule Orti-Bottagone si trova, nel punto più vicino, a circa 330 metri dal metanodotto, a 670 metri dall’impianto di Vignarca e a circa 3,8 chilometri dalla nave.

Il sito del promontorio di Piombino e Monte Massoncello dista circa 4,2 chilometri dall’area portuale, mentre la zona marina istituita per la tutela del tursiope si trova a circa 10 chilometri dal terminale.

Sono considerati anche il Santuario dei mammiferi marini, l’area protetta della Sterpaia e la zona Ramsar del Padule Orti-Bottagone e Torre del Sale.

Per Snam gli impatti sono bassi o trascurabili

Nella sintesi finale dello studio, Snam classifica gran parte degli effetti ambientali prodotti dal terminale come bassi o trascurabili.

L’impatto sulla qualità dell’aria viene definito basso, quello acustico basso, gli effetti sul clima trascurabili e quelli paesaggistici bassi. Anche le conseguenze degli scarichi sulla vegetazione e sulla fauna marina vengono considerate di bassa significatività.

Sono però le conclusioni contenute nello studio presentato dalla società che chiede l’autorizzazione. Non costituiscono ancora il giudizio della commissione Via, che dovrà valutare la documentazione, chiedere eventuali integrazioni e considerare le osservazioni del pubblico e degli enti coinvolti.

L’errore di dieci metri nei documenti

Tra le migliaia di pagine del dossier emerge anche un’incongruenza.

Nell’avviso pubblico e in alcuni passaggi delle relazioni la Italis Lng viene indicata come lunga 282,50 metri. Nella tabella contenente le caratteristiche tecniche e in altre parti degli stessi documenti la lunghezza riportata è invece di 292,50 metri.

Quest’ultimo dato è coerente con le caratteristiche conosciute della nave. Nell’avviso pubblico e nei punti in cui compare la misura inferiore sembra quindi esserci un errore materiale di dieci metri.

Un’imprecisione che non cambia il procedimento, ma che appare singolare in una documentazione tecnica predisposta per valutare la permanenza di un impianto di queste dimensioni.

La nave resta mentre il Ministero valuta

La Via comincia dunque quando il periodo triennale autorizzato nel 2022 è già terminato. La nave, nel frattempo, rimane ormeggiata e continua a funzionare grazie alla proroga automatica stabilita dalla legge.

Il Ministero dovrà valutare gli effetti ambientali della prosecuzione dell’attività, ma dai documenti principali non emerge per quanto tempo questa prosecuzione venga richiesta.

È il punto politico e amministrativo più delicato dell’intera procedura: una collocazione nata come temporanea viene sottoposta soltanto adesso a una VIA ordinaria sulla sua permanenza, mentre l’impianto continua a operare e la data entro la quale dovrebbe lasciare Piombino non è scritta nei documenti messi a disposizione del pubblico.

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